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Il Sole 24 Ore, 15 luglio 2007. Nessuna conflittualità. L’offerta è sufficiente. Effetti della liberalizzazione nessuno. "Ma era un nulla annunciato" precisa Costantino Spataro della Cna. Era stato chiarito fin da subito che i 1.550 taxi della metropolitana torinese erano più che sufficienti per le necessità del territorio. "Soprattutto perché – precisa Alessandro Altamura, assessore al commercio del Comune di Torino – circa 1.490 sono concentrati in città". Dunque nessuna licenza in più e taxisti sostanzialmente tranquilli di fronte al decreto Bersani. In pratica tutto procede come prima. Con il 5-6% di taxista che abbandona l’attività e cede la licenza per cifre che possano oscillare tra i 160 e i 180 mila euro, oppure la consegna a un familiare. E con tariffe che sono rimaste invariate anche perché non c’erano ragioni per un cambiamento, a parte le proteste dei torinesi che le considerano troppo care. L’unica novità è stata l’introduzione di una tariffa agevolata ce consente con 5 euro, di viaggiare all’interno della Ztl, la zona a traffico limitato nel centro della città. "Ci sono 14 postazioni di taxi nell’area centrale e nei primi due mesi di funzionamento, la tariffa ridotta ha dimostrato di piacere alla clientela". Presto dovrebbe arrivare l’accordo per una tariffa da 30 euro per collegare Torino con l’aeroporto di Caselle.
Il Sole 24 Ore, 11 luglio 2007. Convegno Cna. Centro congressi Comune (ore 9): convegno Cna sul "Il cammino delle imprese verso la responsabilità sociale". Con: Giuseppe Morena, Cna Torino; gli assessori della provincia di Torino Cinzia Condello (Lavoro) e Giuseppina De Santis (Attività produttive); Tom Dealessandri, vicesindaco Torino. Info: tel.011.46 17684.
Il Sole 24 Ore-Nord Ovest, 25 aprile 2007. Artigianato, nuova sede per la Cna di Torino. La Cna torinese allargherà la sua attività oltre il mondo artigiano rivolgendosi alle imprese del commercio e del turismo ai collaboratori professionali non iscritti a un albo, a tutte le Pmi. Punto di partenza è la nuova sede in via Francesco Millio, 26 a Torino, recentemente inaugurata. "Vogliamo che quest’edificio – ha detto il presidente provinciale Federico Casetta- diventi la casa delle piccole imprese". La sede si sviluppa su 3.500 metri quadrati, con 54 uffici,quattro sale riunioni e una sala conferenze da 100 posti.
Il Sole 24 Ore, 27 gennaio 2007. Parte la controffensiva delle categorie. Nel settore commerciale c’è chi esulta e non solo per simpatia politica con il centro-sinistra. "Ancora una volta nessuna liberalizzazione- si legge in un comunicato della Federazione italiana tabaccai come è già accadutole scorsa estate in occasione del primo decreto Bersani, le ricorrenti voci di una prossima liberalizzazione della nostra attività non hanno trovato effettivo riscontro. Ancora una volta riconosciamo al Governo la coerenza nel rispettare le posizioni assunte dai suoi qualificati rappresentanti in occasione dei convegni della Fit, dello scorso novembre in cui gli onorevoli Massimo D’Alema e Vincenzo Visco avevano riconosciuto appieno la funzione e il ruolo della nostra categoria". Infatti, fanno sapere anche dal Ministero dello Sviluppo economico il capitolo dei tabaccai non è all’ordine dell’agenda delle liberalizzazioni. I barbieri invece non ci sanno e passano al contrattacco, dopo aver incassato al deregulation delle licenze e degli orari. Probabilmente si cercherà di recuperare tra Montecitorio e Palazzo Madama, quello che Palazzo Chigi ha tolto. In fin dei conti il barbiere in Parlamento è un istituzione al pari delle altre. "Aprire in tempi rapidi di un tavolo di confronto con il Governo finalizzato a migliorare le norme riguardanti le categorie interessate dai provvedimenti sulle liberalizzazioni", ha chiesto ieri il presidente della Confartigianato Giorgio Guerrini che lamenta in particolare "l’assenza di una fase di concertazione preventiva con le rappresentanze degli imprenditori coinvolti dagli interventi varati dal Consiglio dei ministri". "Non ci sottraiamo al principio della concorrenza. Ma - avverte Guerrini - ritengo indispensabile che si avvii subito un confronto con il Governo per aiutare le imprese dei settori dell’acconciatura e dell’estetica ad irrobustirsi ed affrontare le novità dei provvedimenti sulle liberalizzazioni. Ciò anche per garantire la qualità dei servizi offerti ai consumatori". Confartigianato poi il peso del settore sull’economia: in Italia- sottolinea una nota- operano 101.053 acconciatori, dei quali 98.249 sono artigiani con 165.131; si tratta di microimprese (due addetti in media, compreso il titolare) per un fatturato di 7,5 miliardi. Le imprese di estetica sono 13.750 con 23.281 addetti. Il tema della deregulation degli orari resta assai spinoso. Gli acconciatori sono pronti a mobilitarsi se la liberalizzazione proposta dal Governo dovesse rivelarsi "selvaggia", ovvero se il non obbligo di chiusura il lunedì si traducesse in una settimana lavorativa di 6 giorni, denuncia Savino Moscia, presidente nazionale di Federacconciatori aderente alla centrale artigiana Cna. Moscia sarebbe invece d’accordo se questo intervento volesse dire che ogni esercizio è libero di decidere il giorno di chiusura. "Non abbiamo ancora capito- spiega Moscia – ma nel caso di un intervento selvaggio siamo pronti alla mobilitazione. Per noi si tratta comunque di un intervento tardivo: la legge 1 4 settore prevede già ad esempio, l’abbattimento delle distanze per aprire nuovi esercizi . In più la chiusura era da molti anni già liberalizzata". Ed è proprio la tradizionale chiusura di inizio settimana degli acconciatori che suscita apprensioni e nostalgie. "Lunedì continuerò a farmi la barba a casa e non andrò dal barbiere anche se quest’ultimo dovesse tenere aperta la sua bottega", ha detto Amedeo Laboccetta, dirigente nazionale di An. "Non mi farò certamente condizionare dalla nuova normativa di Palazzo Chigi - che cambia gli orari di lavoro dei nostri acconciatori costringendoli a stare aperti anche di lunedì e di domenica come accade in Parlamento".
Il Sole 24 Ore-Nord Ovest, 24 gennaio 2007. Dalle Regioni sostegno alle Pmi. Il Piemonte farà da apripista nelle revisione dei distretti grazie ad un nuovo strumento operativo. L’annuncio del vicepresidente e Assessore alle attività produttive, Paolo Peveraro è la principale novità tra le risposte che la regione mette in campo per guarire i mali delle Pmi subalpine: non c’è incompatibilità tra la nuova norma nazionale sui distretti e l’orientamento della giunta Bresso alla loro revisione. "L’importanza dei distretti non è discussione anzi sarà rafforzata: nel giro di pochi mesi uscirà uno strumento ricomprendere anche i rapporti tra i sistemi locali e strutture scientifiche". Ciò permetterà operativo in cui verrà superato il concetto di distretto ancora al territorio, in modo da di includere anche parti del sistema produttivo che rimanevano fuori con la vecchia normativa, puntando sulla logica di filiera. I settori cui si guarda sono sia "emergenti, come aereospazio, bioteconologie, nanotecnologie, sia i più tradizionali come meccanica, elettronica e tessile". I "distretti pilota", saranno il tessile di Biella, l’orafo di Valenza e i casalinghi dell’ alto Novarese. Le sole imprese artigiane sono in Piemonte 135 mila e danno lavoro a 350 mila persone. "le difficoltà maggiori nella competizione internazionale- dice il segretario della Confartigianato Piemonte, Silvano Berna- sono legate alle dimensioni limitate. È importante che la Regione valorizzi i "distretti di filiera"". Sul tappeto restano altri nodi: credito, burocrazia, fisco. La Confartigianato chiede un rapido avvio della nuova società regionale per l’internazionalizzazione e lo sviluppo e lo sviluppo di una rete regionale dei confidi che segue la razionalizzazione realizzata finora, ma più di tutto denuncia il peso di fisco e burocrazia. "E’ come voler correre con il freno a mano - tirato sostiene Berna - Certo la Regione può fare poco anche se è positivo l’interesse per la nostra proposta di un tavolo per la semplificazione". Il segretario della Cna Piemonte, Michele Sabatino, ribadisce la richiesta di potenziare la rete dei confidi, denuncia "il ritardo dei pagamenti da parte di pubblica amministrazione e committenti in genere", punta l’indice "sui costi indotti da eccessiva burocrazia ed levata imposizione". Ancora più drastica l’analisi del presidente della Confcommercio Piemonte, Ferruccio Dardanello, che si rifà al documento "L’impresa di fare impresa" di Confcommercio e Censis. "In Italia - sostiene - aprire un’impresa costa 17 volte più del regno Unito e 11 più della Francia; siamo penultimi in Europa per licenze e commissioni; servono otto passaggi burocratici per registrare una proprietà; fino al 76% dei profitti è destinato a tasse, balzelli e contributi. E così via". Per Dardanello quindi, "non sorprende la valutazione di De Rita a proposito della perdita del "gusto di fare impresa", cui aggiungiamo la sconforto per l’immobilismo e l’incapacità della classe dirigente". Alle preoccupazioni delle imprese Peveraro risponde indicando i cardini della strategia regionale: le leggi su ricerca e innovazione e internazionalizzazione varate nel 2006, ma soprattutto il piano triennale dell’industria. E poi è stato lanciato un nuovo bando da 32 milioni per i progetti di ricerca e sviluppo realizzati assieme da atenei, centri di ricerca e imprese". Innovazione, aggregazione, flessibilità, credito sono, ricorda Peveraro, "al centro della nuova programmazione 2007-2013. E’ già ad un buon livello di definizione il nuovo Programma operativo regionale con una dotazione pari a 1.077 milioni". Quanto alla semplificazione; Peveraro sottolinea che il problema è soprattutto dei Comuni: "La Regione - sostiene - ha fatto molto in questi anni, ad esempio impegnandosi per la realizzazione degli Sportelli unici presso i Comuni. E la giunta ha dato disposizioni alle strutture regionali affinché diano precedenza assoluta alle pratiche per gli sportelli unici". |