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| Anno 2009 - La Repubblica |
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La Repubblica, 20 agosto 2009. C’è un difetto. E il saldo slitta. Basta poco per dilatare ancor di più il ritardo nei pagamenti: è sufficiente contestare la qualità della fornitura. Poco importa se poi la merce acquistata non alcun difetto. L’importante è allungare i tempi facendo slittare la consegna del prodotto. Dopo scattano ancora quei 4-6 mesi che ormai sono diventati la norma per coprire le fatture. «Sotto questo punto di vista spiega Daniele Vaccarino, presidente di Cna Torino - agosto è un mese spaventoso: tutto ciò che scade a fine luglio viene direttamente rimandato a settembre». Vaccarino ha sentito parecchi piccoli imprenditori lamentarsi dei ritmi di Fiat, ma non solo: «Questo allungamento sta diventando un dramma soprattutto per le imprese della subfornitura. Ormai non è più solo lo stato a essere un cattivo pagatore. Ed è quasi impossibile uscire da questa moda, perché non esistono strumenti adeguati che obblighino il cliente a pagare». Così le grandi aziende si prendono i loro tempi con buona pace del resto della filiera: «E’ un meccanismo che deriva dalla difficoltà di accesso al credito, ma anche da una sorta di prepotenza che hanno i soggetti più forti nei confronti dei piccoli». Giuseppe Balestra, presidente di Confartigianato Piemonte, concorda: «I ritardi di Fiat rientrano in un quadro più ampio, che riguarda tutta una serie di committenti. Clienti che, se non ti pagano e se non ne hai altri, ti mettono in ginocchio». Poi si aggiunge la frustrazione: «Quando leggi - aggiunge Balestra - che il tuo cliente fa grossi affari per il mondo, che richiedono molta liquidità, qualche domanda te la fai». Anche perché la dinamica non lascia scampo: se il capofila non paga in tempo il ritardo si scarica su gli altri e si ingigantisce. Per esempio, i guai di un imprenditore torinese che fa parte di “Imprese che resistono” partono da Fiat, passano attraverso il suo cliente e arrivano a lui. Non vuole essere nominato, perché teme di perdere quel poco lavoro che ha, però racconta: «Ho un’azienda di 20 dipendenti che fornisce un’impresa più grande , che fabbrica ruote. E’ un cliente per cui fatturo un milione di euro l’anno, solo che non mi paga. A Natale risultava fuori di 550 mila euro. Mi ha detto di aspettare e ora il conto è salito a 750 mila. Le ultime fatture che mi ha saldato a luglio erano scadute 2008. Sono ormai storie di ordinario ritardo. Anche l’Amma, l’associazione delle imprese metalmeccaniche torinesi, se n’è accorta: «A livello personale – dice il presidente Vincenzo Ilotte- non mi risultano pagamenti ritardati da parte di Fiat. Però in generale c’è un problema di liquidità: ci troviamo ad avere committenti, soprattutto i più grandi, che allungano i tempi e in più in bassi volume di produzione hanno limitato i margini. Ecco perché ci siamo mossi per aiutare le Pmi nella ricerca del credito tramite i Confidi». C’è anche chi si è stufato dei tempi di Fiat: «Non è più un nostro cliente – racconta la titolare di un’azienda che per il Lingotto montava impianti produttivi- perché non sopportavano più i loro sistemi: ti pagano a 120 giorni, che scattano dalla consegna dell’impianto, cioè quando vogliono loro, perché sono loro a deciderla». Così dopo 35 anni, l’imprenditrice ha deciso di diversificare: «Ma non è cambiato molto perché ora lavoriamo per l’indotto e siamo comunque in difficoltà: i tempi vanno dai 180 giorni in su. In pratica ci comportiamo come se fossimo noi le banche».
La Repubblica, 17 ottobre 2009. Prezzi scontati a chi compara nell’ultima mezz’ora. Contro il caro vita la Cna di Torino lancia la “spesa last minute”. L’iniziativa che partirà lunedì in via sperimentale in alcuni quartieri della città e proseguirà per tutto il mese di novembre, prevede che nell’ultima mezz’ora di apertura in negozianti vendano i prodotti freschi o comunque deperibili a prezzi scontati. «Quando l’economia è in crisi, non serve lamentarsi ma occorre mettere in atto nuove idee. E così abbiamo pensato di estendere alla spesa alimentare, soprattutto ad alcuni generi di prima necessità. Il meccanismo del prezzo che scende mano a mano che passa il tempo, sperimentato con successo nel campo del turismo- spiega il presidente provinciale di Cna Commercio, Giovanni Genovesio - Si tratta di pane e prodotti da forno, ma anche latte, yogurt e latticini vari, frutta e verdura, carne pesce e surgelati e poi scatolette di tonno, fagioli, piselli, succhi di frutta, sughi pronti, biscotti, merendine, omogeneizzati e tanto altro ancora». Aggiunge Genovesio: «L’obiettivo è attirare all’interno del negozio il cliente di passaggio - conclude Genovesio - ma anche essere una sorta di “patto di solidarietà” fra il negozio sotto casa e il consumatore, nella consapevolezza da una parte delle attuali difficoltà, legate all’indubbia riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, e dall’altra della convenienza di una spesa garantita, sotto ogni aspetto dal commerciante di fiducia».
La Repubblica, 10 ottobre 2009. Moda, arte & design.E’ visibile con ingresso gratuito fino al 31 ottobre nei locali dell’Imbiancheria del Vairo di Chieri, la mostra, la mostra Moda e made in Italy tra arte e design. La qualità oltre la griffe: vetrina di aziende che operano per la difesa e la valorizzazione del made in Italy, a confronto con quattro designer, dieci artisti e un fotografo professionista, da Vilgiaturo a Francesco Casorati, Guido Appenndino, Piero Fonio Marcello Gobbi e Gianna Tuninetti.
La Repubblica, 6 ottobre 2009. Moda e made in Italy a Chieri. Torino vuole ritornare protagonista della moda italiana e lo fa partendo da un luogo simbolico del suo passato tessile. L’Imbiancheria del Vajro di Chieri, che fino al 31 ottobre ospita la mostra «Moda e made in Italy tra arte e design: a qualità oltre la griffe». Allestita da Cna vuole puntare l’attenzione sulle contaminazioni tra moda e arte attraverso le opere di designer torinesi, ma soprattutto mettere in luce le potenzialità delle piccole e medie imprese piemontesi impegnate nell’industria della moda. All’Imbiancheria saranno anche esposti gli accessori e i capi d’abbigliamento ispirati al Futurismo realizzati dagli studenti dello Ied di Torino.
La Repubblica, 5 ottobre 2009. Cudia eletto all’unanimità presidente regionale della Cna. e Francesco Cudia il nuovo presidente regionale della Cna Piemonte. È stato eletto all’unanimità dall’assemblea elettiva tenutasi ieri a Torino, al Circolo Ufficiali. Subentra a Sebastiano Cosentino che lascia la carica dopo otto anni. Imprenditore per vocazione, 56 anni, a 16 ha lasciato Marsala, sua terra di origine dove ha iniziato al lavorare da apprendista in un’azienda del settore termo-idraulico. Diventato tecnico, si è poi specializzato in impiantistica, condizionamento e isolamento acustico diventano imprenditore. Ha fondato la Ica nel 1976 a 23 anni. La sua impresa si è poi specializzata in impianti a baso impatto ambientale e alto risparmio energetico. Con un organico di 35 dipendenti ha collaborato alla costruzione degli impianti della Metropolitana torinese e del termovalorizzatore, al restauro conservativo di Palazzo Siccardi, Palazzo Chiablese, Reggia di Venaria. Recentemente ha ricevuto la laurea ad honoris in Ingegneria Meccanica. L’Assemblea ha inoltre eletto la nuova presidenza regionale. La direzione immediatamente riunita ha proceduto alla riconferma di Michele Sabatino alla carica di segretario regionale e di Santoro Maviglia a quella di vicesegretario.
La Repubblica, 4 ottobre 2009. “Prestiti esigui e saldi in ritardo cocktail micidiale per le aziende” La crisi economica non molla e i problemi di liquidità continuano ad affliggere le aziende artigiane. Alla vigilia dell’assemblea che rinnoverà le cariche dirigenziali. La Cna Piemonte fa il punto sullo stato in cui si trova il settore: Qualche pallido segnale di ripresa, c’è però il brutto momento congiunturale «ha continuato a picchiare duramente sulle piccole imprese e sull’artigianato». Come spiega il segretario di Can Piemonte Michele Sabatino. Che aggiunge: «Secondo le nostre analisi gli indicatori segnano negativo ma sono comunque il risalita rispetto ai minimi toccati nei primi tre mesi dell’anno. Restiamo però lontani dal bilanciare le perdite dei trimestri passati. Dunque la strada è ancora lunga, dice il segretario, quanto a liquidità siamo ancora in pieno temporale. Ci troviamo di fronte a flussi di credito verso le imprese a dir poco esigui che, accompagnati dalla fatica quotidiana di riuscire a incassare il denaro dai propri clienti producono un micidiale cocktail che può mettere a rischio molte imprese». Domani a Pralormo la Cna Piemonte riunirà i propri delegati per eleggere il nuovo presidente. Molto probabilmente toccherà a Francesco Caudi, già presidente di categoria degli installatori, traghettare l’associazione fuori dalla crisi. Il collegio dei saggi ha sondato gli umori degli associati e ha deciso di proporre il suo nome all’assemblea. Difficilmente verrà bocciato. A lui spetterà il compito di lavorare per migliorare soprattutto i rapporti con le banche. Il numero uno uscente, Sebastiano Consentino nella sua relazione metterà in evidenza soprattutto questo aspetto. Facendo notare per esempio come lo strumento regionale che copre l’80 per cento dei finanziamenti tramite i confidi sia sottoutilizzato a causa della ritrosia degli istituti di credito: «Lo hanno utilizzato appena 150 aziende su 3-4 mila che avrebbero potuto», sottolinea Michele Sabatino. E anche la moratoria su debiti delle Pmi procede a stento perché osserva il segretario regionale della confederazione «mancano ancora molti accordi territoriali con le banche». Per Consentino sarà il giorno dell’addio dopo due mandati e otto anni alla guida di Cna Piemonte: «In questo periodo spiega il presidente uscente il settore si è rafforzato, poi è arrivata questa terribile crisi, ma sono convinto che ne usciremo rafforzati, anche grazie alla capacita della nostra associazione di dialogare in maniera diretta con il territorio e di riuscire così a formulare proposte concrete».
La Repubblica, 16 settembre 2009. Lite alla Camera di commercio, slitta la nuova giunta di Barberis. Per la conferma del presidente Barberis c’è voluto così poco. Invece per creare la nuova giunta della Camera di commercio di Torino servirà ancora del tempo. Il consiglio doveva riunirsi ieri che i “pour parler” delle settimane scorse tra varie associazioni che compongono l’ente dovessero portare a una nomina lampo dei dieci membri invece qualcosa non ha funzionato: grandi discussioni, seduta del consiglio sospesa e poi “aggiornata” a lunedì nella speranza che il week end schiarisca le idee. Dove nasce l’impasse? La colpa è di un gioco di forze tra i componenti del “parlamentino” della camera di commercio. La giunta uscente era composta da tre rappresentati dell’industria (più il presidente Alessandro Barberis), due del commercio dell’artigianato (tra cui il vicepresidente, Daniele Vaccarino, numero uno di Cna Torino) e uno a testa per l’agricoltura, il settore creditizio e assicurativo e il sindacato. Ma per il prossimo quinquennio i commercianti vorrebbero contare di più anche alla luce del fatto che grazie al conteggio degli associati hanno guadagnato un seggio in più in consiglio camerale rispetto al passato. Così desidererebbero una vicepresidenza “extra” da affiancare a quella degli artigiani ed a assegnare alla presidente dell’Ascom, Maria Luisa Coppa. Una configurazione che però secondo indiscrezioni, non piacerebbe all’Unione Industriale che per riflesso vorrebbe un posto in giunta anche per un rappresentante delle aziende di servizi alle imprese cioè per Renato Bellavita attuale vicepresidente del gruppo Ict dell’associazione di via Fanti. Di qui il dilemma nel bel mezzo della crisi economica, meglio buttar giù dalla torre le banche o il sindacato. La presenza di entrambi è storica ma detta dalla consuetudine: lo statuto della Camera di commercio garantisce infatti un posto in giunta solo alle quattro categorie principali (industria, commercio, artigianato e agricoltura) e non alle altre. Nel mese e mezzo trascorso dalla rielezione di Barberis sembrava che tra le parti si fosse raggiunto un accordo che comportava l’esclusione del rappresentante sindacale (Carlo Ruggiero espressione della Uil) in favore di quello delle banche (Monica Cellerino, Unicredit). Invece ieri gli equilibri sono saltati e i componenti del consiglio hanno scelto di rinviare la votazione a lunedì per evitare ulteriori lacerazioni. Ma il segretario della Uil Piemonte, Gianni Cortese non ha preso bene il tentativo di spallata: «Escluderci in questo momento di crisi sarebbe un operazione gravissima nei confronti del sindacato unitario. È incomprensibile come da un lato ci venga chiesto di fare sistema e dall’altro ci venga tolta una rappresentanza storica».
La Repubblica, 2 settembre 2009. Castellamonte, 200 artisti celebrano la ceramica. Oltre 200 artisti e più di mille opere, distribuite in quattro edifici, con sezioni dall’arte del Novecento a quella di strada, dall’artigianato artistico al design italiano e internazionale, si inaugura venerdì l’edizione numero 49 della Mostra delle Ceramica e VI Mostra di Arti applicate di Castellamonte. La rassegna, giunta ormai quasi al mezzo secolo di vita è stata illustrata ieri mattina presso l’assessorato al Turismo della Regione, alla presenza della presidente Mercedes Bresso e dell’assessore al commercio Luigi Ricca: «E’ nostra intenzione continuare a sostenere l’ iniziativa e il potenziale produttivo rappresentato da un artigianato di qualità che può crescere - ha detto Bresso - in particolare alle stufe di ceramica legate a questo territorio». Ora l’attenzione è volta la cinquantenario per scongiurare le polemiche sulla mancanza di coinvolgimento, delle istituzioni locali che spesso hanno accompagnato in passato l’iniziativa, il sindaco di Castellamonte Paolo Mascheroni ha proposto la nascita fin d’ora di un comitato in cui siano rappresentati accanto ad “esperti” di fuori le realtà canavesane. La manifestazione anche quest’anno curata da Vittorio Amedeo Sacco, si compone di diverse aree. A Palazzo Botton sono allestite su Ceramica e Arti applicate, la chiesa dei SS. Pietro ospitata le opere dell’artista Castellamonte Angelo Pusteria. Il Salone delle Arti presenta le realizzazioni di oltre 70 artisti dell’arte Ceramica del Novecento, da Umberto Mastroianni ad Arnaldo Pomodoro, da Remo Brindisi a Giuseppe Migneco, da Aligi Sassu a Ernesto Treccani da Mario Schifano a Emilio Tadini, da Mario Botta a Sandro Chia. Nel castello proprietà della Famiglia Ricardi Di Netro, che come lo scorso anno apre i battenti al pubblico, è offerto spazio alla ceramica delle donne, da Maria Cristina Carlini a Lia Larizza. Il Gymansium ospita il design, con la produzione per la tavola dei torinesi Lorenzo Parando e Riccardo Rosso e le realizzazioni tra gli altri di Alessandro Mendini ed Ettore Sottsass. Non mancano i percorsi della scoperta della tradizione ceramica del territorio e in particolare delle celebri stufe da Castellamonte verso la fornace di frazione spineto per poi proseguire a Bairo, Torre Canavese, Colleretto Giacosa e Caluso. Durante la rassegna (che prosegue fino al 4 ottobre) sarà possibile visitare la sede dell’associazione Casa Museo “Famiglia Allaira”. Tra gli appuntamenti il 12 settembre verrà attribuita la cittadinanza onoraria Ugo Nespolo, che seguendo le orme di artisti come Pomodoro o Mastroianni che hanno donato alla città le loro opere, ha realizzato presso piazza della Repubblica il Monumento alla Stufa ( aperto giovedì e venerdì 16- 20 sabato e domenica 10/13 -15/20. Info 0124.51.87.216.
La Repubblica, 21 luglio 2009. «Sopravvivere all’autunno la nostra priorità». «Sopravvivere all’autunno deve essere la nostra priorità. La ripresa potrebbe scattare dalla seconda metà del 2010 e sarebbe gravissimo arrivarci con un tessuto di piccole imprese sfilacciato». Daniele Vaccarino ha appena ripreso in mano il timone della CNA Torino (era già stato presidente tra il 1994 e già guarda a settembre:«A maggio e a giugno abbiamo colto una diminuzione della caduta del fatturato. La crisi sta rallentando, ma dopo le ferie questi rimbalzi potrebbero non verificarsi più anzi potrebbero esserci problemi sulla tenuta della manodopera perché per alcuni gli ammortizzatori sociali potrebbero esaurirsi». Presidente Vaccarino, teme che artigiani e piccoli imprenditori possano dare il via ai licenziamenti? «Per il momento questo non accade, anche perché nella cultura delle nostre imprese c’è la tendenza a evitare i tagli del personale. Un dipendente esperto richiede anni di formazioni, quindi bisogna stringere i denti e mantenere alto il livello di capacità produttiva. Altrimenti corriamo il rischio che quando la ripresa arriverà, non avremo più manodopera qualificata. Per noi sarebbe un dramma». Dunque come alleviano le sofferenze delle aziende? «Occorre lavorare sulla questione del credito, sia per risollevare le difficoltà ad ottenerlo, sia per i problemi che derivano dal ritardo dai pagamenti. Per quelli causati dalla pubblica amministrazione ci vuole un sistema di compensazione dei crediti. Poi bisogna rivedere gli studi di settore, va estesa l’iva per cassa anche alle imprese che ricavano più di 200 mila euro, è necessario allargare i Tremonti-ter anche agli utili che vengono utilizzati per ripatrimonializzare la propria azienda. Vanno sospesi i criteri di Basilea 2, perché questo sistema tutto burocratico che le banche hanno a diposizione si sta rilevando incapace di vedere la mutazione del mercato». La crisi riguarda tutto l’artigianato? «Non proprio. È particolarmente violenta in alcuni settori. Quelli manifatturieri, registrano crolli di fatturato che oscillano tra il 30 e il 50 per cento. Ma ci sono ambiti in cui la situazione è meno grave. Il settore benessere, che comprende parrucchieri, estetisti, palestre, non hanno sentito un cosi forte impatto. Così come l’enogastronomia e, in particolare gli artigiani del gelato stanno tenendo bene».
La Repubblica, 14 luglio 2009. Da Intesa-Sanpaolo 500 milioni per aiutare il credito agli artigiani. E’ di 500 milioni di euro il plafond messo a disposizione dalla Divisione banca dei territori di Intesa Sanpaolo guidata da Francesco Micheli a favore delle imprese artigiane, per agevolarne l’accesso al credito a costi sostenibili. Questa la principale novità dell’accordo siglato Fedart Fidi, che rappresenta il sistema di garanzia dell’artigianato a livello nazionale, promosso da Confartigianato, CNA e Casartigiani. «Con questo importante accordo si riavvia- ha dichiarato Daniele Alberani, il presidente di Fedart Fidi- una organica collaborazione tra i sistema dei Confidi artigiani e uno dei principali gruppi di bancari italiani. La Federazione auspica che ciò si traduca in un rapporto di partnership di lungo periodo, insieme alle confederazioni artigiane, la finalità è quella di produrre progetti e servizi ad elevato valore aggiunto a favore dei Confidi, nell’interesse delle oltre 715.000 imprese associate messe duramente a prova dal contesto del mercato».
La Repubblica, 13 luglio 2009. Artigianato prove di alleanza tra CNA e Casa. Prove di matrimonio tra CNA e Casa Artigianato. il fidanzamento è stato ufficializzato ieri durante l’assemblea elettiva della CNA, dove c’è stato il passaggio di testimone tra Federico Casetta e Daniele Vaccarino. Si tratta di un ritorno ai vertici dell’associazione degli artigiani: Vaccarino è stato presidente dal 1994 al 2001. Nella presidenza provinciale che affiancherà Vaccarino entro però Claudio e Bongiovanni e Paolo Mignone, rispettivamente presidente e direttore della Casa Artigianato. In tutto 16 i membri, fra quali anche Casetta. Non solo. Bongiovanni ha annunciato che «si avvierà un processo che porterà la società di servizi di Casa Artigianato ad integrarsi con la società di CNA, auspicando anche una maggiore sintonia sindacale fra le due associazioni che rimarranno al momento autonome». Ma quando ci sarà la rielezione dei vertici Casa alcuni dirigenti CNA entreranno nei nuovi organigrammi. Vaccarino, 57 anni, di Castiglione Torinese, è titolare della Carmec società metalmeccanica che si occupa di movimentazione e sollevamenti e della costruzione di parcheggi meccanizzati. E’ vicepresidente vicario della CNA nazionale con delega ai rapporti con la Camera di commercio e alla internazionalizzazione. Mandato che scade a ottobre. Da quattro anni è vicepresidente della Camera di commercio di Torino, mentre dall’86 ha ricoperto vari incarichi nel sistema CNA.
La Repubblica, 9 giugno 2009. La conoscenza. Protagonisti, politiche, territori» è il tema del convegno organizzato da Torino internazionale dalle 9 alle 13 di lunedì 15 alla Fondazione Sandretto in via Modane 16. Tra i temi trattati- tra gli altri dal Paolo Alberti della CNA, Guido Bolatto della Camera di commercio – il peso dei lavoratori della conoscenza nell’economia torinese.
La Repubblica, 21 maggio 2009. «La Recessione ha toccato il fondo ma la ripresa per ora non si vede». Il fondo di questa crisi economica lo abbiamo già toccato, parola di artigiano. Per la prima volta la Cna di Torino ha svolto un’indagine tra i propri iscritti per capire come stanno andando gli affari e i risultati scaturiti sono agrodolci: da un alto gli associati assicurano che i primi tre mesi del 2009 sono stati durissimi, dall’altro stimano che in questo secondo trimestre le cose non andranno peggio, ma neppure meglio. «Bene ha fatto Saitta a sforare col patto di stabilità: le aziende aspettano troppo per i pagamenti». Il presidente dell’associazione, Federico Casetta. Parla in ogni caso di «dati allarmanti» e spiega che il «58 per cento degli artigiani e il 76% delle piccole industrie ha visto diminuire il proprio fatturato mentre l’89 per cento dei primi e l’82 per cento delle seconde non ha fatto investimenti». E poi c’è il ricorso alla cassa integrazione in deroga, sempre più massiccio: «Ad aprile, rispetto a marzo, nella nostra provincia – spiega il numero di Cna Torino - le imprese che l’hanno richiesta crescono di 195 unità, raggiungendo la cifra totale di 570, con un coinvolgimento di quasi 4 mila lavoratori cioè circa 1.400 persone in più rispetto al mese precedente». Ad andar male sono soprattutto la meccanica e i trasporti, settori in cui a dichiarare i fatturati in discesa sono quattro aziende su cinque. Difficoltà anche per il tessile, con il 71 per cento delle imprese che lamenta un produzione in calo, mentre tengono un po’ di più l’edilizia e i servizi alla persona (come quelli presati da acconciatori e centri estetici). E il futuro? Buio come il presente, ne di più ne di meno. I dati sull’artigianato dicono che un 12 per cento delle imprese prevede numeri in crescita in questo trimestre, percentuale invariata rispetto ai primi tre mesi dell’anno, il 39 per cento del campione, invece si aspetta un altro periodo nero (contro il già citato 58% del primo trimestre), mentre un’azienda su due crede che il proprio fatturato rimarrà invariato. Insomma, come spiega il segretario di CNA Torino, Paolo Alberti, «il peggio sembra essere passato anche se la situazione rimane pessima e se questi dati certamente non ci dicono che siamo di fronte a una ripresa». Per questo l’associazione degli artigiani torinesi, accanto ai dati della sua indagine ha messo sul piatto una serie di proposte da presentare alle istituzioni. Si parte dallo sbocco delle cosiddette opere «Immediatamente cantierabili» per arrivare alla diminuzione dei tempi di pagamento della Pubblica amministrazione. Ecco perché il segretario Alberti loda la decisione del presidente della Provincia, Antonio Saitta, di sforare il patto di stabilità: «Glielo avevamo chiesto da tempo dicendogli che lo avremmo sostenuto. Ed è ciò che faremo». Alberti lancia però anche un allarme sulla cassa integrazione in deroga: «L’unione Europea ci impone di utilizzare i soldi destinati alla Cigs per fare formazione professionale. In sostanza, non accederà all’ammortizzatore sociale chi non avrà frequentato dei corsi specifici. A breve dal ministero partirà una circolare sull’argomento e rischiamo una situazione drammatica. Perché alle piccole imprese la cassa serve per periodi brevi, in genere di una o due settimane, e in questo lasso di tempo non è semplice organizzare la formazione».
La Repubblica, 19 maggio 2009. Dalla Regione un assist per le medie imprese (1). Una boccata d’ossigeno per le imprese medio-grandi a corto di credito. La regione ha varato un nuovo fondo di garanzia per sostenere le imprese con più di 250 addetti e fino 1.500 anche se il limite massimo non è ancora stato deciso perché l’assessore all’industria, Andrea Bairati, vuole studiare un giusto mix tra fatturato e numero di dipendenti. «Si completano così gli interventi pensati sul tavolo anti crisi insieme alle associazioni di categoria e ai sindacati», sottolinea Bairati. Il fondo di garanzia ha una dotazione di 15 milioni euro. Il che vuol dire un plafond di credito pari a circa 150 milioni di euro, dieci volte tanto rispetto ai quattrini che la Regione ha deciso di impiegare. Alle medie e grandi imprese l’Unione Europea non riconosce la possibilità di utilizzare i quattrini di Bruxelles e la giunta Bresso, ha quindi deciso, dopo le pressioni delle associazioni di categoria e dell’Unione industriale, di intervenire con proprie risorse. L’analisi delle domande sarà demandata a Finpiemonte. L’assessore Bairati ha già dato mandato alla finanziaria regionale guidata da Mario Calderini di costruire un tavolo tecnico che esaminerà le richieste di garanzia e i business plan presentati dalle medio-grandi aziende. «Con queste prime trance di 15 milioni si dovrebbero realizzare una trentina di interventi- dice l’assessore all’industria – vedremo in futuro ci sarà bisogno di integrare il fondo. Si tratta di un grande strumento dopo quello delle piccole imprese, perché in Piemonte le medio grandi aziende, che sentono la stretta creditizia, sono un valore importante, da preservare e difendere». E aggiunge: «Una manovra utile soprattutto per l’indotto auto in un moneto di profonda trasformazione del settore». La Regione in questi mesi ha già varato diverse iniziative per contrastare la crisi: ha anticipato 563 milioni, già a disposizione delle Asl, per pagare i debiti scaduti, ha creato un fondo per le piccole aziende. In più i quattrini stanziati per circa mille nuovi bus ecologici, una forma di aiuto indiretta al settore automotive, e i 100 milioni per le infrastrutture, che faranno ripartire i cantieri non appena il governo metterà la parte che gli compete. Soddisfatto il leader dell’Unione Industriale, Gianfranco Carbonato, che nei mesi scorsi si era battuto per un fondo ad hoc per le medie imprese, quelle che rischiavano di rimanere tagliate fuori da qualsiasi sostegno in un momento di grave crisi. «Il varo di questo strumento è una notizia molto positiva – spiega Carbonato – in un moneto in cui l’accesso al credito presenta problemi e sofferenze. Tra l’altro si va ad affiancare alla decisione delle due principali banche che operano sul territorio, Unicredit e Intesa Sanpaolo, di introdurre dei periodi preammortamento per i di accordati alle medie grandi imprese». In pratica le aziende rimborseranno quote di interesse mentre verrà posticipato il rimborso del capitale. Un modo per dare ancora più ossigeno alla società.
La Repubblica, 19 maggio 2009. “Politici, dai comizi ai fatti concreti” (2). «Chiediamo che si passi dai comizi ai fatti concreti»: così Michele Sabatino, segretario regionale della CNA, riassume a nome di tutte le sigle datoriali del Piemonte, riunite alla’Hotel Majestic di Torino per un incontro con i rappresentati delle istituzioni e i parlamentari piemontesi. Ai politici, agli imprenditori chiedono dati di fatto per contrastare una situazione che il presidente di Confindustria Piemonte Mariella Enoc ha definito «molto critica», con cadute della domanda che vanno dal 30% fino al 70% ». Le risposte più urgenti, è stato detto in una mattinata di interventi devono riguardare le infrastrutture immediatamente canteri abili; il Piano Casa (ogni miliardo investito in edilizia, è stato rimarcato, genera 20 mila posti di lavoro e smuove investimenti pari a 12 volte a quello di partenza): la semplificazione amministrativa; il credito; i ritardati pagamenti da parte della pubblica amministrazione; la fiscalità. Sul credito è stato dato alla Regione di aver messo in campo buoni strumenti, ma occorre, è stato osservato, che il sistema bancario risponda adeguatamente alle sollecitazioni, in particolare concedendo la ristrutturazione dei debiti delle imprese minori, che sono quelle più a rischio.
La Repubblica, 19 maggio 2009. Artigiani e crisi. «La crisi è grave, ma non peggiorerà», se ne parla dalle 11 di domani in via Millio 26 nel corso della presentazione dell’«indagine congiunturale sull’artigianato e la piccola industria» realizzata da CNA Torino. Info 011.46.17.652.
La Repubblica, 25 aprile 2009. Tav danneggiata l’auto di Ferrentino. «Azione studiata, sono preoccupato». “Azione studiata, sono preoccupato”. Le quattro gomme tagliate. Le fiancate rigate con una chiave. Una secchiata di vernice gialla sul tetto. Antonio Ferrentino – presidente della Comunità montana bassa valle di Susa, sindaco di Sant’Antonino e candidato alle provinciali per sinistra democratica – è finito nel mirino, di nuovo dopo il raid datato estate 2007. la sua Ford Focus, unica vettura danneggiata tra le trecento giovedì sera posteggiate fuori dal centro congressi è stata danneggiata. E lui si dice preoccupato e arrabbiato perché «questa volta si è trattato di un’azione studiata, premeditata sapevano dove mi sarei trovato, conoscono la mia auto e soprattutto si sono portati appressi un bidone di pittura». Quanto a movente a firma del raid – oggetto delle indagini dei carabinieri- anche il pensiero del diritto interessato non può andare alla Tav e al suo essere in prima fila tra gli amministratori locali che in questi anni hanno cercato il dialogo: «Se ce l’avessero con me per il mio operato di sindaco avrebbero agito in paese. Ma per avere certezze aspetto i risultati delle investigazioni. Certo, tranquillo non sono: mi hanno seguito e colpito quando meno me lo aspettavo. Era Rivoli per u convegno della CNA che con l’alta velocità non aveva a nulla che vedere: si parlava di come uscire dalla crisi e del contributo delle imprese locali. La zona era presidiata da personale dell’Arma e dallo staff del presidente della provincia Antonino Saitta, anche lui ospite del convegno, il candidato che appoggio. Loro gli autori dell’intimidazione, dovevano avere un palo». E sapevano che l’area non è vigilata da telecamere di sicurezza. Lo stesso Saitta e il segretario provinciale della CNA, Paolo Alberti, esprimo solidarietà a Ferrentino. Mario Virano commissario straordinario del governo per la Torino – Lione e presidente dell’Osservatorio tecnico, si associa e incalza: «L’inqualificabile atto intimidatorio merita la più ferma condanna. Chi ricorre a tali metodi dimostra una volontà che copre con la violenza la profonda debolezza delle sue motivazioni. Ciò è tanto più grave e inaccettabile in periodo pre- elettorale». Il consigliere regionale Pd Nino Boeti aggiunge: «Rivoli non è abituata a vandalismi legati all’attività politica: gli abitanti conoscono il gusto del dialogo e del confronto e disprezzano gesti così vergognosi». Il sindaco di Rivoli, Guido Tallone è pronto a costituirsi parte civile, se e quando verranno trovati i responsabili di «un esercizio di violenza sleale e gratuita».
La Repubblica, 10 aprile 2009. Gli artigiani delle banche. “Mutui congelati un anno”. Confartigianato, CNA e Casartigiani del Piemonte chiedono a tutti gli istituti di credito per il congelamento, per 12 mesi, dei finanziamenti a termine o dei mutui, naturalmente senza l’addebito di oneri aggiuntivi. La situazione di crisi che vivono le imprese artigiane piemontesi ha determinato – scrivono le associazioni – nel primo trimestre di quest’anno, l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per oltre 6.600, dipendenti mentre nell’intero 2008, erano stati interessati circa 4.000 lavoratori. Ma la crisi si è già fatta sentire nel secondo semestre 2008, con minimi storici in termini di ordinativi, fatturato e investimenti. Lo rileva il rapporto annuale presentato dal Sistema informativo dell’artigianato della Regione. Il 43,9% delle imprese segnala una diminuzione del fatturato, il 49% un calo della domanda, il 9,5% riduce il numero degli occupati, mentre il 67,2% delle imprese di non essere nelle condizioni di investire. Critica la situazione per il settore manifatturiero, dove, rispetto al primo semestre 2008, si registra un drastico calo dei saldi di domanda (da -36,1% -47,8%) e fatturato (da –30,2% a –42%). Tale tendenza è particolarmente rilevante per il settore metalmeccanico, il cui fatturato crolla per il 46,8% delle imprese. «Vi è la necessità di dare risposte adeguate a una situazione di sfiducia diffusa – ha detto il vicepresidente della giunta Paolo Peveraro – La patrimonializzazione dei confidi con una dotazione complessiva di 72 milioni, e la costituzione di un fondo di rassicurazione, con un impegno di 40 milioni, sono i due provvedimenti messi in atto dalla Regione per fra fronte alla stretta creditizia».
La Repubblica, Affari e Finanza, 30 marzo 2009. Rapporto Piemonte - La Crisi - Nella regione la situazione si fa sempre più pesante e coinvolge non solo la Fiat e il suo indotto, ma tutte le attività industriali con Pmi e artigianato. Centomila in meno. Sono i posti di lavoro andati persi da settembre 2008 a febbraio 2009. E in molti casi chi è rimasto a casa ad iniziare dai precari non ha potuto nemmeno godere di una qualche forma di ammortizzatore sociale. E’ il conto salato, ma ancora parziale presentato la Piemonte dalla crisi economica e che sarà il punto di partenza del tavolo anticrisi messo in piedi dalla regione insieme ai sindacati e alle associazioni di categoria delle imprese. La situazione è critica: quello che preoccupa sono i dati in continua crescita della cassa integrazione che potrebbero sfociare, prima o poi in mobilità e licenziamenti. In Piemonte, "l’aggravamento della crisi produttiva, iniziata con la cassa integrazione nella Fiat, a partire dal mese di settembre 2008, è esplosa in maniera incontenibile nei primi due mesi del 2009", sottolinea la Cgil nazionale che ha dedicato un focus alla regione nell’ultimo osservatorio sulla Cig. In Piemonte si sono raggiunte le 9.804.932 ore di ordinaria, con aumento dello stesso periodo dell’anno precedente del più 787,51%. Una crescita record. Nessun settore sembra immune: nel meccanico si arriva al più 1.033%, nel metallurgico, al più 1.831%, nel legno al più 1.148%, nel chimico al più 1.378%, nel settore delle pelli e cuoio al più 832%, nel settore dei trasporti e comunicazioni al più 3.396%. la provincia dove l’aumento è maggiore, complice le ondate di cassa integrazione del Lingotto, tra Fiat, Powertrain (motori e cambi), e Cnh (macchine e movimento terra), è Torino con un più 1.182 per cento. Quello che è preoccupante per la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, "è la diminuzione della produzione di beni strumentali perché significa che si stanno fermando agli investimenti". Anche l’Unione Industriale di Torino gli umori sono pessimi mitigati solo un po’ dagli incentivi sull’auto, bonus all’acquisto che si è fatto sentire a Mirafiori, dove su alcune linee è stata ridotta la cassa prevista. Effetti, sempre minimi, anche nella catena dell’indotto. Ma alla Cnh, dove la produzione è legata al settore infrastrutture, nessun beneficio e la cassa è già stata programmata fini a luglio. L’arrivo degli incentivi ha però invertito la tendenza al pessimismo degli industriali: "La cassa integrazione è schizzata da settembre in poi- dice Mauro Zangola, direttore del centro studi- ma nell’ultima rilevazione la percentuale d’imprese che giudicano negativi i prossimi tre mesi è leggermente diminuita". L’associazione degli imprenditori, guidata da Gianfranco Carbonato, invoca aiuti su diversi piani, ad iniziare dal sostegno agli investimenti, richiedendo una sorta di "Tremonti ter" e dall’accesso al credito. Un problema anche per le piccole e medie imprese, mentre i dati dell’Abi indicano che nel 2009, tra le richieste di prestiti, sono arretrate del 62% quelle per gli usi per l’investimento, mentre sono aumentate del 55 per cento le domande per la ristrutturazione del debito. Gli artigiani, che rappresentano l’ultimo anello della catena dell’auto, denunciano fatturati in caduta libera, tagli occupazionali, investimenti in stallo e richieste di cassa impennata. Una situazione secondo CNA Piemonte senza precedenti in un comparto strutturalmente frammentato, in cui le imprese con meno di 10 addetti rappresentano il 96% e realizzano il 15-16% del pil regionale. "abbiamo riscontrato da interviste su un campione di artigiani in calo generale negli ultimi mesi: il 44% dichiarato di avere fatturati in caduta, il 50 e che la domanda è in forte rallentamento e il 10% di aver ridotto gli occupati", spiegano in CNA. La Regione ha confermato il proprio impegno nella creazione dei fondi di garanzia per facilitare l’accesso al credito tramite i confidi, i consorzi che forniscono garanzie alle banche per conto delle Pmi. Manovra apprezzata, anche se per gli artigiani "se ne parla da novembre e dalla teoria non si è passati alla pratica: ci vorranno ancora mesi". Se le piccole lamentano ritardi le grandi chiedono "un provvedimento per le aziende sopra i 250 dipendenti troppo grandi per accedere al credito confidi", sostiene Giuseppe Gherzi, direttore dell’Unione industriale. Ma la crisi in Piemonte non vuole dire solo Fiat e indotto. Dopo la Motorola, la multinazionale statunitense dei telefonini che ha chiuso il centro ricerche sotto la Mole vendendo in extremis alla Replay, ora la volta della Indesit. Il gruppo Merloni ha annunciato la chiusura dello stabilimento di None per trasferire la produzione nell’Est Europa. In ballo 600 posti di lavoro e un’azienda simbolo, una delle poche, nel Pinerolese. In molti, ad iniziare dagli enti locali che sperano il braccio di ferro in corso porti il gruppo Merloni ad un ripensamento, almeno parziale. Uno dei settori che non sembra conoscere difficoltà, invece, è quello del commercio, non del comparto tradizionale, ma nella grande distribuzione con nuove aperture di punti vendita delle catene. Anche se c’è chi teme che l’onda lunga della crisi, visto il calo dei consumi, si farà sentire e che fra qualche anno non si dovranno fare più piani per trasformare ex aree industriali in centri commerciali, ma ex grandi magazzini in chissà che cosa.
La Repubblica, 24 marzo 2009. "Confidi, Bresso mantenga la parola". Fatturati in caduta libera, domanda a picco, tagli occupazionali a doppia cifra, investimenti in stallo e richieste di cassa in impennata: è il quadro "allarmante " che descrive la situazione delle imprese artigiane piemontesi nel crescendo della crisi. Una situazione secondo CNA Piemonte senza precedenti in un comparto strutturalmente frammentato, in cui le imprese con meno di 10 addetti rappresentano il 96% e producono il 15-16% del Pil regionale. "Abbiamo riscontrato da interviste su un campione di artigiani un calo generale negli ultimi mesi: il 44% ha dichiarato di avere fatturati in caduta, il 50% ch la domanda è in forte rallentamento, il 10% di aver ridotto gli occupati, il 68% di non effettuare più investimenti di alcun tipo", spiega il segretario regionale CNA Michele Sabatino. Coerentemente con questo quadro di dissesto, viaggiano in quarta i dati sulle richieste di cassa integrazione in deroga: se, infatti, nel 2008 le domande totali a Torino e provincia sono state 296 con 691 lavoratori interessati, nei primi due mesi del 2009 il valore è passato a 438 domande con 2366 dipendenti coinvolti. Ancora peggiore il dato regionale: se nel 2008 sono state 1326 le domande totali di cassa in deroga, con 3995 lavoratori interessati, solo nei primi due mesi di quest’anno le domande sono state 993 con 4669 lavoratori. E mentre dati dell’Abi indicano che nel 2009 tra le richieste di prestiti sono arretrate del 62% per gli usi per investimento, sono aumentate del 55% le richieste di prestiti per la ristrutturazione del debito. E di fronte a questo panorama a tinte fosche Cna presenterà oggi una serie di richieste a enti locali e governo per cercare di invertire la rotta della recessione nel settore. "Su scala nazionale servono provvedimenti per sostenere la domanda, puntando su opere pubbliche da mettere in cantiere; poi al di là dei proclami del governo, se c’è bisogno di operazioni di sostegno al credito; inoltre, sono necessarie misure fiscali come rateizzazioni dei pagamenti contributivi, tagli delle tasse e revisione degli studi di settore. Poi bisogna rafforzare gli ammortizzatori sociali", dice Sabatino. "A livello piemontese, la Regione dovrebbe dare corso all’impegno di mettere a disposizione 20 milioni di euro per il fondo di ripatrimonializzazione dei confidi. Inoltre , dovrebbe anticipare i pagamenti della cassa in deroga in attesa dell’Inps da parte della Regione questi provvedimenti stanno venendo, ma mancano misure attuative.
La Repubblica, 4 febbraio 2009. Imprese artigiane in ginocchio è l’effetto della crisi dell’auto. L’artigianato trema. Trentacinquemila posti di lavoro sono a rischio nelle imprese del Piemonte, a causa della crisi economica, più di seimila nel settore auto. Il nuovo allarme sulle ripercussioni occupazionali della crisi arriva dai dirigenti della CNA regionale che, in una conferenza stampa, hanno chiesto al governo che "i provvedimenti allo studio riguardino l’intera filiera dell’auto e non solo i grandi marchi". "Il 60% delle imprese- ha detto Sebastiano Consentino, presidente regionale della CNA- denuncia il fatturato in picchiata e il rischio di ridurre i dipendenti. Nel settore auto continuano a diminuire le aziende della meccanica, elettrauto, carrozzerie e gommisti, già scese da 7.200 a 6000 dal 2001 al 2007. Per questo abbiamo chiesto al governo di abbassare, anche temporaneamente, l’Iva sulle riparazioni e di introdurre misure di sgravio fiscale sulle spese di manutenzione delle auto". Il segretario regionale, Michele Sabatino, ha parlato di "allarme sociale nel settore delle bisarche, dove si registra un calo delle commesse del 40% dopo lo stop produttivo di Mirafiori". "Le imprese artigiane piemontesi dell’autotrasporto – ha detto sono 9400, ma il loro numero potrebbe diminuire del 10-15% corso dell’anno. Sulle strade gira il 40% dei camion e c’è una forte tensione all’interno della categoria, la priorità non è il cambio dei mezzi, ma fare lavorare quelli ci sono". Tra i problemi principali la CNA sottolinea il mancato rispetto dei termini di pagamento, passati dai 120/150 giorni 250/300: "Le piccole imprese- ha osservato Consentino- vedono peggiorare sistematicamente la loro liquidità, stanno erodendo il loro patrimonio anche familiare e operano in una situazione ai limiti della sopravvivenza. Anche gli enti locali devono passare al più presto dagli annunci ai fatti se si vuole evitare che la situazione precipiti". C’è di più: "Negli ultimi anni la riorganizzazione dell’indotto auto ha portato ad un sistema articolato in tre quattro livelli operativi, in cui solo il primo ha rapporti diretti con la Fiat o altri grandi marchi. Anche i fornitori non di primo livello si trovano ad operare un sistema di rapporti, che prevede un crescente impegno in investimenti innovativi, attività di co- progettazione e condivisione di rischi con il cliente utilizzatore. Tutto questo a fronte di crescenti pressioni della committenza per ridurre i costi della forniture" hanno spiegato i vertici di CNA. Che fare? CNA chiede "Il potenziamento di politiche di sviluppo e di promozione focalizzate sulle medie imprese, che sappiano coinvolgere l’intera filiera dell’auto".
La Repubblica, 3 febbraio 2009. Cna: gli aiuti all’automotive anche alle piccole imprese. Anche CNA Piemonte scende in campo per la crisi dell’auto che sta colpendo in modo particolare la regione, non solo perché sede della Fiat. L’associazione degli artigiani ha organizzato un incontro per oggi con alcuni titolari di impresa che stanno vivendo quotidianamente la preoccupante situazione di criticità del comparto aiuto. Spiega il presidente Sebastiano Consentino: "E’ l’intera filiera dell’auto ad essere in crisi. Sono in pericolo cinquemila posti di lavoro solo nelle imprese al di sotto dei 15 dipendenti. Il provvedimento governativo deve riguardare non solo i grandi marchi, ma l’intera filiera dell’auto".
La Repubblica, 1 febbraio 2009. Il vino del ghiaccio diventa passito. Dolce e invitante. Frutto di brinate mattutine e di nevicate silenziose. Ecco l’eiswine o icewine "made in Val Susa". Il suo nome, ben visibile sull’elegante etichetta, è San Sebastiano ed è un vino che arriva di Chiomonte, antico paese di montagna alle pendici del Rocciamelone. Oggi la viticoltura della vallata punto tutto sul San Sebastiano, l’icewine prodotto con uve avanà, biquet, chatus e neretta cunnese. Un vino nuovo (la prima annata è quella del 2006) ma già molto apprezzato nel mondo degli appassionati. Un icewine che ora diventa addirittura "Passito del Ghiaccio". Una vera e propria in campo enologico presentata giovedì scorso a Sestriere dove, CNA Torino e CNA Commercio in collaborazione con l’Associazione Donna Sommelier Europa e Bernard liquori di montagna, hanno esaltato le doti di questo nettare tutto valsusino. Il Passito del Ghiaccio San Sebastiano viene prodotto per rispondere a quelle stagioni produttive un po’ difficili. Si tratta di una nuova sperimentazione, in alternativa ai tradizionale parametri di produzione del classico vino del ghiaccio, regolamentati da norme europee che, in determinate annate non possono essere rispettati. Esempio: l’assenza di temperature ottimali alla ghiaccia tura delle uve o altri fattori del clima che compromettono la classica procedura per avere in bottiglia un vero icewine. E allora ecco il vino di ghiaccio, ma passito. La sua produzione avverrà solo nelle annate in cui la tipica vendemmia del ghiaccio, non potrà avere luogo. Un’esperienza di successo, per un prodotto di assoluta nicchia che il San Sebastiano si è saputo conquistare dopo il debutto nel 2006 e con il sole 110 bottiglie da 375 cl andate letteralmente a ruba. La prima annata fu il risultato di una sperimentazione condotta a Chiomonte con le uve Avanà, per iniziativa della Comunità montana Alta Valle di Susa e secondo il progetto ideato dall’Associazione "Donna Sommelier Europa", nella persona di Maria Luisa Alberico, ideatrice di questo vino. Da allora il successo del San Sebastiano è cresciuto fino alle odierne 3000 bottiglie. "I vini del ghiaccio- precisa Maria Luisa Alberico, direttore responsabile di Donna Sommelier Europa - sono noti fin dal Settecento e sono prodotti in Canada, in Germania, Austria e alcune zone della Valle d’Aosta e del Cuneese. La produzione richiede vigneti adatti, un clima secco e ventilato, temperature notturne molto rigide per lunghi periodi. Il risultato è una prelibatezza per un fine pasto o di un "fuori pasto" d’eccezione e va servito alla temperatura di 8° in calici ampi, per esaltarne le caratteristiche".
La Repubblica, 27 gennaio 2009. Icewine. L’associazione provinciale di Torino della CNA –organizza con CNA Commercio e il sostegno della camera di commercio di Torino – l’evento di cultura enogastronomica e promozione turistica "Lo spirito delle Alpi, al Sestriere: Icewine e amari di montagna", alle 11 di giovedì 29 nel salone dell’Atl, in via Lousette a Sestriere. Info: 011.4617621.
La Repubblica. 21 gennaio 2009. "Coppa vice nel "Barberis bis". La prima scadenza è il 26 febbraio, quando a palazzo Birago arriveranno le lettere delle diverse associazioni imprenditoriali, dall’Unione Industriale all’Ascom, da CNA e Confesercenti, passando per l’Api per certificare il numero di iscritti di ciascuna sigla e definire la divisione dei posti, in tutto 32, del "parlamentino" della Camera di Commercio. Ad un mese di distanza dalla definizione dei "pesi" sembra però tutto deciso. Almeno per quanto riguarda la presidenza dell’ente. Alessandro Barberis, ex manager ed amministratore delegato della Fiat, espressione dell’industria, dovrebbe essere riconfermato. Sembra infatti che nessuna associazione sia pronta a rivedere glia accordi e gli apparentamenti fatti cinque anni fa, all’epoca della prima nomina di Barberis. Le sigle rappresentanti delle piccole e medie imprese, Ascom, Confesercenti, CNA e Confartigianato, Casa e Api si sono consultate per verificare se c’erano le condizioni per portare alla guida della camera un rappresentante non indicato da via Fanti. Ma non sembra ne che le associazioni abbiano la forza per fare una forzatura e ne la voglia. In più sembra che il fronte non sia nemmeno compatto per mettere in discussione Barberis con il rischi poi che alla fine venga nominato un altro esponente, sempre di estrazione industriale, con l’ambizione di governare Palazzo Birago non per altri cinque anni, ma per quindici, considerando la concreta possibilità di essere rinnovato per tre mandati. Barberis, invece, aveva già perplessità, ad accettare un nuovo incarico, preferendo far spazio ai giovani e considerando anche l’età. In caso di conferma chiuderà la sua esperienza in Camera di Commercio a 77 anni e di sicuro non prendere in considerazione l’ipotesi di un terzo mandato. L’unico nome filtrato nei mesi scorsi come alternativa sempre legato al mondo delle piccole imprese, era quello di Maria Luisa Coppa, numero dell’Ascom, e dei sondaggi sono stati fatti tra i leader delle altre sigle, senza però arrivare ad una posizione comune. Non solo. Anche i nominati dai sindacati, dal settore credito e dal mondo della cooperazione, in tutto sei, non sembrerebbero convinti a cambiare. Coppa, insieme ad altri leader di categoria con la numero uno dell’Api, Claudia Porchietto, in procinto di candidarsi per il Pdl come anti Saitta alle elezioni provinciali, il presidente di Confesercenti, Giuseppe Bagnolesi, avevano criticato per ragioni diverse, le scelte di Barberis sulle nomine fatte da Palazzo Birago ad iniziare da quelle in Compagnia di San Paolo. La presidente dell’Ascom potrebbe aspirare alla poltrona di vicepresidente dell’ente, ora occupata da Daniele Vaccarino, espressione degli artigiani. Forse in attesa che passino cinque anni e che i tempi siano maturi per un presidente non indicato dall’ Unione industriale.
La Repubblica, 17 gennaio 2009. Eccellenze in rosa. Si aprono alle 9.30 nella sala conferenze della Regione Piemonte in corso Stati uniti 23, i lavori del convegno "Eccellenze al Femminile" patrocinato da Regione Piemonte Can Impresa Donna (con intervento della presidente Silvana Neri) Lions Club e Api. Registrazione e info www.eccellenzealfemminile.org e 011.19505938
La Repubblica, 13 gennaio 2009. Gli artigiani applaudono la nuova legge regionale. Le confederazioni artigiane piemontesi applaudono al nuovo Testo Unico che riforma la legge regionale 21. "Una nuova concezione istituzionale della politica degli interventi per l’artigianato- Mario Giuliano, presidente regionale Confartigianato- visto finalmente come settore delle grandi potenzialità, capace di creare posti di lavoro e produrre ricchezza, come elemento dell’economia che riveste una funzione strategica e assume un ruolo socialmente insostituibile ai fini delle tradizioni di valori formativi e dell’avvio qualificato al lavoro". Il nuovo testo continua Sebastiano Consentino presidente regionale CNA – consente un raccordo più efficace con la normativa dell’industria. Entrambi questi settori produttivi avranno in comune gli strumenti di sostegno, i traguardi e l’impianto stesso della disciplina. Almeno per ora, siamo riusciti ad evitare ridimensionamenti: il bilancio approvato prevede complessivamente 30 milioni, pari nella cifra stanziata nel 2008". Il nuovo testo unico- spiega ancora Ulderico Carboni presidente regionale Casartigiani accoglie 23 dei 25 emendamenti al testo originario ispirati direttamente delle Confederazioni. Nello specifico la costituzione dei Cat (Centri di assistenza tecnica) alle imprese artigiane; la restituzione alle Commissioni provinciali per l’artigianato del ruolo di organi tutela, così come individuati dalla legge quadro nazionale.
La Repubblica, 13 gennaio, 2009. Eccellenze rosa. Si aprono alle 9.30 di sabato 17 nella sala conferenze della Regione Piemonte in corso Stati Uniti 23 i lavori del convegno "Eccellenze al Femminile" patrocinato da Regione Piemonte, CNA Impresa Donna (con intervento della presidente Silvana Neri), Lions Club e Api, per sottolineare il ruolo sempre più decisivo della donna nell’imprenditoria, la ricerca, la politica e l’arte e la cultura. Ingresso con registrazione su www.eccellenzealfemminile.org |
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