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Anno 2009 - Italia Oggi
 

Italia Oggi, 4 febbraio 2009. Pmi, in Piemonte a rischio 35 mila posti. Sono trentacinque mila i posti di lavoro a rischio nelle imprese artigiane piemontesi a causa dalla grave crisi economica in atto; di questi, oltre sei mila nel solo indotto auto. Ma con loro rischiano di scomparire, per sempre, anche migliaia di datori di lavoro, imprenditori, artigiani e piccolo industriali che nei decenni passati erano già sopravvissuti a tutto: alle precedenti crisi del colosso Fiat, ai ritardi nei pagamenti da parte dei committenti, alla mancanza di ammortizzatori sociali adeguati, alle difficoltà di accesso al credito. Enzo Innocente, imprenditore e presidente regionale di CNA Produzione per il 60% delle aziende metal meccaniche della provincia di Torino e una crescente difficoltà di accesso al credito nei confronti della banche. Stessa situazione nei settori dell’autotrasporto, del legno-arredo, della prototipazione e del cartaio-editoriale. Sebastiano Consentino, presidente regionale di CNA e Michele Sabatino, segretario regionale, chiedono alle istituzioni provvedimenti urgenti, ma soprattutto ricordano che nessuna misura anticrisi potrà mai avere effetto in un paese come l’Italia se non coinvolgerà in modo reale l’artigianato: "perché il 96% delle imprese italiane è al di sotto dei 15 dipendenti". Le misure a sostegno delle grandi case automobilistiche allo studio del governo devono quindi necessariamente includere, secondo la Cna, iniziative in grado di sostenere la liquidità delle piccole imprese di rilanciarne lo sviluppo e l’innovazione tecnologica. Non solo. Sabatino chiede "una revisione degli studi di settore, il versamento dell’Iva allo stato solo dopo l’incasso delle fatture, di rendere operativo il fondo nazionale di controgaranzia del credito e di rifinanziare la legge Artigiacassa". Occorre poi mettere mano all’annosa questione dei termini di pagamento. Sabatino sottolinea la concorrenza sleale che subiscono le imprese italiane dell’indotto auto, dove i pagamenti si sono prodotti anche fino a 250-300 giorni dall’esecuzioni lavori, rispetto agli altri paesi europei, dove i pagamenti avvengono a 30-60 giorni. Una situazione ormai insostenibile che pesa sulla liquidità delle piccole imprese e influenza negativamente il loro rapporto con le banche. Drammatica, in particolare, appare la situazione degli autotrasportatori di automobili i cosiddetti "bisarchisti" se le auto non si vendono, loro non le trasportano a fronte di costi e di esercizio in continuo aumento e di una concorrenza spietata da parte dagli operatori dell’Est Europa. Sabatino spiega che oggi quasi il 60% delle bisarche è fermo e che secondo dati CNA Fita , gli autotrasportatori italiani stanno lavorando a 1 euro a chilometro contro l’1.23 euro di luglio 2008 mentre i bisarchisti dei paesi dell’Est europeo operano ad appena 60 centesimi. Secondo Stefano Busi, responsabile CNA Produzione, il governo deve infine "adottare provvedimenti a sostegno della ricerca e sviluppo con soglie di accesso alla portata degli artigiani".

 
 
 
 
 
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