Il Sole 24 Ore-Eonomia e Imprese, 19 luglio 2006. Odontotecnici fuori mercato (1). Studiare da odontotecnico, anni fa, era uno sbocco sicuro. le scuole hanno sfornato molti operatori, ma oggi gli istituti professionali hanno sempre meno iscritti. Negli elenchi del ministero della Salute ci sono 2.353 laboratori al Nord-Ovest, 1.713 in Piemonte, 613 in Liguria e 27 in Valle d’Aosta. A livello nazionale sono 10 – 12 mila stimati in calo del 25% a partire dal 2000. La realtà è che il mercato è saturo: l’odontotecnico, che costruisce la protesi dentaria che il dentista inserisce la paziente, con una forte artigianalità, ma anche alle prese con una continua evoluzione tecnologica, deve fare i conti con la crisi dei consuntimi degli ultimi anni. "La crisi della poltrona che ha investito gli odontoiatri da 5-6 anni – evidenzia Davide Padroni dello Sno (Sindacato nazionale odontotecnici) della CNA Piemonte – si riflette su di noi". Nel Nord-Ovest non sono pochi i laboratori che hanno chiuso e molti sono quelli che fanno fatica a restare aperti. "La nostra categoria rimasta fuori dai nuovi albi per le professioni sanitarie previsti, ad esempio per gli igienisti dentali. Dalla legge approvata a febbraio- dice Davide Danese, presidente dell’Antlo Liguria, l’Associazione nazionale titolare di laboratorio odontotecnico- è regolata da un regio decreto del 1928. Oggi all’odontotecnico, in molti casi un "lavoratore autonomo alle dipendenze di un solo dentista", è vietato avere contatti con l’utente. Una proibizione che voleva evitare abusivismi ma che finisce solo per penalizzarci". Inoltre, i laboratori devono investire per le attrezzature e i costi e gli adempimenti crescono. "In Liguria negli ultimi anni – illustra Danese - molti hanno chiuso: un calo di oltre il 25%". La categoria paga la forte frammentazione: "La media –spiega Padroni –è di meno di due addetti per laboratorio e poi ci sono troppi odontotecnici rispetto ai dentisti". Gli odontotecnici chiedono il riconoscimento di un nuovo profilo, più autonomia professionale, una laurea breve. "In Liguria ad esempio- sottolinea Danese- non siamo chiamati come periti dal tribunale nel contenzioso sulle protesi". "Le assicurazioni private- dice Marco Francisco, presidente Fenaodi-Confartigianato Piemonte – potrebbero movimentare il mercato, che negli ultimi 4-5 anni è diminuito del 30%". "In Piemonte – fa notare Padroni- abbiamo con le Asl una delle migliori convenzioni, ma le ore di odontoiatria pubblica restano poche e si lavora per lo più per gli studi privati". "In Valle d’Aosta, negli ultimi anni – dice Sandro Troppa, presidente dell’Antlo regionale- il mercato ha subito una leggera flessione, ma non si parla ancora di una vera e propria crisi del settore. I rapporti con i clinici sono gesti in autonomia". Emerge però, qualche criticità: "A fare il prezzo è il medico e sui 2-3 mila euro pagati dal cliente per una protesi completa ne vanno al laboratorio 500-700". Ma il nodo è lo status. Oggi l’odontotecnico è inquadrato nell’artigianato. "Però- mette in evidenza Francisco – siamo tenuti all’ aggiornamento continuo come gli operatori sanitari, ma a nostre spese: per questo il sindacato organizza corsi che calmierano i costi".
Il Sole 24 Ore-Economia e Imprese, 19 luglio 2006. Il problema delle forniture insidiate da Est Europa e Asia (2). Il pericolo della contraffazione cinese si estende. Non solo farmaci fabbricati illegalmente, ma anche sempre più protesi e dentiere. Il mercato parallelo di manufatti e dei materiali che giungono dalla Cina comincia a creare problemi agli odontotecnici di casa nostra. Come pure il "turismo" odontoiatrico che porta gli italiani a sottoporsi a cure per i denti in Francia o nei Paesi dell’Est europeo. "Si sente molto la concorrenza straniera – evidenziano allo Sno-CNA del Piemonte – che si innesta su una crisi strutturale del mercato: sono in aumento i manufatti oltre che da Cina anche da Far Est e da Est Europeo, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia". "Il nuovo profilo professionale – dicono alla Fenaodi-Confartigianato piemontese - dovrebbe elevare il titolo di studio, misura che proteggerebbe dall’invasione che ci sarà di concorrenti stranieri meno qualificato, che si immetteranno con prezzi bassissimi". Oggi il corso di studi per odontotecnici è formato da tre anni più due. Al termine dei tre anni c’è un esame per ottenere un diploma di Operatore meccanico odontotecnico, valido per lavorare solo come dipendente. Per esercitare la professione autonoma o per accedere a qualsiasi corso di laurea devono essere frequentati altri due anni e occorre superare un esame per l’abilitazione. La categoria avverte, però, il bisogno di una laurea triennale per l’abilitazione. "In Valle d’Aosta – dicono all’Antlo regionale (19 iscritti e un numero di laboratori stabile) - esiste una sorta di "deontologia", che ha consentito di superare la concorrenza interna e tutt’ora non si è ancora risentito di laboratori situati oltre confine, benché il problema esista e sia ben monitorato". Per l’Antlo ligure anche il problema della concorrenza sleale va ricondotto al riconoscimento del profilo, arenatosi dal 2000. "Non abbiamo nemmeno una fatturazione separata da quella del dentista – fanno notare dal sindacato – e non possiamo veder il cliente. Che tipo di controllo si può operare in queste condizioni e come ci si può difendere?".
Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2006. Cambiali e fideiussioni spiegate in otto lingue. Che cos’è una cambiale? E la legge 626? Che cosa significa fideiussione e quando serve lo scontrino fiscale. Tutto rigorosamente illustrato in otto lingue: italiano, naturalmente, poi inglese, francese, spagnolo, arabo, rumeno, albanese e cinese. Punta a diventare qualcosa di più di un semplice vocabolario multilingue "Le parole dell’impresa". La raccolta di 212 definizioni pensata dalla Camera di commercio di Torino e realizzata dalla CNA torinese per i cittadini stranieri interessati ad avviare un’attività imprenditoriale in Italia. In distribuzione da qualche giorno, il dizionario è giunto alla seconda edizione; la prima pubblicata nel 2003, aveva registrato un successo superiore alle aspettative con 5 mila copie esaurite in pochi giorni. Le parole sono suddivise in otto diverse categorie (l’impresa in generale, leggi e regolamenti, gli istituti, gli albi, il sistema fiscale, il diritto del lavoro, la normativa ambientale e di sicurezza, la gestione economica e finanziaria). "Oltre a favorire la comprensione della burocrazia italiana, il glossario può agevolare anche la comunicazione tra imprenditori italiani e addetti che non parlano la nostra lingua" fa notare Federico Casetta, Presidente di CNA Torino associazione che oggi conta 450 imprese con titolare extracomunitario su 13.500 iscritti. Il fenomeno, infatti, è in continua crescita: "Nel primo trimestre – ricorda il presidente della Cdc torinese, Alessandro Barberis – sul nostro territorio si contavano oltre 16 mila imprenditori non comunitari, un valore doppio se confrontato con il 2000, con un incremento del 18,8% rispetto al 2004. E’ un segnale importante di integrazione, che può anche diventare motore di sviluppo, a patto che i neo imprenditori trovino gli strumenti di cui hanno bisogno". Per avere una copia del volume occorre rivolgersi alla Camera di commercio di Torino (urp@to.camcom.it) o alla CNA (msica@cna-to.it).
Il Sole 24 Ore – Nord Ovest, 22 marzo 2006. Stranieri, voglia d’impresa. Kebab e pizza: a Torino il prodotto nazionale per eccellenza è sempre più preparato e venduto da mani non italiane, specialmente marocchine, offerto insieme a una delle specialità dei Paesi arabi maggiormente diffuse. "E’ una tendenza che si sta imponendo". Dice Natalia Zinenkova, russa e responsabile del progetto Dedalo della Cna torinese, con sportelli in tutta la città, per favorire l’imprenditoria straniera. Le comunità straniere più presenti e più dinamiche- marocchini, rumeni, albanesi e cinesi- stanno diversificando la loro voglia d’impresa rispetto a settori che li hanno visti fino ad oggi protagonisti, con una grande attenzione alle aree di maggiore business. I rumeni, per esempio (da soli 1.200 imprese a Torino) stanno allargando come spiega Aurelia Mirita, presidente dell’associazione "Fratia", i loro interessi anche alle officine meccaniche, alle riparazioni elettriche, ma anche all’abbigliamento, api prodotti tipici, con l’emergere di attività guidate da donne. "Cominciamo anche a esserci - rileva - molte coppie miste, che aprono negozi e bar". Gli stessi cinesi, dopo la prima stagione dei ristoranti e quella del settore tessile - abbigliamento, stanno tornando all’alimentare, come dimostrano i molti minimarket aperti nell’area del mercato di Porta Palazzo, spiegano Luigi Brunatti, responsabile area Business della filiale di zona del San Paolo-Imi, e Xuechen Sun, gestore Family dell’Istituto, non a caso cinese. E’ la dinamicità il tratto caratteristico della comunità imprenditoriale ex tra Ue in tutto il Piemonte, come e soprattutto, nel capoluogo regionale. Le aree di zona sono l’artigianato con incrementi nelle iscrizioni agli albi, sottolinea Paolo Alberti, segretario della Cna torinese, dal 30-35% grazie agli stranieri) e il commercio con piccole, anzi, micro-imprese. Un sistema fortemente parcellizzato e, quindi, anche debole. E che lascia anche intravedere, secondo Franco Roberti, responsabile dell’Ufficio torinese del progetto Azimut della Confartigianato per l’impresa extracomunitaria, l’esistenza di un sistema che favorisce le microditte edili per avere più mano libera. La mortalità aziendale è, non a caso, notevole. In tanti settori. Lo sottolinea con preoccupazione Hamed Zineddine, responsabile del Raggruppamento immigrati marocchini a Torino e in Piemonte: "In dieci anni l’80% delle nostre imprese è fallito perché non sufficientemente aiutate a diventare grandi, con forti limiti ai finanziamenti. Sono ancora pochi gli sportelli di sostegno all’imprenditoria, anche se quelli che ci sono, sono tutti utili. Inoltre, non siamo rappresentati come gruppi d’imprenditori stranieri nelle associazioni di categoria. Cosa che chiediamo con forza". Ottimistico, invece, il giudizio di Brunatti dall’alto della sua esperienza: più del 50% delle imprese che fanno riferimento alla sua filiale Sanpaolo sono extracomunitarie: "Col nostro Multiethnic abbiamo concesso credito a imprese e a privati per circa 4,2 milioni. Le aziende sono sostanzialmente solventi". La carica dell’imprenditoria extracomunitaria ha, per ora, un corrispettivo minimo nel mondo delle professioni, con lauree prevalentemente acquisite in Italia e non all’estero: una ventina i dottori commercialisti iscritti all’Ordine di Torino, Ivrea Pinerolo e tra gli avvocati torinesi non c’è alcuno che sia entrato nella categoria con titolo del Paese di origine o col percorso da avvocato "integrato". Tra i farmacisti torinesi ci sono moldavi, marocchini, iraniani, cittadini della costa d’Avorio, ma tutti laureati in Italia. Spazio aperto, invece, per professione come quella dell’infermiere professionale: peruviani e rumeni hanno fatto la parte più grossa, tutti con titoli acquisiti dall’estero e riconosciuti in Italia. In tutto il Piemonte e in Valle d’Aosta, come dimostrano i dati dell’Unioncamere (si vedano le tabelle sopra), è la comunità marocchina a dominare in assoluto in quanto numero d’imprese, seguita a ruota da Romania con l’emergere della Cina. Il fenomeno della presenza extra Ue si è sviluppato sul finire degli anni 80. La presidente dei rumeni, Mirita, ricorda che nell’87 a Torino "c’erano tre emigranti rumeni. La gente viene qui - spiega perché ha sentito che si lavora. Il boom è stato nel 2002". Che il Piemonte sia un buon approdo per i rimeni lo conferma Gabriel Miron, vicepresidente dell’associazione Fratia. Da solo gestisce il primo negozio a Torino di prodotti alimentari tradizionali, importandoli direttamente dal Paese d’origine. È soddisfatto anche Joan Zbercia, da soli quattro anni a Torino ma ormai con una buona esperienza in lavori stradali e costruzioni edili: "Ho basato la mia attività sull’onestà e sulla serietà. E cosi facendo il lavoro si trova". Anche la valle d’Aosta non fa differenza: "La presenza extracomunitaria - dice il segretario Cna, Roberto Biazzetti - sta aumentando notevolmente, e in particolare nel settore edile. Molti operano come "losisti" (posatori di lose sui tetti) e nelle lavorazioni più faticose che gli italiani tendono ormai a trascurare. Il 40% delle imprese del settore costruzioni è extra Ue, un dato superiore a quello nazionale".
Il Sole 24 Ore - Nord Ovest, 22 febbraio 2006. Torino investe nel design l’esperienza a cinque cerchi. Mentre si entra nella fase finale dei XX Giochi invernali, l’attenzione si sposta sui progetti futuri per capire come Torino raccoglierà l’eredità olimpica. Tra le molte iniziative spicca l’appuntamento che porterà il capoluogo e l’intero Piemonte sotto i riflettori internazionali: Torino World Design Capital. La nomina assegnata dall’Icsid (international council of Societies of industrial design) nel settembre 2005 a Copenhagen comporterà una fitta sequenza di eventi che si concluderanno con il XXIII Congresso mondiale di Architettura nel 2008. come per Barcellona che proprio dopo le Olimpiadi ospitò la convention planetaria degli architetti -, anche Torino non si lascia sfuggire l’occasione di mostrare agli operatori del settore di tutto il mondo i lavori di riconversione e design industriale realizzati in questi anni. "La scelta di Torino avviene in un contesto di iniziative e investimenti promosse negli ultimi anni - sostiene Paolo Verri, direttore di Torino Internazionale -. All’estero Torino è apprezzata per le iniziative e le risorse attratte. Gli investimenti degli ultimi anni, compresi quelli olimpici, ammontano a 7.500 milioni. La città è il più grande cantiere urbano europeo e Venaria il più grande cantiere culturale, con 400 milioni di investimenti di cui 200 sul cantiere e altrettanti sulle opere connesse". Durante l’anno del design- tiene precisare il sindaco Sergio Chiamparino- gli eventi e le manifestazioni daranno una spinta fondamentale allo sviluppo economico del nostro territorio e incrementeranno il valore delle risorse aziendali e territoriali che sono state accumulate per l’evento olimpico". Torino avrà anche un compito di guida sul design. Come prima capitale. Infatti, dovrà mettere a punto un regolamento che verrà utilizzato per le future nomination. A cosa deve servire una capitale del design? L’intento di Peter Zec, presidente dell’Icsid, è quello di ricreare per il design una passione per le Olimpiadi hanno fatto per lo sport. E Torino ha convinto per le eccellenze che in questi anni hanno caratterizzato il territorio. "Una nuova occasione per mettere Torino sulla mappa nazionale e internazionale del design - commenta l’industriale Pininfarina -, ma soprattutto un’opportunità per tutto il made in Italy" di mostrarsi con i suoi prodotti e la sua creatività alla stampa internazionale e agli operatori del settore". "Oggi sono tutti motivati dalle Olimpiadi - interviene Luisa Bocchietto, presidente dell’Adi Piemonte e Valle d’Aosta, l’associazione che rappresenta i designer - quello che è importante e che il design non si limiti a far emergere le componenti che conosciamo, ma quelle meno note, comunque di alta qualità". Oltre al know-how storico nel settore automotive (Fiat, Pininfarina, Bertone, Italdesign) - vocazione principe del territorio piemontese - il design ha trovato spazio nei settori delle rubinetterie (Fantini), delle maniglie (Olivari), del tessile (Agnona gruppo Zegna, Loro Piana Cerreti), delle attrezzature per il tempo libero (Ferrino, Basic Net) casalinghi (Alessi), complemento d’arredo (Serralunga), imbarcazioni (Azimut Yatch), penne (Aurora), laminati (Abet). E per il design c’è ancora spazio di crescita in Piemonte. Alcuni settori- come l’artigianato si stanno avvicinando ora. La Cna (Confederazione nazionale dell’ artigianato) regionale sta stringendo in questi giorni accordi con l’Adi per sviluppare il design nei settore dell’arte orafa e del food, con l’intento di far dialogare di più le aziende con i designer. Per la fine del 2008 è prevista la nascita di un design center in cui convergeranno i quattro corsi di Industrial design del Politecnico di Torino con circa mille studenti, la mostra Piemonte Torino Design che raccoglie le eccellenze del design subalpino (oggi alla sala Bolaffi e destinata a divenire collezione permanente) e gli incubatori d’impresa su design ed ecodesign. "Un’opportunità per le imprese - spiega Claudio Germak, ordinario di disegno industriale del Politecnico di Torino - potranno raccontare sui risultati della ricerca scientifica e trasformarli in prodotti commerciabili, fonte di reddito per le imprese nascenti". I soggetti interessanti al Design Center - Istituzioni (Regione, Provincia e Comune di Torino, Camera di Commercio) e Adi - hanno già un accordo, ora resta da stabilire la sede. |