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Anno 2006 - La Repubblica
 

La Repubblica, 21 dicembre 2006. (Pedaggi sui valichi alpini) "Un’ipotesi che ci spaventa tantissimo". Un aumento fino al 25% in più sui pedaggi dei valichi alpini. È la stangata in arrivo per camion e tir dopo che l’applicazione della direttiva "eurovignette" basata sul principio di chi "inquina paga", è stata anticipata di due anni, rispetto ai tempi previsti dell’Ue, dal governo italiano nell’ultima manovra finanziaria. La normativa che va anche a uniformare i sistemi di pagamento (il telepass funzionerà in tutta Europa), apre le porte rincari progressivi dei caselli transfrontalieri, per favorire il traffico merci su rotaia e mettere sul conto degli autotrasportatori il costo dell’impatto ambientale del loro passaggio. "Si tratta di un ‘ipotesi - dice Franco Palese segretario regionale Fita-CNA - che ci spaventa moltissimo perché va a colpire un comparto già alle corde. Come primo effetto di questa ennesima gabella, assisteremo in breve tempo al fallimento delle piccole imprese, scivolate in profonda crisi per il continuo lievitare di spese di gestione oggi diventate davvero insostenibili". Le associazioni degli autotrasportatori piemontesi levano gli scudi contro lo spettro delle super tariffe dei valichi, ricordando che la crescita dei pedaggi corre già al ritmo del 9% all’anno". "Non escludiamo forme di protesta anche vigorose – sostiene Enzo Pompilio, segretario provinciale del Fai Torino- Per il momento attendiamo di confrontarci attorno con le istituzioni, ma quel che ci sbalordisce di più è l’atteggiamento della politica. Attraversare le Alpi, ogni anno, costa alla nostra economia 16 miliardi l’anno. Un salasso che si ripercuote sulla competitività di tutto il sistema delle imprese, specialmente per quelle piemontesi. Da quando è stato aperto il San Bernardo, le tariffe sono balzate del 40%. Su questa strada o chiudiamo bottega o scarichiamo i conti i conti sul cliente che poi peseranno nelle tasche del consumatore". E poi aggiunge: "Il tutto mentre i servizi delle infrastrutture non vengono migliorati. Anzi succede spesso che per piccoli intoppi, come la differenza di pressione atmosferica al varco di un tunnel, gli autotrasportatori rimangono con le braccia incrociate per oltre 10 ore.

La Repubblica, 4 dicembre 2006. CNA Torino rinnova la sede provinciale. Dalla metà di dicembre è operativa la nuova prestigiosa Sede provinciale della CNA Torino, in via Francesco Millio 26, in Borgo San Paolo. Il trasferimento del Palazzo uffici di via Avellino 6, sempre a Torino, dove la CNA era presente dal 1982 era attualmente in corso e procede per step per non penalizzare l’operativa dei servizi erogati alle imprese. I lavori di ristrutturazione, iniziati nel dicembre del 2005, sono stati effettuati dall’Associazione temporanea di scopo costituita dai consorzi Cardea e Ctp entrambi aderenti alla CNA, il nuovo edificio, nato dal recupero di un preesistente fabbricato industriale, si affaccia sulle Vie Millio, Spalato e Francesco Dall’Ongaro e occupa circa la metà del relativo isolato. Accanto alla sede provinciale della CNA, con ingresso in via Millio 26, l’edificio accoglie al piano terra la sede torinese della Cogart CNA Piemonte (ingresso da via Spalato 60/d); l’Unipol-CNA Assicurazioni Srl (via Spalato 62/a) e il Patronato Epasa (via Dall’Ongaro 6/e). il progetto di recupero e la nuova destinazione dell’edificio sono stati predisposti dall’architetto Alessandro Amirante. Tale progetto pur conservando le principali caratteristiche planovolumetriche dell’edificio originario, lo ha completamente riorganizzato dal punto di vista funzionale e ne ha completamente rivisitato le facciate. I numeri di telefono della nuova sede coincideranno solo in parte a quelli abituali, per cui è opportuno fare riferimento al numero verde della CNA (chiamata gratuita), 800.81.20.40, e al centralino, 011.46.17.666, che sono rimasti immutati, che sono rimasti. L’inaugurazione ufficiale della nuova sede è prevista per la fine di gennaio 2007, quando l’operatività del nuovo Palazzo uffici sarà a regime.

La Repubblica, 30 novembre 2006. Il make up che verrà. Su iniziativa dell’Unione CNA Sanità e Benessere la Società Mutua Parrucchieri di Torino e il Gruppo Kemon, lunedì 4 dicembre a Torino, all’Hotel Royal, in corso Regina Margherita 249, dalle ore 10 alle 13 circa, si terrà l’evento "costruttori d’immagine: mega trend. Primavera Estate 2007 Hair Style e Make –up". Info: 011 46. 17. 647.

La Repubblica, 30 novembre 2006. Mercato asiatico. Il made in Italy delle Pmi piemontesi di fronte alla sfida cinese. Nuovi approcci e nuovi strumenti organizzativi e finanziari per operare in questo grande mercato", è il titolo de convegno organizzato da CNA per martedì 5 dicembre, ore 17-20, all’Hotel Royal in corso Regina Margherita 249, a Torino.

La Repubblica, 27 novembre 2006. Oggi niente revisioni alla Motorizzazione. Stop alla revisione delle auto. Per il blocco delle Motorizzazione un fermo deciso dai titolari dei centri privati che collaudano le vetture. Meccanici che oggi incroceranno le braccia, manifestando davanti ai cancelli di via Bertani 41, per chiedere un aumento della tariffa, ferma orami dal 1999. "per revisionare l’auto - spiegano i responsabili di Confartigianato, CNA e Casartigiani - si spendono 45,85 euro, ma la quota destinata allo Stato negli anni è salita fino a raggiungere il 36,22 per cento. Se non ci sarà un adeguamento non saremo più in grado di garantire il servizio". I titolari dei centri , più di duemila in Piemonte e mille solo in provincia di Torino, oggi si ritroveranno davanti ai cancelli della Motorizzazione a partire dalla 7.30, paralizzando di fatto l’attività. Una delegazione degli artigiani sarà ricevuto anche dal direttore degli uffici di Torino, Roberto Battistoni. "In base a quello che ci diranno - spiega Caro Napoli di Confartigianato - decideremo se sospendere la protesta o bloccare anche le altre Motorizzazioni del Piemonte. In ballo c’è anche la sospensione ad oltranza delle revisioni Siamo stanchi di sentire solo parole, non seguite dai fatti".

La Repubblica, 25 novembre 2006. "Tav e strade, Torino deve accelerare". Non di solo Tav si riempie il "cahier de dolèances" delle grandi opere torinesi. Si, certo l’alta velocità è al primo posto, ma degli interventi che si sono succeduti alla tavola rotonda "infrastrutture ferroviarie e stradali" organizza all’Environment park del gruppo provinciale dell’Ulivo la lista di attesa si arricchisce di molte opere. Per esempio Claudia Porchietto, presidente dell’Api di Torino ha sottolineato come strade e ferrovie. Siano carenti in molte zone delle provincia, dal Canavese alle valli di Lanzo, aprendo alla partecipazione degli imprenditori a project financing che aiutino a crescere le infrastrutture e invitando gli enti pubblici "ad avere coraggio nel fare lobby per il territorio". Per esempio, Paolo Balestreri, responsabile dei trasporti per Confindustria Piemonte, ha sottolineato come lo stesso aeroporto di Caselle, pur potenziato per le Olimpiadi, rappresenti una nota dolente, soprattutto nel settore del trasporto merci: "La quota si sta riducendo anno dopo anno e per invertire la rotta occorre offrire nuovi servizi". Costantino Spataro, segretario provinciale Cna-Fita, invece, ha presentato i costi di queste carenze per le imprese di trasporto piemontesi: la velocità commerciale delle 6500 aziende locali (ventimila gli addetti) è inferiore del 10 per cento rispetto ai concorrenti stranieri. Tutta colpa di infrastrutture sature come la tangenziale di Torino, incompiute come le Asti-Cuneo (11chilometri realizzati su 90), inefficienti come la Torino Milano ("Un cantiere per un buon tratto, e un pezzo per il quale non esiste ancora neanche il progetto" ha sottolineato l’assessore regionale Daniele Borioli). "Noi non siamo contro le ferrovie: un sistema misto di trasporto gomma ferro può rappresentare un’opportunità se ci permette di velocizzare il servizio. Però chiediamo sicurezza su una struttura come l’interporto di Orbassano: sarebbe difficile spiegare a quanti hanno scelto Sito per le loro imprese perché il pubblico poi lo abbandona, nonostante un investimento di 2000 miliardi di vecchie lire", ha detto Spataro. Mercedes Bresso, presidente della Regione, ha voluto fare chiarezza:"Orbassano è uno dei tre poli del progetto sulla logistica che abbiamo messo a punto: e andremo avanti per questa strada. Trenitalia considera Orbassano superato? Ci sono altre società che assicurano i trasporti su ferrovia". Sergio Chiamparino, sindaco di Torino si dice d’accordo sul valorizzare Orbassano chiede però che si esca dall’equivoco: "Si chiarisca una volta per tutte che non è una struttura a vocazione immobiliare, ma un centro logistico". A volte non è neanche un problema di finanziamenti. Dipende solo dalla burocrazia. Lo ha raccontato Antonio Saitta, presidente della Provincia:"Da sette mesi aspettiamo una firma del ministro delle Infrastrutture per cominciare la quarta corsia della Tangenziale: non servono i soldi, sono garantiti grazie ai pedaggi per cominciare la quarta corsia della Tangenziale: non servono i soldi, sono garantiti grazie ai pedaggi. Ma senza il nulla osta di Di Pietro tutto resta bloccato: ora però siamo pronti a forzare la mano la mano nel nome della sicurezza perché questi ritardi finiscono per rendere solo più pericolosa la Tangenziale". Mario Virano, commissario straordinario per l’alta velocità ha esordito con una battuta: "Ieri in Valsusa mi sono trovato così bene che alla fine non mi volevano più andar via", riferendosi al cancello incatenato dai "No Tav". Poi si è ispirato al simbolo della manifestazione (una spalletta con la sigla Pimby, "Please in my backyard"-"Si nel mio giardino") per spiegare che alla gente bisogna offrire un sogno perché non sia colto dalla sindrome Pimby:"Le opere intese come manufatti sono un errore. Bisogna rilanciare la qualità del progetto, spiegare che non ci interessa costruire opere che siano fognature del traffico, in cui passare nel minor tempo possibile, senza preoccuparsi del paesaggio, della ricucitura delle ferite che l’infrastruttura comporta. Dobbiamo saper creare lo stesso clima che ho avvertito nelle prime due settimane di apertura del metro: non sono mai riuscito ad avvicinarmi vicino a casa mia perché c’è sempre una fila di gente in coda per andare a vedere un sogno che si realizzava". Bresso si è detta d’accordo, ha insistito sulle necessità di continuare nel dialogo, a una condizione però: "Che non si troni indietro si scelte già fatte".

La Repubblica, 14 novembre 2006. Artigiani in piazza, nel cassonetto martello e calibri. Nel giorno in cui gli artigiani consegnano i loro attrezzi del mestiere al Prefetto come segno di protesta per una Finanziaria che li strangola, l’Api annuncia una pioggia di ricorsi contro i rincari con il passaggio del calcolo da tassa a tariffa. I leader delle tre associazioni di categoria, CNA, Confartigianato e CasArtigiani si sono presentati ieri mattina di fronte alla prefettura ed hanno buttato in un cassonetto gli strumenti di lavoro, dal computer portatile al calibro, dal bigodo alla sega, dalle lime ai martelli. Un modo per no ad una manovra che penalizza gli autonomi e le 134 mila imprese artigiane del Piemonte che garantiscono il 12 per cento del Pil. "Le uniche che danno lavoro - sostiene Mario Giuliano, numero uno di Confartigianato - mentre questa finanziaria le punisce". E Sebastiano Consentino, presidente di CNA, sigla che ha organizzato una manifestazione a Milano per sabato 25 novembre, aggiunge: "Non è una questione corporativa, le imprese sono disponibili a fare la loro parte, ma ci aspettavamo una manovra con un impianto diverso, concertato". L’Api, invece, attacca sul fronte dei rifiuti con il passaggio da tassa a tariffa c’è un aumento che va dal 30 al 400 per cento delle spese per smaltimento rifiuti. "Si tratta di un problema che riguarda l’80 per cento delle amministrazioni della provincia di Torino - dice la presidente Claudua Porchietto - molte aziende che fino a due anni fa pagavano qualche migliaio di euro si trovano bollette intorno ai 30-40 mila euro". In un caso estremo si è arrivati a 10 mila euro. L’Api ha deciso di riunire un pool di avvocati e tecnici per preparare una serie di ricorsi alla Commissione Tributaria e al Tarcon con l’obbiettivo di bloccare i pagamenti e di modificare i meccanismi di calcolo della tariffa in comuni come la Loggia, Nichelino, Rivoli; Grugliasco, Alpignano, Settimo, Volpiano e Caselle.

La Repubblica, 9 novembre 2006. Alla conquista di Dubai. In un padiglioni di trentamila metri quadrati, ricco di marmi di orologi da parete Rolex, sette aziende piemontesi, cercano spazio sul mercato mediorientale lo fanno partecipando a Index che alla XVI era presente alla Fieri dei tessuti d’arredo, mobili, arredi d’interno e complementi d’arredo più importante degli Emirati Arabi e una delle più prestigiose al mondo. Per camminare lungo i 12 padiglioni in cui si estende Index e si incontrano tutti i paesi dell’ Asia, ma anche i nostri principali competitori europei: dalla Francia alla Germania (significativo, come esempio di sistema, quel made i Germany che riunisce l’area espositiva tedesca), dalla Gran Bretagna alla Russia. Lo spazio piemontese – allestito con i fondi del progetto Focal Point della Camera di commercio di Torino e coordinato dal Centro estero – è all’ingresso del padiglione 6: per prima ci si imbatte nella Griva di Riva di Chieri, uno dei marchi più conosciuti all’estero nel campo dei tessuti d’arredamento. Poi si trova la Ve.Ma.Vi. Di Sozzago che ha ricostruiti nello stand un campionario della sua biancheria per la casa. Vicino c’è la Resinflex di Torino specializzata in rivestimenti murali e tappezzerie viniliche. Poi, ecco, la Mazza di Netro, nel Biellese, che offre grandi opere artistiche ed architettoniche. Infine c’è lo stand della Camera di commercio dove si può capire come da un’ idea di CNA Torino, Confartigianato, Piemonte, Api e Unione Industriale sia nato questo progetto che punta a diventare un trampolino di lancio per tutti i Paesi dell’ area mediorientale. "In un periodo in cui alcuni importanti mercati a livello mondiale subiscono sensibili flessioni nelle vendite, le attenzioni dei produttori europei si vanno rivolgendo verso le due aree in netta controtendenza: la Russia e il Medio Oriente. In questa operazione è coinvolta anche la costituenda Camera di commercio italiana di Sharjah che ha nel suo direttivo molti operatori piemontesi", dicono i rappresentanti della Camera di commercio di Torino. Accanto c’è lo stand della Peirano di Costigliole Saluzzo; azienda specializzata nella produzione di produzione di porte per interni che pur essendo all’esordio tra le mura del Dubai Exhibition Center, ha da tempo un rappresentante negli Emirati Arabi, un presenza che ha allungato la lista dei paesi stranieri dive l’impresa cuneese esporta i suoi manufatti, realizzando il 40 per cento del fatturato. Poi c’è la Fantozzi di Torino specializzata in lampadari e l’Arteo Atelier sempre di Torino che si presenta sui biglietti da visita come "interior design conservazione e restauro opere d’arte". In sette anni di presenza ha portato tra gli stand di Dubai 32 piccole e medie aziende. Più di una c’è tornata. Spiegando alla Camera di commercio: "Il progetto ha lo scopo ha lo scopo di aiutare le Pmi sotto il profilo logistico a avvicinare un mercato che difficilmente potrebbero affrontare da sole". La ragione di certi ritorni è semplice e si spiega con l’exploit nell’edizione del 2005, cui avevano partecipato 14 società. "Tutte le aziende hanno venduto l’intera campionatura in Fiera e preso contatto con importatori di Emirati, Abu Dhabi, Sharjah e dai paesi limitrofi quali Arabia Saudita Katar, Oman", spiegano al Centro estero. Altre sette sono pronte a concedere il bis fino a Sabato.

La Repubblica, 3 novembre 2006. "Smog, quel piano ci castiga". Il provvedimento restrittivo che da lunedì limiterà la circolazione dei veicoli maggiormente inquinanti. Ha scatenato un coro di polemiche tra le associazioni di categoria. "Abbiamo dovuto apprendere dovuto apprendere dai giornali i contenuti del provvedimento – protesta il presidente della Confesercenti di Torino. Giuseppe Bagnolesi – si tratta della logica del fatto "fatto compiuto" che riteniamo inaccettabile e che auspichiamo non abbia ripetersi nel futuro. Inoltre l’ordinanza non prevede lacuna deroga per i dipendenti delle aziende che si trovano all’interno della zona del divieto e che non sempre possono utilizzare i mezzi pubblici. Chiediamo al comune di fare qualcosa". Dello stesso avviso anche Paolo Alberti, segretario provinciale della Cna: "Sicuramente da lunedì ci saranno problemi negli approvvigionamenti e saranno limitati di molto i servizi ai clienti, come le riparazioni a domicilio. E a farne le spese i piccoli negozi, visto che la restrizione fino alle 19 obbliga le fasce deboli, che non possono sostituire l’auto, rivolgersi alla grande distribuzione, che ha orari prolungati". Da lunedì, invece, non cambierà di molto la vita degli autotrasportatori: "Divieti e vincoli di questi tipo erano già presenti in Piemonte, ma erano a macchia di leopardo, limitati solo a certi comuni, che avevano adottato restrizioni proprie – spiega Franco palese, segretario regionale della Fita-CNA – il parco mezzi dei nostri associati non è dei più recenti, ma non sono molti i veicoli da buttare. L’unico problema e che per sostituire un camion o un furgone non ci sono incentivi. Abbiamo anche preso in considerazione la possibilità di passare a mezzi meno inquinanti, come quelli elettrici o a metano come quelli elettrici o a metano, ma in commercio non esistono di grandi e potenti". La replica dell’assessore all’ambiente del comune di Torino , Domenico Mangone, non si è fatta attendere: "Possono non essere d’accordo ma tutte le associazioni sono state consultate più volte e hanno detto la loro. Certo abbiamo accolto solo una parte delle cose che ci hanno chiesto ma certo il blocco per i mezzi commerciali all’inizio era dalle 8 alle 13 poi su loro sollecitazione lo abbiamo ridotto di un’ora". Intanto anche il Gtt fa sapere che da lunedì saranno messe in atto misure per rendere più agile il trasporto pubblico: "Interverremo sui punti critici del traffico mettendo a disposizione un certo numero di mezzi per le emergenze".

La Repubblica, 31 ottobre 2006. La CNA per gli stranieri. "Una rete che va costruita". "I-Day, Giornata per l’immigrazione". La organizzata la Cna di Torino, che metterà oggi a fuoco, alle 17,30 al Sermig, la rete di servizi che si sta costruendo "per i nuovi italiani". Si partirà dall’esperienza del progetto Dedalo per proporre nuove iniziative per l’inclusione degli extracomunitari nel tessuto economico sociale. Tra gli interventi quelli del presidente CNA Federico Casetta, del vicepresidente nazionale Cristina Bandinelli, dell’assessore Ilda Curti.

La Repubblica, 30 ottobre 2006. Cacciari guida la carica dei delusi del Nord-Est. Arrabbiati in Laguna, inviperiti a Torino, migliaia di commercianti e artigiani scendono in piazza , dal Nord Est al Nord Ovest, sotto le insegne delle loro associazioni, contro la finanziaria che li "mette in ginocchio". Si ritrovano in duemila al Teatro Alfieri di Torino, e altrettanti a Mestre, in piazza Ferretto, dove a guidare la protesta contro il governo di centrosinistra scoprono uno dei sindaci più polari del centrosinistra, Massimo Cacciari, "deluso" da questa finanziaria, "come tutti i sindaci italiani, perché non so più fare come fare per il bilancio". Nessun imbarazzo, per il filosofo. "Non parlo come esponente di uno schieramento, mi sforzo di rappresentare tutti i miei concittadini". Più di un imbarazzo c’era stato, invece, nella sua maggioranza. Lui li liquida come "cose da marziani". Qualche imbarazzo c’è anche fra quelli che lo ascoltano, chiamati da Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e CNA. Alcuni fischi isolati e qualche cartello contro: "Prodi e Cacciari andate a casa", "Prodi e Cacciari non siamo somari", "Cacciari, le bugie hanno il governo corto". Ma i consensi che il sindaco-filosofo strappa alla platea sono molti di più, e a più riprese. Il suo discorso, dieci minuti appena, finisce tra gli applausi. Aveva chiesto che non ci fossero altri politici a parlare dal palco, ne bandiere di partito. Solo lui, ma come sindaco, e i quattro rappresentanti delle associazioni. Accontentato. I politici, che pure ci sono, restano, mescolati tra la gente. Sono quasi tutti di centrodestra: deputi, assessori e consiglieri di Fi, An, Lega, Nuovo Psi. Per il centrosinistra, si intravedono solo due esponenti della Margherita e un socialdemocratico. In fondo alla piazza, un gazebo di Forza Italia e alcune bandiere del Carroccio. Alcuni cartelli dei commercianti sono molti politici. Contro il governo, contro Prodi "tasse sicure", contro Rutelli "nuovi balzelli", contro Visco "tanto fisco", contro la sinistra che "odia gli artigiani". Cacciari no. Lui non attacca direttamente il governo non nomina nessuno. Dice che "discutere, confrontarsi e anche diversi", dal momento che "su molte questioni il governo ha già fatto marcia indietro", si augura che in Parlamento vengano accolte molte proposte di modifica, come quelle uscita da questa manifestazione "equilibrata e civilissima". E’ tutto pratico, nel merito il suo discorso, contro una finanziaria "che non mi piace perché non contiene alcun indirizzo di sviluppo. E’ questo è esiziale per le sorti del Paese".

La Repubblica, 30 ottobre 2006. La rivolta degli imprenditori. Slogan populisti, interventi di alto profilo, attacchi a Prodi non solo per la Finanziaria ma per la mancata nomination di Torino per l’Expo 2015, vinta da Milano. Al Teatro Alfieri dove circa 2 mila persone si sono ritrovate per dire "no" alla manovra non è mancato nulla, incidenti diplomatici tra le sette sigle compresi. Molti i fischi. Non solo per l’esecutivo. Nel mirino è finito il leader di Confesercenti, Giuseppe Bagnolesi apostrofato come "comunista". Una caduta di stile di una manifestazione che voleva unire tutti i piccoli e medi imprenditori. l’atmosfera era calda fomentata dalla possibilità, finiti i discorsi dei presenti di Api, Ascom, Casa, CNA, Confagricoltura. Confartigianato e Confesercenti di fare una visita in corteo, al Prefetto. Sfilata non autorizzata, tirata fuori dallo speaker, il giornalista del Tg5 Beppe Gandolfo, su imbeccata dell’Ascom. Un’idea che ha rischiato di incrinare i rapporti tra le associazioni, quasi tutte contrarie, rientrata dopo alcune fibrillazioni. Prende la parola la presidente dell’Api, Claudia Porchietto. Bolla la Finanziaria come una "manovra recessiva che con il prelievo forzoso del Tfr, concordato con Confindustria e sindacati, condanna al nanismo le imprese". Attacca gli sprechi di qualsiasi colore dalla Sicilia di Cuffaro alla Campania di Sassolino. Tocca a Maria Luisa Coppa dell’Ascom che punta il dito contro la mortificazione degli autonomi, "la mancata concertazione" e la decisione di candidare Milano per L’Expo. E poi la questione scontrino fiscale: se non lo si batte ci chiudono il negozio – dice Coppa ma se lo battiamo sempre saremo costretti ad abbassare le serrande per sempre". Quasi un’ invito all’evasione. Per Federico Casetta la finanziaria "non prevede nessuna misura concreta per lo sviluppo, ma soli costi aggiuntivi per le imprese". Gli fa eco Claudio Bongiovanni, presidente di Casa: "Basare tutto sull’inasprimento degli studi di settore è uno sbaglio". E Paola Buggia leader di Confartigianato, si sente "offesa da una finanziaria che preventivamente mi dà dell’evasore". Più duro Cesare Serafino, presidente di Confagricoltura: "Siamo dipinti come i grandi evasori, mentre garantiamo la ricchezza". Tocca al leader di Confesercenti. Bagnolesi. Vorrebbe spiegare che la protesta e giusta, ma "che non dipende tutto dall’ultima manovra, anche se va rivista". E aggiunge: "Prima di toccare gli autonomi si devono ridurre le spese inutili". Ma la platea non lo vuole sentire. Urlano "dipendente delle Coop".

La Repubblica, 29 ottobre 2006. Sette no alla legge Finanziaria. Mobilitazione per dire "no" alla Finanziaria. Le piccole e medie imprese del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura e dell’industria scendono in campo per contestare le scelte del governo Prodi, oggi alle 10 al Teatro Alfieri. Sono le sette associazioni che hanno organizzato l’evento chiamando a raccolta gli iscritti per esprimere tutto il malcontento della base dei confronti della manovra. Il leadear di Api, Claudia Pochietto, Ascom Maria Luisa Coppa, Casa, Claudio Bongiovanni, CNA, Federico Casetta, Confagricoltura, Cesare Serafino, Confartigianato, Paola Buggia, e Confesercenti, Giuseppe Bagnolesi, si alterneranno sul palco per ribadire i quattro no di fondo: "No al prelievo del Tfr che sottrae liquidità alle imprese, all’imposta di registro sulle successioni aziendali, all’inasprimento degli studi di settore, all’aumento di contributi previdenziali per apprendisti, lavoratori autonomi e collaboratori". Gli imprenditori chiedono una vera "concertazione e vogliono una Finanziaria a favore della parte produttiva del Paese, che intervenga sulla riduzione della spesa pubblica e che favorisca lo sviluppo dell’economia". Alla manifestazione hanno aderito anche Forza Italia ed Enzo Ghigo, ma gli organizzatori rifiutano qualsiasi strumentalizzazione politica. Anzi, è previsto un servizio d’ordine per evitare che all’interno dell’Alfieri vengano esposte bandiere di qualsiasi partito. "Questa è una manifestazione di imprenditori che pongono un problema sul modello si sviluppo, che chiedono investimenti e che rifiutano l’etichetta di evasori", dice Giuseppe Bagnolesi, numero uno di Confesercenti. Una categoria che per Claudia Porchietto, presidente dell’Api, "viene mortificata dalla Finanziaria e che con il tetto sul prelievo del Tfr a 50 dipendenti è condannata al nanismo". Anche gli artigiani sono insoddisfatti: "Ci sono vari vizi, il principale è quello di non aver coinvolto i rappresentanti della piccola e media impresa nella discussione", dice Federico Casetta, leader della CNA. E aggiunge: "Non sono previste misure per lo sviluppo e si colpisce l’occupazione, tassando l’apprendistato". Per gli agricoltori tutto il sistema è da rivedere: "L’impostazione è sbagliata - dice Cesare Serafino, presidente onorario di Confagricoltura – il nostro scopo non è solo quello di far cambiare idea al governo su alcuni provvedimenti, come la tassazione sul passaggio di terreni o l’imposta di successione, ma di sedersi ad un tavolo e di discutere sul modello di agricoltura del 2020. Modello che non può basarsi sugli aiuti.

La Repubblica, 27 ottobre. Le sette sorelle in campo contro la Finanziaria. Domenica a Torino scendono in campo contro la Finanziaria le piccole e medie imprese dell’artigianato, dell’agricoltura, del commercio e dell’industria. E’ la prima manifestazione unitaria che coinvolge sette associazioni imprenditoriali italiane, Api, Ascom, Casa, CNA, Confagricoltura, Confartigianato e Confesercenti. L’appuntamento è alle 10 al teatro Alfieri dove interverranno i rappresentanti di tutte le associazioni – Claudia Porchietto a Maria Luisa Coppa, da Claudio Bongiovanni a Federico Casetta, da Cesare Serafino a Paola Buggi a Giuseppe Bagnolesi - per dire no al prelievo del Tfr che sottrae liquidità alle imprese, all’imposta di registro sulle successioni aziendali, all’inasprimento degli studi di settore, all’aumento dei contributi previdenziali per apprendisti, lavoratori autonomi e collaboratori. Gli imprenditori chiedono "una vera concertazione e vogliono una Legge Finanziaria a favore delle imprese produttive, che intervenga davvero sulla riduzione della spesa pubblica e che favorisca lo sviluppo dell’economia".

La Repubblica, 24 ottobre 2006. "La Fattura? Non prima di aprile". L’ira dei piccoli imprenditori. Non è difficile trovare un imprenditore inviperito, uno che minaccia di sospendere i lavori e di aprire un contenzioso se non riceverà al più presto qualche pagamento. Basta telefonare al numero uno della CNA del Piemonte, Sebastiano Consentino. Con la sua azienda, la Carpentecnica è impegnato in un cantiere all’ospedale Sant’Anna di Torino, ma i vertici dell’ Asl hanno spiegato che fine del 2007 non vedrà nemmeno un centesimo di euro. Così lasciando da parte l’aplomb del presidente, bolla come "schifoso come il comportamento della pubblica amministrazione". E aggiunge: "Si pretende che le aziende facciano da banche, anticipino i materiali e lavoro, ed in più paghino l’Iva e le tasse su fatture non ancora incassate. Così non va. Le piccole imprese non riescono a sopportare queste situazioni". Consentino non vuole entrare nel dramma di Rocco Agostino, ma è chiaro che "il rischio che qualcuno arrivi a compiere gesti estremi c’è". La media dei pagamenti in Europa va dai 30 ai 45 giorni. Il termine ultimo dovrebbe essere due mesi, ma va già bene se si vedono arrivare i soldi sul conto corrente dopo 10 giorni dall’emissione della fattura. E la situazione in Piemonte sta diventando ancora più difficile. Il caso del presidente Consentino è solo uno dei tanti. Altre trenta aziende edili che hanno partecipato alla costruzione del villaggio olimpico ex-Moi di via Giordano Bruno sono ancora in attesa dei soldi. Le 200 società che hanno lavorato per l’ormai Consortium, cordata di aziende che aveva avuto in appalto i lavori di allestimento delle strutture olimpiche montane, sono riuscite a spuntare solo il 60 per cento delle fatture. Poi ci sono le cooperative che prestano servizio nelle Asl 1, indicata da tutti come la lumaca quando si tratta di ordinare un bonifico. "Ci sono ancora fatture di fine 2005 non ancora saldate – racconta Elide Tisi. Presidente di Federsolidarietà Confocooperative – la situazione era migliorata, trovando accordi per limitare i tempi, ora siamo ripiombati nel baratro". Rispetto allo scorso anno c’è una crescita del 10 per cento delle coop messe in liquidazione e "crediamo che tra le cause principali ci sia proprio la lentezza nei pagamenti". Ma quante sono le coop in sofferenza? Il problema riguarda tutte, ma sulle 250 società che operano nel Torinese, fatturando 176 milioni e dando lavoro a circa 10 mila persone, "il 30% è al limite e il comportamento delle Asl e vergognoso", aggiunge Anna di Mascio della Lega Coop. Una percentuale che torna anche negli altri settori più colpiti dalla crisi di liquidità degli enti pubblici: edilizia, impiantistica, autotrasporti, formazione e servizi. "E’ un problema diffuso - dice Paolo Alberti, segretario della CNA di Torino - le banche non aiutano chi è in difficoltà. Chiudono i rubinetti e qualcuno finisce in mano agli strozzini". E la numero uno dell’Api, Claudia Porchietto, aggiunge: "Le imprese più strutturate riescono a sopperire, ma è ormai giunto di rivedere tutto il meccanismo dei pagamenti. Ci sono associati che si lamentando di ave superato i 365 giorni di attesa". Il problema principale riguarda la Regione. In pratica ha i soldi giusto per pagare gli stipendi, sperando che si approvi al più presto l’assestamento di bilancio e che arrivi dallo stato l’acconto di 600 milioni di euro su un credito di 3 mila miliardi e 600 mila euro che il Piemonte vanta. Ci sono fornitori che da oltre 10 mesi attendono un bonifico dalla tesoreria e per il vice della giunta Bresso, Paolo Peveraro la situazione non si risolverà fino a fine anno. "Dovrebbe sbloccarsi con la manovra di assestamento, il meccanismo e studiato insieme alle banche per i crediti del settore sanitario e l’emissione di un bond internazionale tra il 15 e il 17 novembre che porterà in cassa una liquidità da 1 a 2 miliardi di euro", spiega Peveraro. Il blocco dei pagamenti non interessa solo i migliaia di fornitori della Regione, ma tutte le altre amministrazioni locali, Province e Comuni che devono ricevere stanziamenti. La situazione di Palazzo Civico, al momento è più florida. "Stiamo pagando- dice l’assessore al Bilancio Gianguido Passoni – ma stiamo per entrare nel periodo più difficile, dovendo rispettare i tetti imposti dal patto di stabilità". In media il bonifico del Comune arriva dopo 120 giorni, come conferma anche un imprenditore edile, ma in realtà ci vogliono almeno due mesi di pratiche per arrivare all’emissione della fattura: "Una via crucis- dice Guido Onorato, uno dei fornitori- bisogna riveder i meccanismi". Fra qualche giorno chiuderà i rubinetti anche la Provincia. "La situazione è paradossale – spiega l’assessore al bilancio Carlo Chiama – i soldi ci sarebbero, ma il tetto imposti dal patto ci impone i fermare i pagamenti. Non possiamo superare i 245 milioni". Ma Palazzo Cisterna vorrebbe riuscire a superare l’empasse. Come? "Trovando un ‘intesa con le banche per dilazionare i pagamenti". A Palazzo di giustizia, invece, difficile che i rubinetti vengano riaperti in fretta. Ed alla finestra rimangono fornitori, consulenti, periti, interpreti, traduttori e gli avvocati per le difese d’ufficio.

La Repubblica, 19 ottobre 2006. "L’evasione? Colpa anche dei clienti". Dottor Paolo Alberti, segretario della CNA, sa quanto dichiara una lavanderia secondo le medie dell’agenzia delle Entrate del Piemonte? "No quanto?". Poco più di 8 mila euro. E un sarto e un barista? "No nemmeno". I sarti arrivano a 9.300 euro, i baristi a 13 mila. Ma si possono fare tanti altri esempi. I parrucchieri superano di poco i 10 mila euro, i ristoratori arrivano a 15 mila, i meccanici a 24 mila, mentre i falegnami sono più poveri. Non superano i 22 mila. "in pratica circa il 60 per cento delle professioni è sotto i 25 mila euro". Esatto, non le sembra strano? "No, sono cifre in linea con quelle dei libri contabili tenuti dalla nostra società di servizi per conto delle aziende e degli associati che seguiamo. E poi si tratta di medie del pollo". Medie basse. Per farsi lavare una camicia si spende dai 2 ai 5 euro e i capi appesi nelle tintorie non mancano. Se si va da un parrucchiere per tagliarsi i capelli si sborsano dai 18 ai 25 euro. Per rifare le frizione da un meccanico si devono accantonare più di 300 euro. Non le sembra curioso che alla fine dichiarano meno di un operaio di Mirafiori. "Ripeto, si tratta di medie che non tengono conto degli avvii e delle cessazioni. Abbiamo calcolato che ogni anno su un plafond di circa 6 mila imprese, ci sono 500 società appena partite e 400 che hanno cessato. Il tutto vuol dire il 10 per cento di attività che non hanno un giro di affari molto alto. Questo pesa nella media". Va bene. Ma tenendo conto anche dei vizi della statistica le cifre sono sempre basse. Non è d’accordo? "Non nego che sia evasione, che le cifre siano basse. Ma molti dichiarano meno per portarsi a casa uno stipendio decente, considerando i rischi d’impresa. Non è un comportamento virtuoso, ma fisiologico, anche se sarebbe necessario un cambiamento, una svolta". Dichiarare il giusto non sarebbe sufficiente? "In questa situazione no. Ma è venuto il momento di trovare meccanismi condivisi per far emergere il sommerso, compreso il lavoro nero. C’è e non si può negare che non ci sia". Per lei cos’è l’evasione? "Quando si parla di evasione fiscale e di evasione contributiva si parla di concorrenza sleale. Ma attenzione,però, bisogna fare una caccia alle streghe". Perché? "E chiaro che in molti casi si dovrebbe dichiarare di più, ma glia autonomi si tengono basi per necessità. Se prendiamo il caso di una ditta individuale con due soci che dichiara 60 mila euro, quindi 30 mila euro a testa, alla fine i singoli, pagate tasse e contributi previdenziali, si intascano poco più di mille euro al mese. Il gioco non vale la candela. Meglio chiudere tutto ed iscriversi alle liste di mobilità". Ma così il problema non si risolve. Lei da una parte dice che è chiaro che c’è una fetta di evasione, dall’altro comprende chi elude. Come se ne esce?. "Prendendo atto della situazione. Con gli studi di settore si è fatto un passo in avanti, ma bisognerebbe rivederli. Alcuni sono sballati, troppo alti o troppo bassi rispetto al reddito della categoria. Ad esempio negli anni di crisi nere della metalmeccanica molti imprenditori, per non avere problemi con il fisco, hanno pagato di più rispetto a quello che hanno realmente incassato. Di questo bisogna tenerne conto. Servono quindi strumenti più flessibili e dinamici per non penalizzare gli onesti, prendendo sconti nei momenti di difficoltà o di avvio delle attività". Come la mettiamo con il "senza fattura", metodo di pagamento molto diffuso tra meccanici, idraulici, fabbri, falegnami? "In questo caso è colpa anche del cliente. Uno può sempre chiederla la fattura, si vede che il vantaggio è per entrambi. Si tratta comunque di un malcostume che denota poco senso civico forse si dovrebbe mettere in pratica un sistema all’americana. Lo stato conceda la possibilità di dedurre una quota delle fatture nelle dichiarazioni dei redditi. Tanto si scala, tanto emerge". Secondo lei sono manovre sufficienti per far emergere il sommerso? "E’un inizio. L’importante è non affrontare la questione in modo ideologico, questo mi da fastidio. Ora ci stiamo impegnando perché in finanziaria si correggano alcune storture. Va bene. ma alla manifestazione del Teatro Alfieri non voglio vedere nessuna bandiera di partito".

La Repubblica, 18 ottobre 2006. Dall’Api 1500 chiavi a Prodi. I fax anti-Finanziaria sono pronti per essere infornati. Oltre 1500 fogli con le chiavi che i piccoli e medi imprenditori hanno ritagliato dai giornali, inviandoli all’Api. Tra oggi e domani verranno spediti a Palazzo Chigi. Su ogni foglio il timbro dell’azienda, le firme dei titolari e, in qualche caso, dei dipendenti. "Non ci aspettavamo una risposta così forte- dice Claudia Porchietto, numero uno dell’Api – vuol dire che la linea dura è condivisa. Se non dovesse bastare scenderanno in piazza. Non siamo favorevoli a manifestazioni di massa, ma abbiamo la sensazione che sia l’unico modo per riaprire il confronto". La pensano così anche i vertici delle principali associazioni di categoria di Torino. Confagricoltura, CNA, Confartigianato, Casa, Ascom, Confesercenti e Api che, domenica 29 ottobre, si ritroveranno al Teatro Alfieri per dire "no" alla Finanziaria. Manifestazione che ha l’appoggio di Forza Italia e di Enzo Ghigo. "Un vero schiaffo alle attività produttive", dice Maria Luisa Coppa, presidente Ascom. "È inaccettabile essere tacciati come evasori", aggiunge Giuseppe Bagnolesi, presidente Confesercenti. Dicono "no" all’inasprimento degli studi del settore, all’aumento dei contributi previdenziali e trasferimenti del Tfr all’Inps, mentre per gli artigiani c’è il problema dell’apprendistato: "La norma va rivista", dicono Federico Casetta della CNA, Paola Buggia di Confartigianato e Claudio Bongiovanni della Casa. "Il contributo aggiuntivo del 10 per cento – aggiunge Paolo Alberti di CNA – va tolto per le aziende sotto i 15 dipendenti, graduandolo per le medie-grandi imprese".

La Repubblica, 18 ottobre 2006. Divorzio tra i negozianti. In 500 lasciano l’Ascom. Commercianti di Pinerolo lasciano l’Ascom e si iscrivono alla CNA. Un divorzio maturato nell’ultimo direttivo dell’associazione esercenti e commercianti del Pinerolese che ha deciso di non aderire più alla sigla di via Massena. Insoddisfatti del trattamento e dei servizi offerti dall’associazione guidata da Maria Luisa Coppa, i negozianti hanno deciso di cambiare bandiera, attirati dalla categoria commercio che la CNA sta costruendo a livello nazionale. All’Ascom tendono a minimizzare, ma in tutto sono circa 500 gli esercenti che abbandonano via Massena. Un danno anche a livello economico, considerando le tessere di iscrizione che non saranno più rinnovate e i servizi non più erogati ai negozianti. Ed è probabile che altre associazioni di categoria scelgano di cambiare, passando alla CNA.

La Repubblica, 17 ottobre 2006. Artigiani e negozianti si mobilitano. Il 29 protesta contro la Finanziaria. Una manifestazione di protesta contro la Finanziaria il 29 ottobre al teatro Alfieri. La promuove il cartello di sette associazioni della piccola e media impresa. (Ascom, Confesercenti, Api, CNA, Casa, Confartigianato, Confagricoltura), unite nel chiedere il cambio della manovra economica del governo per il prossimo anno. Oggi verranno illustrati i dettagli dell’iniziativa. Le associazioni dicono: no al prelievo del Tfr che sottrae liquidità alle imprese, no all’imposta di registro sulle successioni aziendali, no all’inasprimento degli studi di settore e no all’aumento dei contributi previdenziali per apprendisti, lavoratori autonomi e collaboratori. "La Finanziaria – sostengono - deve essere in favore del mondo delle imprese produttive, per la riforma e la riduzione della spesa pubblica improduttiva".

La Repubblica, 14 ottobre 2006. Commercianti, protesta in piazza. Sono molto arrabbiati i commercianti e gli artigiani torinesi: contro le misure previste dalla Finanziaria e contro le limitazioni al traffico (circolazione in centro consentita solo alle auto Euro) che la giunta pensa di adottare. Per protestare contro la manovra della Finanziaria sono pronti a scendere in piazza nei prossimi giorni. "Serve una risposta molto forte" dice Maria Luisa Coppa, la presidente dell’Ascom che ieri mattina ha incontrato, con altri esponenti della giunta, un gruppo di parlamentari dell’Ulivo (Mauro Marino, Maria Leddi, Giorgio Merlo, Mauro Chianale, Magda Negri) e poi i colleghi di altre associazioni (Confesercenti, CNA, Confartigianato) per definire una strategia comune dei rappresentanti della piccola e media impresa. Lunedì verranno annunciate le iniziative. "E’ una finanziaria impostata su aumenti di tutti i generi – dice Coppa- e su provvedimenti scandalosi come quelli relativi allo scontrino fiscale, un vero schiaffo alle nostre imprese o al Tfr che creerà crisi di liquidità per moltissime aziende. Che pur rappresentando il 65 per cento degli occupati in Italia, non sono state chiamate dal governo al tavolo della concertazione". Il tono è duro. "Ma – dice la presidente - è niente in confronto a quello che pensano i nostri associati, la nostra base è letteralmente furente". I parlamentari provano a mediare. Assicurano qualche modifica nel corso del dibattito alla Camera e al Senato con la presentazione di emendamenti. "Ci sono capitoli con margini di modifica – replica Leddi, che fa parte della commissione Bilancio della Camera – come il Tfr, la tassa di soggiorno e i provvedimenti che chi non emette lo scontrino, ma ben difficilmente si potrà allentare la pressione fiscale: la conseguenza sarebbe uno squilibrio". Merlo e tutti gli altri ci tengono a precisare che il Paese deve scontare un’eredità pesantissima. L’obbiettivo dell’area moderata del centrosinistra è di ridurre un po’ la furia ideologica che a caratterizzato la stesura della manovra". Ma i commercianti non si tranquillizzano e attendono fatti concreti. Come quelli della Confesercenti, che con il presidente provinciale Giuseppe Bagnolesi annunciano di avere elaborato una serie di emendamenti, in particolare dopo la chiusura di un negozio dopo non aver consegnato lo scontrino e soprattutto contro l’inasprimento degli studi di settore e chiedono ai parlamentari di appoggiarli nell’iter a Montecitorio e a Palazzo Madama. E mentre anche il centrodestra va alla carica (con i forzisti Roberto Rosso e Giuseppe Pichetto che dicono con la Finanziaria sparirebbero le province di Vercelli, Biella e Verbania, tutte sotto i 200 mila abitanti) l’insoddisfazione di artigiani e commercianti si allarga anche ai possibili provvedimenti aggiuntivi del Comune perla lotta allo smog. Ma l’assessore all’Ambiente Domenico Mangone, con il colleghi Maria Grazia Sestero e Alessandro Altamura, ha incontrato i rappresentanti di queste categoria, sembra far un passo indietro dopo aver annunciato in giunta un’ipotesi di limitazione che prevede, nella cosiddetta Ztl ambientale, solo la circolazione delle auto di ultima generazione, la Euro 4. "Si può trovare un punto di mediazione- dice dopo la riunione in cui sono state espresse molte critiche- è ipotizzabile una sperimentazione di 6 mesi. L’importante è l’obbiettivo: abbassare i livelli delle polveri sottili". Ma l’idea di dare semaforo verde solo alle auto Euro 4 sembra già tramontata".

La Repubblica, 8 ottobre 2006. CNA premia i fedelissimi e attacca la Finanziaria. CNA Torino ha festeggiato i 60 anni premiando gli associati più longevi, ieri pomeriggio Federico Casetta, insieme con Alessandro Barberis, presidente della camera di commercio, ha consegnato le medaglie per la "Fedeltà associativa"agli imprenditori artigiani che hanno superato i 35 anni di attività. Ma prima c’è stato spazio per dichiarare guerra alla Finanziaria: "Speriamo che il parlamento dimostri saggezza, ma abbiamo già deciso la mobilitazione generale. Ci confronteremo la livello provinciale e ragionale con i parlamentari" ha detto Casetta. Il riconoscimento è toccato a 72 soci: Amat di Stefania Battezzati, Fratelli Artini, Autoriparazioni Badino e Albinante, Giuseppe Avalle, Enrico Bernard & Daria Pugliese, Corrado Botto, Fratelli Sonetti, Cmb costruzioni meccaniche, Annibale Cappa, Car Mec, Car Test, Caristo, Carrozzeria Gullino, Carrozzeria Po, Alessandro Castellano, Nicola Catena, Chiavazza Srl, Luigi Chiodo, Remigildo Colaneri, Carlo Colombo, Comiter di Egidio Cassano, Salvatore Concas, Giovanna Costagliela, Costruzioni Dueci, Gioavanni Dpretis, Effe Bi, Eliografia Rossi, Emelt, Ugo Enrico, Fratelli Mussa, Fratelli Pertugio, Guido Forabosco, Fratelli Perucca, Claudio Gaia, Giovanni Giribaldi, Gp di Piola, Antonio Gragnola, Grissinificio DueValli, Guido Gobino, Juventte, Silvia Lombardi, Luvisetto, Lyda Turck, Miraldo Melano, Mizar, Nicola & Dell’Orto, Palma, Pastificio Renato, Gerardo Patruno, Peyrot,, Piero Massa, Giovanni Pomo, Progenuova, Rabino, Franco Ramello, Giovanni Richiardi, Caterina Rolla, Savino, Scirè, Tecnigrafi Bajardi, Tcno spir, Salavatore Terragno, Silvio Tessa, Tm Moda, Franco Turcati, Alda Turletti, Luciano Vottero. Poi, a chiudere la giornata il concerto di Eugenio Bennato.

La Repubblica, 28 settembre 2006. Il porta a porta dell’Ascom per arruolare nuovi clienti. A caccia di clienti per incrementare un vero porta a porta, anzi, serranda dopo serranda. I vertici dell’Ascom, alle prese con conti e bilanci hanno deciso di riorganizzare l’Ascom Servizi, l’Ascom Servizi, la società che fornisce ad iscritti e non prestazioni diverse, dalle buste paghe all’amministrazione, dalla contabilità all’assistenza fiscale. Circa 150 gli addetti, alcuni dei quali hanno paura di perdere il posto, anche perché nei corridoi di via Massena negli ultimi mesi si è parlato più volte di tagli e riduzione di personale entro fine anno. "Non ci saranno - assicura Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom - riorganizzeremo invece il lavoro, creando un pool di 30 persone dedicato al marketing con l’obbiettivo di incrementare il numero di clienti". L’operazione scatterà ad ottobre. L’obbiettivo è quello di macinare fatturati e portare a casa risultati. "130 faranno un corso ad hoc e poi si presenteranno, negozio per negozio, per illustrare tutti i servizi che l’Ascom può offrire", dice Coppa. "Bisogna cambiare mentalità - aggiunge la presidente - non sono più i commercianti che devono venire da noi, ma noi che dobbiamo andare da loro". L’Ascon conta circa 16 mila iscritti, tra Torino e provincia, ma non tutti si rivolgono in via Massena e nelle 18 sedi decentrate per l’assistenza. Attività che rendono e, soprattutto, fanno vivere le associazioni di categoria. Tutti cercano di vendere ai propri associati diverse prestazioni per incrementare le casse. La concorrenza è molto agguerrita. Ci sono associazioni, come la CNA e la Confesercenti, che hanno puntato molto sui servizi, incrementando i clienti a discapito delle altre. "Ora bisogna andare sul mercato – aggiunge Coppa – non bastano le lettere per informare, bisogna presentarsi, illustrando tutti i servizi, spiegando quello che può fare l’Ascom, serranda per serranda". E se l’operazione darà i frutti sperati, dagli uffici di via Massena si potrebbe allontanare lo spettro di un taglio degli organici per ridurre i costi.

La Repubblica, 14 settembre 2006. Creative economy. Domani, alla fondazione Merz, in via Limone 24, alle 17, 30 i nuovi artigiani che fanno impresa nella cultura, nei nuovi media e nell’entertainment si ritrovano per partecipare al convegno organizzato da CNA e Camera di commercio di Torino dal titolo "Creative economy a Torino". E’ prevista una tavola rotonda. Telefono 011.46.17.621-709.

La Repubblica, 13 settembre 2006. La creatività ha trovato casa sotto la Mole. Cresce a Torino l’economia che produce cultura, comunicazione intrattenimento. Un esercito di piccole imprese, oltre 11mila, che hanno fatto della creatività il loro mestiere e che collocano il capoluogo piemontese al terzo posto in Italia, dopo Milano (30.923.unità produttive) a Roma (18.851). A fotografare per la prima volta lo sviluppo della creative "creative economy" all’ombra della Mole è lo studio presentato ieri in anteprima e affidato alla Camera di commercio cittadina alla Confederazione nazionale dell’artigianato di Torino. Attraverso i numeri del rapporto si è così scoperto che, in cinque anni, le realtà produttive del settore hanno fatto segnare una crescita del 24 per cento. Un boom, quindi, trainato da due settori in particolare. Da un lato, quello dei servizi avanzati (+39%), che vanno dalla pubblicità alla pubbliche relazioni, fino all’organizzazione di eventi. Dall’altro quello della cultura e dell’intrattenimento (+34%). Galoppa anche l’informatica (+21%), mentre più contenuto, ma comunque positivo, è lo sviluppo dell’editoria (+2%). "E’ venuto alla luce un tessuto sommerso- ha sottolineato Alessandro Barberis, presidente della Camera di commercio di Torino -, che rivela un’altra faccia dinamica dell’economia cittadina. Torino conferma le proprie potenzialità e la possibilità di trasformarsi in una vera capitale, in cui i grandi eventi non solo si ospitano, ma si creano". Secondo l’identikit, illustrato da Salvatore Cominu esperto di socioeconomia che ha seguito la ricerca, gli artigiani torinesi della creatività gestiscono piccole imprese autonome, flessibili, con fatturati in crescita e reti di clientela sviluppate fuori regione, in Italia e all’estero. Guardano positivamente all’ambiente torinese, soprattutto per innovazione e professionalità diffusa, mentre meno benevolo è il loro giudizio sulla capacità della città di aprirsi all’esterno e sul sostegno istituzionale. Proprio a tal proposito, Federico Casetta, presidente della Confederazione nazionale dell’artigianato di Torino, ha tenuto a precisare che il "settore si è mantenuto finora al di fuori dei sistemi di sostegno alle imprese, ma oggi richiede un’attenzione diversa". L’obbiettivo è dare maggiore stabilità agli operatori, senza dimenticare mai che, come sostenuto infine da Cominu, "la creatività non si pianifica, ma più semplicemente si ‘accompagna’".

La Repubblica, 8 settembre 2006. Un presidio di tir al Frejus. "La concorrenza ci uccide". Da oggi al traforo del Frejus presidio a oltranza degli autotrasportatori, nell’abito di una mobilitazione nazionale della CNA-Fita, l’associazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese del trasporto merci, per sensibilizzare l’opinione pubblica e protestare contro il governo che non presta la dovuta attenzione ai problemi della categoria. La vertenza che non bloccherà il traffico privato si concentra sulla richiesta di una serie di misure per evitare la concorrenza estera e migliorare la posizione italiana nell’ambito della politica europea dei valichi alpini. Altri punti della trattativa sono le garanzie di trasparenza del mercato e sicurezza stradale e il contenimento dei costi di gasolio, pedaggi e assicurazione.

La Repubblica, 16 luglio 2006. Consigli utili per aprire un’azienda. Torna "Le parole dell’impresa", il dizionario tascabile in sette lingue che la Camera di commercio e la CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola media impresa) di Torino dedicano agli imprenditori stranieri che operano o intendono operare in Italia. Con oltre 200 parole e più di 250 pagine, la guida presenta un’ampia serie di concetti relativi e numerosi temi e questioni che interessano le aziende, delle scadenze amministrative alle norme del diritto del lavoro, del sistema tributario alla normativa fiscale o ambientale. E’ una guida di prima informazione per gli stranieri che stanno avviando un’attività in proprio ed entrano in contatto con un sistema di leggi e regole e con un mercato che non conoscono bene. L’iniziativa nasce dal fatto che sono circa sedicimila gli imprenditori di origine straniera attivi in provincia di Torino, un numero di aziende doppio se confrontato al 2000 e aumentato del 18,8% rispetto al 2004. Queste cifre hanno suggerito la creazione di strumenti di comunicazione adeguati a raggiungere l’imprenditoria straniera per aiutarla nel processo di integrazione non solo economica. La prova evidente del successo di una guida come "Le parole dell’impresa" è che il dizionario, prodotto in 5.700 copie nella sua prima edizione, è andato rapidamente esaurito e sono state molte le richieste di riedizione. Il glossario dell’edizione 2006 comprende termini in inglese, francese, arabo, romeno, spagnolo, albanese e cinese. Lo stile è chiaro asciutto e graficamente molto leggibile. In ogni pagina viene presentata una parola, e la sua relativa, nelle sue sette traduzioni (oltre che in italiano). Accanto all’edizione del glossario multilingue, la Camera di commercio ha avviato un nuovo progetto che si chiama "Welcome Communication" e che mira ad agevolare l’attività d’impresa attraverso una maggiore informazione e strumenti appositi come le 6 nuove guide per gli imprenditori stranieri. Tradotte in 8 lingue (italiano, inglese, francese, albanese, romeno, arabo, spagnolo, cinese), queste ulteriori guide forniscono informazioni gene e su specifiche attività. Il testo è spesso organizzato sotto forma di domanda e risposta. Con uno stile diretto e pochi termini burocratici. Sia il dizionario che le sei guide sono a disposizione gratuitamente presso l’Ufficio relazioni con il pubblico della Camera di commercio di Torino, in via San Francesco da Paola 24 (piano terra) e nelle otto sedi decentrate di Cirié, Chivasso Ivrea, Moncalieri, Pinerolo, Settimo, Susa e Rivoli. E presso la CNA in via Avellino 6 (sesto piano; msica@cna-to.it, tel. 011.46.17.666-698).

La Repubblica, 29 giugno 2006. Le musiche dei Subsonica per l’eccellenza artigiana. Suoni dei Subsonica per valorizzare l’artigianato tipico piemontese e le Valli di Lanzo. L’iniziativa è firmata dalla Cna dalla Comunità Montana Valli di Lanzo e dalla Camera di Commercio di Torino. Il filmato è stato realizzato dall’agenzia di Comunicazione Carson & Co di Torino, che opera sul mercato londinese dove gli vende gli spazi pubblicitari per i taxi. Il team ha coordinato il progetto, affidando la parte di produzione alla Movida Entertainment. Regista del filmato è Vittorio Badini Confalonieri, direttore della fotografia,direttore della fotografia Franz Pagot. Il cortometraggio, che verrà utilizzato durante fiere, manifestazioni e convegni istituzionali per far conoscere l’imprenditoria delle aree montane concentra l’attenzione sulle lavorazioni tipiche: artigianato del legno, del ferro, della pietra e specialità agroalimentare.

La Repubblica, 29 giugno 2006. Il dizionario multilingue per imprenditori stranieri. Sette lingue, oltre 200 parole, più di 250 pagine in formato tascabile: queste le caratteristiche della nuova edizione del dizionario multilingue. "Le parole dell’impresa" dedicato ai cittadini stranieri interessati ad avviare un’attività imprenditoriale in Italia. Il Glossario, voluto dalla Camera di commercio di Torino e realizzato dalla Cna Torino, presenta un’ampia gamma di concetti, dagli adempimenti amministrativi al diritto del lavoro, dal sistema tributario alla normativa ambientale. D’altra parte gli stranieri imprenditori sono una realtà ormai affermata e in costante crescita nel Torinese. "Un fenomeno senz’altro positivo che contribuisce ad aumentare la vivacità dell’offerta e l’eterogeneità delle attività produttive locali". ha detto Alessandro Barberis, presidente Camera di Commercio. "La prima versione del glossario - ha sottolineato Federico Casetta, presidente Cna Torino - ha dimostrato quanto possa essere utile durante la quotidiana gestione dell’azienda da parte di tutti gli imprenditori. Le oltre 5.000 copie si sono infatti esaurite rapidamente".

La Repubblica, 25 maggio 2006. "La filiera ce la fa". I buoni numeri dell’indotto auto. Aumenta l’autonomia dalla Fiat delle piccole e medie imprese piemontesi, sono cresciuti i loro sbocchi alternativi di mercato verso le altre case automobilistiche e le esportazioni. Lo conferma l’indagine "La filiera ce la fa: la componentistica in Piemonte" realizzata da Aldo Enrietti dell’Università di Torino in collaborazione con l’Ires Piemonte, L’Api e la Cna. Dalla ricerca, che ha coinvolto trecento piccole e medie imprese della filiera con l’obbiettivo di verificare le strategie tra il 2000 e il 2005, emerge che il fatturato destinato alla Fiat Auto è sceso dal 35.3 al 27%. Se si considerano le 145 imprese che forniscono direttamente la casa torinese la dipendenza è 2005 del 38.4% ma anche in questo caso in calo rispetto al 44% del 2000. Non si tratta però di una diversificazione di prodotto: la quota delle altre case automobilistiche, concorrenti di Fiat Auto, cresce infatti dal 22.6% al 27.8%. Aumentano, inoltre, le strategie di proiezione internazionale delle piccole e medie imprese: sono 129 quelle che esportano, con una quota dell’export sul fatturato che passa dal 30.2 al 32.7% per quanto riguarda l’export specifico verso il settore automotive, l’incidenza sul fatturato aumenta del 26.5 al 30.7%. La crisi Fiat non ha avuto un impatto drammatico sull’occupazione che nelle imprese esaminate aumenta del 2%, raggiungendo i 15.000 addetti mentre quella piemontese subisce una riduzione del 5.9%. Bisogna però tenere conto che le imprese intervistate sono quelle che sopravvissute e sono quindi escluse dall’indagine quelle che hanno cessato l’attività. Una ricollocazione nell’area di Mirafiori interessa quasi il 16% delle imprese, ma per oltre il 90% a condizione che esistano incentivi: sono più propense le microimprese, meno quelle medie. Circa un terzo delle imprese strategie di sviluppo: quelle più piccole investono in efficienza, quelle medie in innovazione, soprattutto di processo (il 90% ha destinato risorse ai macchinari, il 25% alle tecnologie informatiche). Il 15% ha realizzato innovazioni di prodotto. L’attività di ricerca e sviluppo è effettuata dal 30% delle medie imprese dal 15% di quelle piccole. Tra i principali problemi spiccano la dilazione dei tempi di pagamento e la concorrenza dei Paesi a basso costo del lavoro.

La Repubblica 19 maggio 2006. Primo match pubblico. Un round per il sindaco. Comincia con una ventina di minuti di ritardo il primo faccia pubblico tra il candidato sindaco dell’Unione, Sergio Chiamparino (che arriva quasi puntuale) e lo sfidante del centrodestra, Rocco Bottiglione, che giunge alcuni minuti dopo, nella stracolma sala di Torino Incontra: è la sera del confronto promosso da sei associazioni (Api, Ascom, Confesercenti, Cna, Casa, Confartigianato) e moderato da Edoardo Girola. Qualche battuta con i supporter in platea si notano Enzo Ghigo, Emilia Rossi, Valentino Castellani, Elda Tessore, Silvio Viale, Tom Dealessandri, Paolo Peveraro), poi il via alle domande. La monetina ("non c’è trucco e non c’è inganno" assicura il moderatore) stabilisce che tocca al sindaco in carica prendere per primo la parola. Un dibattito dai toni civili, seppure con qualche punzecchiatura e con il sindaco che dimostra di conoscere meglio la città. La trasformazione della città. Spiega il candidato dell’Unione: "Ci sono molti assi strategici. Uno è quello delle infrastrutture. bisogna concentrarsi sui collegamenti con Milano e la Francia e sulla partenza della Tav in Val di Susa. Ora tocca all’Osservatorio creato dall’accordo del dicembre scorso a Palazzo Chigi dare le risposte". Altre: "Il sistema tangenziale, la realizzazione di corso Marche, l’idea del tunnel lungo il Po, la seconda linea del metrò". Poi si deve rafforzare il rapporto tra ricerca servizi e industria: "Mirafiori e Torino Wireless, magari tirando un po’ le orecchie alle banche". E ancora: "Torino, con le Olimpiadi, ha dimostrato di essere una città bella, in cui si può investire sulla cultura e sul turismo". Le risorse? "Le troveremo con una gestione innovativa del patrimonio immobiliare e con un governo che speriamo ci sia più amico del precedente". Quando sente parlare di governo amico Buttiglione osserva: "Difficile che c’è ne sia uno più favorevole viste le ingenti risorse stanziate per i Giochi: un evento riuscito anche grazie a Gianni Letta, Mario Pescante e il sottoscritto. E’ possibile attivare nuove risorse con i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità di Italia, che devono partire da Torino. Ci sono altre carenze strutturali. No sento parlare in questa campagna elettorale di logistica: le altre città europee si stanno attrezzando. Sulla Tav i problemi sono facilmente superabili ma c’è un diritto di veto di alcuni partiti del centrosinistra. Rischiamo di perdere i finanziamenti". Sostegno alle imprese. Buttiglione esordisce rivolgendo una domanda al suo avversario: "Una premessa. Sono contento che Chiamparino aderisca alla proposta del nostro programma di abolire progressivamente l’Ici. Si impegna il sindaco a nono utilizzare la variazione di bilancio del 2006 per le nuove imposte?". Stoccata immediata di Chiamparino: "Sono assolutamente d’accordo a bloccare l’Ici per il 2006. D'altronde la legge mi proibisce di aumentarla fino al 2007". Buttiglione prosegue con il tema degli investimenti: "Torino deve puntare sulla piattaforma logistica intercettando le merci di tutto il mondo e trasformandole". Sul caso Mirafiori dice che la Fiat deve continuare a produrre auto a Torino "anche se a Mirafiori ad insediarsi i concorrenti di Fiat". Grazie a quell’accordo abbiamo mantenuto 2 mila posti di lavoro. C’è poi anche l’intesa con il Politecnico che li insedierà alcune importanti attività. Non mi sembra poi che la presenza della Fiat possa rappresentare un disincentivo visto che è arrivato il centro ricerche di Gm sui motori diesel". Ironia sulla questione piattaforma: "Grillo nel suo blog dice che non bisogna votarmi perché voglio fare di Torino una piattaforma logistica. Da anni anche con Ghigo abbiamo lavorato per questo corso Marche ne è l’esempio". Finanziamento delle grandi opere. Per Chiamparino "i tempi sono bipartisan. Entro l’autunno il lavoro dell’osservatorio si deve concludere. L’idea di un pedaggio sull’Autofrejus può essere buona. Con i ribassi d’asta pensiamo di arrivare fino a piazza Bendasi con la linea uno del metrò. Con la Maire engineereing si sta studiando un project financing per la seconda linea". Bottiglione: "E’ necessario non perdere i finanziamenti. Sono un po’ preoccupato che si voglia abolire la legge obbiettivo. Un aumento delle tariffe autostradali può essere utile per la Torino-Lione. Sono d’accordo su viale Marche". Qualcuno dalla platea sull’errore urla: non conosci Torino. Bottiglione non sembra turbato: "Torino non la conosce nessuno". Turismo. La ricetta di Bottiglione: "Riscoprire la vocazione di Torino. Devono essere creati percorsi tematici: Torino romana, cristiana sabauda e far partire la Fondazione delle residenze sabaude. Per la Fondazione post-olimpica non vedo capacità di attirare grande eventi". L’obbiettivo della Torino che scommette sul turismo, dice Chiamparino, è arrivare a 4 milioni di turisti nel 2011. "Per raggiungerlo bisogna puntare più sul turismo d’affari che su quello di piacere. Il primo è il nostro punto debole. Il primo è il nostro punto debole. Pensiamo di risolverlo grazie all’integrazione dell’Oval con l’area espositiva del Lingotto e io centro congressi per creare u polo competitivo a livello internazionale. Si potrebbe anche ricominciare da un Salone dell’auto rivisto e corretto". Nel futuro degli impianti olimpici la Cultura: il Palavela per l’Egizio, Torino Esposizioni per Gam. Due percorso nel 2011: usare il centro città e le Regge sabaude per ricostruire la storia d’Italia, mentre in una chiave più moderna far diventare Basse di Stura un’area si sostenibilità ambientale". Crisi delle botteghe artigiane e orari. Chiamparino:"Stiamo attrezzando le aree Vitali, grandi Motori e quella di Auchan nella parte di Torino nord. Nulla escute che si possa trovare anche un insediamento artigiano anche nell’area di Mirafiori". Orari da sfalsare, dice Chiamparino: "Stiamo lavorando per adeguare gli orari dei servizi a quelli di chi lavora". Bottiglione:"Le imprese artigiane e commerciali arricchiscono il tessuto urbano. Per questo credo che il Comune debba sostenerle anche dal punto di vista economico. Affascinante l’idea dell’organizzazione di Porta Nuova. Accade così in tutte le grandi città europee, e deve essere attentamente studiata". Sugli orari Buttiglione condivide le argomentazioni di Chiamparino. Sicurezza un tema affrontato anche nel confronto televisivo su Sky Tg 24. Buttiglione ripete il ritornello:"Non c’è politica efficace sulla sicurezza. I commercianti e la gente hanno paura e c’è un rischio, quello dell’omertà". Chiamparino: "La sicurezza non è ne di destra ne di sinistra. Chi usa questo tema in modo demagogico e strumentale deve fare attenzione. La risposta è quella di una città capace di vivere sia di giorno sia di notte. Se sarò confermato chiederò al nuovo ministro dell’Interno che vengano assegnati a Torino 180 per coprire le carenze di organico".

La Repubblica, 18 maggio 2006. Nbc arruola Carpentecnica per Pechino. Dopo il trattamento ricevuto, la Nbc non vuole più lasciare la società torinese che ha seguito l’organizzazione e la logistica per il network televisivo statunitense durante le Olimpiadi. I responsabili della Carpentecnica stanno facendo le valige e sono pronti per partire per Pechino, dove nel 2008 la tv americana coprirà i prossimi Giochi. "La proposta racconta Sebastiano Consentino, titolare della Carpentecnica- ci è stata fatta subito alla fine dell’evento. Gli statunitensi non si aspettavano un servizio efficiente, non hanno avuto alcun problema. Per questo ci hanno chiesto di seguirli prima in Cina e poi nel 2010 in Canada". La Carpentecnica ha seguito gli allestimenti delle postazioni, la logistica, la sistemazione dei magazzini e la realizzazione degli spazi. Un lavoro durato un anno, che ha fruttato alla società guidata da presidente regionale della Cna e al gruppo di dieci aziende partner, come la Expo, circa 1 milione e 300 mila euro. "Giro d’affari che si potrebbe triplicare con la trasferta a Pechino e a Vancouver - sottolinea Consentino - allargando anche il numero di imprese che hanno seguito la Nbc a Torino". I responsabili di Carpentecnica a giorni partiranno per la Cina per un primo sopralluogo. La stazione televisiva statunitense, che per Torino 2006 ha impiegato una forza di 280 uomini tra tecnici, operatori e giornalisti, realizzando uno studio in piazza San Carlo, vorrebbe che la società torinese gestisse il pacchietto competo delle due prossime edizioni dei Giochi, compresi i trasporti di tutto il materiale. Container che per il momento sono ancora stoccati in Italia. "Vogliamo renderci subito conto di ciò che bisogna fare – aggiunge Consentino – sondando le possibilità di lavoro anche per altre società in vista delle Olimpiadi. Potremmo essere un avanguardia per trascinare aziende torinesi per la Nbc o per le altre aziende. La proposta della tv americana dimostra che nono solo le grandi imprese hanno opportunità sui mercati internazionali: anche le medie-piccole riescono a conquistarsi uno spazio".

La Repubblica, 9 maggio 2006. "Nessuno giochi sulla tua pelle". Le estetiste vanno alla guerra. Cresce il numero dei clienti, ma sale anche il numero degli abusivi. Ormai le associazioni di categoria calcolano che il 40 per cento del mercato dell’estetica in Piemonte sia in mano a persone che svolgono la professione in maniera illegale. In pratica il rapporto è di cinque a due. Per ogni cinque centri in regola ci sono due centri fuori legge. Si tratta di persone non qualificate che fanno del massaggio, del linfodrenaggio, della manicure il loro secondo lavoro senza preparazione.un modo semplice per arrotondare mettendo però a rischi la salute dei clienti. L’attività viene spesso svolta a domicilio. Basta un numero di cellulare, un camice bianco per far scena ed una borsetta. Ma non è garantita igiene e sicurezza. E aumentano i casi di bruciature, uso di prodotti non adatti e manipolazioni non corrette. Una situazione intollerabile per le associazioni artigiane, Confartigianato, Cna e Casa, che raggruppano circa 1.500 centri estetici in Piemonte con oltre 4 mila dipendenti. Sigle che si sono alleate con la Regione per arginare il fenomeno, con una campagna, intitolata "Non permettere che giochino sulla tua pelle", per sensibilizzare i clienti. Saranno distribuite oltre 10 mila locandine e 5 mila vetrofanie che gli estetisti in regola potranno esporre come garanzia nei confronti dei clienti. "Il normale accesso alla professione - spiega, elsa Forte responsabile Cna del settore - avviene frequentando due anni scuola, dopo i quali si ottiene la qualifica, e un terzo di specializzazione". Si tratta di studi costosi, fra i 2.500 e i 3000 euro all’anno e a tempo pieno. "I corsi spot, con una frequenza ridotta per pochi mesi e senza abilitazione, non ci interessano", aggiunge Forte. Un concetto ribadito anche dalla Collega della Confartigianato, Paola Baiolin: "Come categoria saremo soddisfatti se si arrivasse ad una mini-laurea, un percorso triennale per permettere l’accesso al mestiere". Quella degli abusivi è "una concorrenza sleale nei confronti di chi fa sacrifici per acquisire una professionalità, rispetta le leggi su ambiente, igiene e sicurezza, non mettendo a rischio la salute dei clienti". Si calcola che il giro d’affari dei centri in Piemonte oscilli tra i 3 e i 4 milioni di euro l’anno. Oltre ai problemi che possono sorgere a chi finisce sotto mani inesperte, "tutta la collettività viene danneggiata, al fisco e allo Stato sfuggono milioni di imposte", sottolineano Forte e Baiolin. Il problema dell’abusivismo non colpisce solo il settore estetica, ma secondo i vertici delle tre sigle è un bubbone da eliminare: "Sono necessarie norme e campagne di sensibilizzazione nei confronti della clientela, in difesa dei consumatori", chiede Silvano Berna, segretario della Confartigianato.

La Repubblica, 31 marzo 2006. Il giorno di cioccolatò. Il programma di appuntamenti di "CioccolaTò": prevede per oggi: dalle 11 alle 13 ad Atrium in piazza Solferino il convegno "Cioccolato e design, quando i sapori si fondono con la passione per le forme". Alle 16 in piazza San Carlo "Cioccoshow, CioccolaTò e Musica Giovani": rassegna musicale con gruppi pop, rhythm & blues, Jazz classica selezionati nelle scuole musicali e alle 21.30 i concerto della band The Body Soul. Alle 18.30 al Caffè Torino l’incontro "Il cioccolato per tutti, anche per i diabetici". Dalle 15.30 laboratori e letture animate per i più piccoli nell’"Atelier dei bambini" di piazza San Carlo.

La Repubblica, 30 marzo 2006. Cioccolato e design. Sfida firmata Cna. Cioccolato e design, un binomio tra la tradizione artigiana e la creatività dei designer al centro di CioccolaTò, nell’atelier di Cna di piazza San Carlo e via Roma. Una formula che riscuote sui mercati internazionali. L’unione tra il cioccolato e il design sarà il filo conduttore del convegno di domani organizzato da Cna, ad Atrium dalle 11 alle 13: "Cioccolato e design, quando i sapori si fondono con le passione per le forme". Interverranno Fabrizio Bernarsconi, presidente Pda, Luisa Bocchietto, presidente Adi, Giovanni Brunazzi, Brunazzi& Associati, Guido Gobino, artigiano del cioccolato, Cesar Mendoza, direttore Istituto europeo di design, Laura Dilani, direttore dell’Istituto d’Arte Applicata e Design. Al termine saranno premiate le tre migliori progettate dagli studenti e ralizzate dai cioccolatieri di Cna. A giudicare i vincitori del concorso "Let’s Choc’it" un team di esperti guidato da Lorenza Pininfarina.

La Repubblica, 30 marzo 2006. Per gli artigiani missione in Cina. Dal 2 al 6 aprile in Cina i cerca di affari. Questa volta toccherà agli artigiani tentare di portare a casa qualche stretta di mano che in prospettiva si possa trasformare in una commessa. La delegazione, composta dal alcuni sindaci del patto territoriale di Torino Sud e un gruppo Cna guidato da presidente provinciale Federico Casetta, puntano su Shenyang, capitale del Liaoning, città di 7 milioni di abitanti gemellata con Torino, fulcro economico e politico del Nord –Est della Cina. Punto di incontro sarà il Seda, l’ente di sviluppo economico della zona. Gli imprenditori potranno incontrare alcuni clienti- fornitori cinesi, già selezionati in base alle esigenze delle aziende e alla ricerca fatta dal desk di Shenyang del progetto Stars Bridge di Cna, e visitare le aziende per conoscere il modello produttivo Workshop da cui dovrebbero venire fuori occasioni di business tra le imprese.

La Repubblica, 25 marzo 2006. Faletti e i delitti al cioccolato onda dolce in piazza San Carlo. Ieri i primi assaggi. Oggi si comincia con i piatti forti di CioccolaTò. Ospite della manifestazione è Giorgio Faletti che alle 18.30 nella cornice di piazza San Carlo intratterrà i suoi lettori e firmerà le copie del suo ultimo thriller "Niente di vero tranne gli occhi". E la sera un altro appuntamento a base di cacao con lo scrittore. Al Berbeda di corso Verona 15 (per prenotazioni: 011.319.80.884) alle 20.30, Faletti sarà l’anfitrione di una cena con delitto sul tema di "Chi ha ucciso il gianduiotto?" continuano degustazioni e gli eventi culturali. L’associazione degli artigiani Cna Torino propone "Cioccolato e design" un connubio tra stile e golosità dai giovani dell’Istituto di arti applicate Iaad.

La Repubblica, 23 marzo 2006. Auto e polizze. "Indennizzo diretto: il nuovo rapporto automobilista, carrozziere e assicurazione". E’ il titolo del convegno, promosso dall’unione Cna servizi che si svolgerà sabato al Lingotto Fiere, in via Nizza 294. In programma un focus specifico su tematiche della qualità di riparazione, sicurezza del veicolo, diritto del danneggiato. Info: 011.46.17.694.

La Repubblica, 15 marzo 2006. "Un’umiliazione inutile quei numeri non bastano". Le file si sono smaltite, ma il problema resta. Le quote di ingressi assegnate al Piemonte sono insufficienti per coprire il fabbisogno, soprattutto in settori come l’agricoltura e l’edilizia. Un problema che non ha ancora trovato soluzione. "Un problema che non ha ancora trovato soluzione "Non chiediamo che si aprano le frontiere senza regole - dice Antonio Ciavarra responsabile del servizio Dedalo della Cna di Torino - ma che le associazioni di categoria possano di la loro". Per gli artigiani le cifre dovrebbero essere concertate, "nascere da una trattativa in base al reale bisogno". Negli uffici della Cna il personale ha aiutato oltre 500 aziende, edili, meccaniche e servizi a compilare le richieste per il nulla osta. "Solo una parte verrà accettata - dice - le altre? E’ un problema serio. Sarebbe necessario discutere prima dei numeri, avere più finestre per presentare le domande, utilizzando le stesse associazioni di categoria per sbrigare le pratiche", aggiunge Ciavarra. Un punto su cui è d’accordo anche l’assessore al Lavoro della Regione, Angela Migliasso, che annuncia per il 30 marzo l’insediamento di un gruppo di esperti per studiare una nuova legge regionale sull’immigrazione. Normativa che non riguarda i flussi, ma che "servirà a scrivere una legislazione più vicina al tipo immigrazione esistente". Il governo, rispetto al 2005 è stato clemente, concedendo alla Regione il doppio di ingressi, sulla base del dossier che lo stesso assessorato ha elaborato. "uno sforzo che apprezziamo, inferiore però alle richieste - dice Angela Migliasso, assessore al Lavoro - in uno stato federale credo che debbano essere le Regioni a definire le quote dopo aver sentito le necessità del sistema economico. Concertando si eviterebbero problemi, come nel caso, come nel caso delle quote di lavoro stagionale, ben inferiori alle necessità". Sulla questione la Coldiretti di Torino, la provincia più penalizzata, annuncia battaglia. "Lo scorso anno il ministero aveva concesso 250 ingressi e sono stati utilizzati- dice il direttore Carlo Greco- mi chiedo con che logica ora siano stati ridotti a 136. Chiederemo subito che vengano usate le quote straordinarie altrimenti le nostre imprese rimarranno senza manodopera". Anche le piccole e medie aziende associate all’Api reputano magre le cifre: "Non soddisfano la richiesta, in futuro sarà meglio aprire un confronto per calibrare le quote in base alla necessità di settore". Meno critica l’Unione industriale di Torino. "Per noi è impossibile i numeri - dice il direttore di Giuseppe Gherzi - d’altronde, come sottolineano le organizzazioni sindacali, assistiamo a processi di ristrutturazione, con l’espulsione di persone che difficilmente vengono ricollocate. Sull’opportunità di innalzare i flussi sarei quindi cauto perché le questioni non collimano". Tiepida anche la posizione del Collegio Costruttori: "I numeri di quest’anno sono in linea perché sono terminate le opere Olimpiche e i grandi inventi pubblici - dice il presidente Giorgio Gallesio - anche il mercato privato si sta riequilibrando. Una maggiore concertazione sarebbe comunque più utile". Per i sindacati, la situazione è inaccettabile. "Il numero di permessi che saranno accolti, il 10 per cento delle richieste, dimostra ancora una volta come non esiste una correlazione tra le esigenze del mercato del lavoro e le quote assegnate", dice Gaetano Quadrelli della Cisl. E la giunta provinciale punta il dito contro le code davanti agli uffici postali: "Una situazione incivile e ingiusta, per le prossime scadenze metteremo a disposizione i centri per l’impiego per la distribuzione dei Kit e la compilazione".

La Repubblica, 2 marzo 2006. "Dalla Fiat e dall’Europa due iniezioni di fiducia". "C’è stata una grande iniezione di fiducia con la rimonta di Fiat, l’uscita dei nuovi modelli che hanno risvegliato le vendite, generando un effetto positivo nell’indotto. Effetto che non potrà che crescere con l’avvio della linea Grande Punto a Mirafiori". Sebastiano Consentino, leader della Cna regionale, è convinto che il clima sia cambiato, che le imprese non possano far altro che lottare per migliorare la situazione. "Certo, nono sono stati solo i risultati del Lingotto a far migliorare il quadro. Anche la ripresa dell’Europa ha contribuito". Ma i dati positivi dell’ultimo trimestre del 2005 troveranno una conferma nella prossima indagine dell’Unioncamere? "E’ sempre difficile fare previsioni, ma nelle aziende, anche quelle medio-piccole, c’è la voglia di lasciarsi alle spalle questo periodo difficile, inventandosi anche la luna pur di uscire" aggiunge il segretario regionale di Cna. Per Consentino sarà la capacità delle aziende di investire, di puntare sulle innovazioni e sui nuovi prodotti a far differenza.

La Repubblica, 16 febbraio 2006. Sul podio dell’Olimpiade salgono i prodotti tipici. Consumi alle stelle, ma la produzione alimentare made in Piemonte stenta a decollare. È il paradosso che abbonda sulle tavole olimpiche, dei bar, alberghi e ristoranti affollati e lascia perplessi molti operatori all’inizio della filiera che però mettono subito le mani avanti: "I bilanci si faranno alla fine. A braciere spento". Così almeno succede al "santuario" del fresco di Torino, i nuovi mercati generali del Caat, dove il volume d’affari non è in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. "In effetti ci aspettavamo un boom di vendite - ammette Luca Battaglio, presidente dell’omonimo gruppo ortofrutticolo - Invece tutto procede nella norma, senza grossi sussulti. Francamente non riusciamo a darci una spiegazione plausibile se non che tutti i turisti si siano portati i panini e verdure da casa". Non cambia musica dalla parte di Asprocarne Piemonte. "Il settore va bene- spiega Giovan Battista Testa, il segretario generale dell’associazione- ma non è trainato dall’evento olimpico quanto dall’emergenza aviaria che ha spostato i consumi verso le carni rosse. Del resto un po’ ce l’aspettavamo, solo grandi festività come il periodo natalizio smuovono di molto il comparto". E’ critico Stefano Busi, responsabile del comparto alimentare per Cna: "Bisogna capire come funziona la filiera. Non è detto che il catering di alberghi o delle squadre olimpiche si serva di generi di prima necessità delle nostre parti". E aggiunge:"Sulla valorizzazione dei prodotti tipici stiamo perdendo una grande occasione con il Grand Balon, aperto tutto il mese, ma dove l’affluenza è stata minima. Colpa di mancanza di informazione e scarsa segnaletica che penalizza gli artigiani e piccoli produttori".Anche i formaggi di qualità non segnalano impennate: "Ad oggi non c’è stato un sensibile aumento della domanda - conferma Daniele Giacone di Assopiemonte Dop e Igp - Forse si doveva puntare di più sulla promozione regionale". Sorride invece l’alimentare legato al paniere dei prodotti tipici, su cui la provincia ha investito un milione di euro ed è proposto in 117 ristoranti e in punti di degustazioni a fianco degli impianti di gara. Lo sostiene Elena di Bella, dirigente di Palazzo Cisterna per lo sviluppo montano: "Risultati importanti sono stati già raggiunti, anche se non ancora sufficienti da richiedere maggiori volumi di produzione. Nelle comunità montane i supermercati Crai hanno inserito io paniere tra i propri scaffali e così ha scelto da fare Autogrill nel Canavese. A pochi giorni dall’inizio dell’evento sportivo l’effetto volano si fa già sentire". Gongola anche Guido Gobino, il maestro cioccolatiere inventore dei mini Gianduiotti tourinot. Ogni giorno telecamere provenienti di mezzo mondo vanno in processione per i filmare i suoi laboratori, e negli scorsi giorni si è affacciata anche Martha Steward, la regina del bon ton americano. "La vetrina eccezionale - dice Gobino - Non conta quanto si vende oggi, ma il ritorno che ci sarà tra breve". Ordini eccellenti sono arrivati anche a Gancia l’azienda che produce spumante dal 1850. "L’evento olimpico - sostiene i presidente Lamberto Vallarino Gancia - riveste innanzitutto un grande significato di visibilità per il nostro territorio e per il sistema imprenditoriale locale. Oltre alla collaborazione con il museo Egizio e la presenza in numerosi punti della Torino Olimpica, pochi giorni fa è venuto a farci visita un gruppo di atleti della squadra di bob canadese per acquistare alcuni Magnum di Asti da utilizzare per i brindisi e i festeggiamenti". Sulla stessa onda l’associazione dei panificatori torinesi. Racconta il presidente Giovanni Gai: "Mezzo mondo sta scoprendo i nostri grissini rubatà e stirati. I russi in particolare ne vanno matti".

La Repubblica, 26 gennaio 2006. I marchi della discordia, trentacinque prodotti tipici in lista per Dop e Igp. Un accordo però ottenuto a caro prezzo. Delle 15 aziende che componevano il consorzio, almeno 8 ne sono uscite sbattendo la porta, pur continuando a far valere la propria voce sulla denominazione d’origine. "Senza dubbio è stata una cattiva pubblicità - ammette Marco Arneodo, presidente del Consorzio di tutela del Castelmagno - Attorno al boom del nostro formaggio si sono creati troppi opportunismi di persone del volano di visibilità della Dop. Un po’ è colpa dello statuto che ci è imposto dall’Unione europea: si vota come in un condominio e non conta la produzione del singolo". Su questa strada rischiano di incamminarsi altri illustri "colleghi" del comparto alimentare. Dal grissino rubatà alla menta di Pancalieri, dove le prime scintille sono scoppiate prima ancora di arrivare all’Igp, senza dimenticare il salame cotto Piemonte e il salame Cuneo (sia cotto, sia classico): tutti in attesa della Dop. Nel caso del formaggio Maccagno le divisioni hanno addirittura portato a presentare due disciplinari, quindi due modelli di produzione diversi, alla commissione di valutazione sulla Dop. Screzi che colpiscono anche il gianduiotto, uno dei simboli di Torino. Da diversi anni la Cna torinese ha radunato alcuni produttori per puntare dritto all’Igp e sbaragliare finalmente la nutrita concorrenza sleale che utilizza impropriamente il nome gianduia. Una mossa importante che ha avuto però defezioni di peso. Sono rimasti fuori dai giochi Peyrano, Caffarel e Silvio Bessone, presidente dei cioccolatieri di Confartigianato che avrebbero voluto norme più stringenti. "Il lungo iter burocratico della certificazione - spiega Stefano Busi di Cna Torino - mette alla prova i nervi più saldi. Tanti produttori si stancano e abbandonano. Peccato davvero. Perché si tratta di autogol per tutti". Vecchie ruggini scuotono anche Santhià, nel Vercellese, dove il consorzio per il riso Sant’ Andrea lavora da 5 anni per guadagnarsi il galloni della Dop. "Purtroppo non si fanno troppi passi in avanti- racconta Giovanni Provera, il presidente dell’ente-. E si capisce il perché. Ora è sorto anche un consorzio Valle Po che richiede l’Igp per il proprio riso, un marchio comune da Vercelli fino a Rovigo. Va a finire che a Bruxelles bocceranno tutte e due le proposte e mangeremo solo riso tailandese". Daniele Giacone di AssoPiemonte Dop e Igp invita ponderate riflessioni prima di buttarsi a capo fitto nel mare magnum della certificazione: "Denominazione di origine controllata significa eccellenza. Non conviene esagerare soprattutto quando si tratta di piccole produzioni, che poi hanno difficoltà a rispettare i disciplinari". Non la pensa così l’assessore all’agricoltura della Regione Mino Taricco: "E’ proprio a tutela delle tradizioni, anche di non grande portata, che serve un marchio. Altrimenti, senza una tutela, tanto prodotti verrebbero spazzati via".

La Repubblica, 19 gennaio 2006. "Un buon lavoro assessore ma dimentica gli artigiani". "Il giudizio complessivo non può essere positivo, ma, come spesso succede quando si varano provvedimenti o piani di politica industriale, la componente delle imprese artigiane viene esclusa. Questo è anche successo con la legge, sulla ricerca non essendo stati coinvolti nelle fasi della sua elaborazione". Michele Sabatino, segretario regionale di Cna, rappresenta il malumore di tutte le associazioni artigiane piemontesi (Confartigianato e Casa) che unitariamente chiedono di contare di più, anche sul fronte della ricerca e sviluppo. Siete irritati perché siete stati lasciati fuori dalle stanze dei bottoni? "No, non è una questione di potere o di poltrone. Ci troviamo di fronte ad una legge complessa, strategica, che coinvolge diversi assessorati, atenei, associazioni, centri di ricerca. Vorremmo che un provvedimento del genere nono fosse impostato solo con il contributo delle associazioni delle grandi e medie imprese. Noi rappresentiamo una quota del sistema Piemonte altrettanto rilevante: 130 mila aziende, 14 per cento del Pil regionale ed oltre 310 mila addetti. Credo che dovremmo avere pari dignità". Lei, però dà un giudizio generale positivo sul provvedimento. Allora cos’è che non la convince? "Il non coinvolgimento, su un obbiettivo condiviso. Lo avevamo chiesto, per avere un ruolo attivo, evitando di leggere solo i resoconti dei giornali e i documenti ufficiali. C’è invece stata un’esclusione delle confederazioni artigiane. Un’esclusione che si ripercuote anche nelle strutture che verranno create dopo l’approvazione del testo. Perché, ad esempio, nel comitato ristretto, quello esecutivo che decide anche la divisione dei fondi a disposizione, la componente artigiana nono deve essere rappresentata". Non avete fatto pressioni per far valere il vostro peso? "Certo, attraverso documenti unitari. Ma non siamo stati ascoltati. Anche durante l’iter nella commissione consiliare". Risultato? "Per il momento non è cambiato nulla. Speriamo che in extremis, durante la discussione in aula, questo nostro appello venga recepito". Come vi siete mossi? "Abbiamo inviamo a tutte le forze politiche, visto lo spirito bipartisan, il testo di un emendamento che potrebbe aprire le porte della commissione esecutiva nostro mondo". Crede che possa essere recepito? "Speriamo, siamo fiduciosi". Cosa, invece, apprezzate del lavoro di Bairati? "Prima di tutto che si è arrivati alla definizione di una legge che riguarda un settore importante per la competizione del territorio. Apprezziamo anche lo sforzo fatto dal vicepresidente Susta, che è riuscito a deviare su questo comparto risorse finanziarie importanti".

La Repubblica, 18 gennaio 2006. "A rischio la formazione professionale". Formazione professionale a rischio. Finita l’era dei contributi a pioggia. Il mondo della piccola media impresa si confronta con un periodo difficile, con poche risorse per aggiornare e migliorare la preparazione dei lavoratori. Le parole d’ordine per uscire dall’impasse, secondo i rappresentanti istituzionali e di categoria riuniti a Villa Gualino per il convegno regionale Fondartigianato, sono la razionalizzazione degli interventi e la concertazione tra le parti per identificare i settori in cui c’è maggior bisogno. Il tutto per evitare inutili doppioni. "C’è una forte preoccupazione - ha detto Paolo Alberti, segretario di Cna Torino e presidente di Ebap l’ente bilaterale piemontese - Perché sono attesi tagli pesanti della nuova programmazione per il 2007 del fondo sociale europeo. In questo contesto occorre snellire la burocrazia, che ci lega fino a 4 o 5 mesi prima di far partire un corso di formazione. Gli artigiani invece si aspettano molto dall’Ebap, anche come referente per la formazione dei più giovani". All’appello però mancano i quattrini anche perché gli apprendisti. "In commissione regionale per l’impiego - ha detto Giovanna Pantenero, assessore regionale - si sta lavorando per approvare nel minor tempo possibile il disegno di legge sull’apprendistato. Ma vorremmo segnali positivi da Roma, perché ad oggi i fondi statali previsti, circa 100 milioni, da destinarsi ai giovani, sono letteralmente scompari dall’ultima manovra".

 
 
 
 
 
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