Agenzia Ansa, 23 dicembre 2004. Regioni: Piemonte; Ghigo incontra ambasciatore russo. Il Presidente della Regione Enzo Ghigo, ha ricevuto oggi l’ambasciatore della Federazione russa in Italia, Alexey Meshkov. Ghigo e Meshkov, dopo aver affrontato i principali temi di politica interna ed estera, si sono soffermati sui risultati della collaborazione che la Regione ha avviato da alcuni anni con diverse aree della Russia. In particolare sono stati firmati due accordi di collaborazione, con la Regione di Sverdlovsk e con la Repubblica autonoma di Chuwasha. Inoltre, è stata aperta un’antenna operativa ad Ekaterinburg, in aggiunta a quella già esistente a Mosca, con la prospettiva di avere un punto di riferimento stabile per settori di comune interesse come la filiera del legno, il trattamento dei rifiuti industriali ed urbani, la trasformazione e urbani, la trasformazione di derivati dell’industria casearia. Quest’anno la Regione ha inoltre partecipato a numerose attività promozionali, missioni per il settore automotive e della rubinetteria, le mostre personali di Ugo Nespolo e Patrizia Mussa a Mosca, la prima edizione del premio letterario Grinzane Mosca. Il consolidamento di questi rapporti sarà favorito da una missione istituzionale ed imprenditoriale in Russia che avverrà nel 2005. Ieri sera l’ambasciatore aveva incontrato sempre a Torino, la delegazione della Cna, capeggiata dal presidente Federico Casetta e dal segretario Paolo Alberti. Tema dell’incontro con Meshkov l’esplicito interesse della Federazione Russa a sviluppare le relazioni con le regioni del Nord-Ovest, il Piemonte in modo particolare, che negli ultimi anni è retrocessa agli ultimi posti tra le regioni italiane che mantengono rapporti commerciali con la Federazione Russa. Meshkov ha dimostrato grande interesse per i distretto del tessile di Biella per quello orafo di Valenza.
Agenzia Agi, 23 dicembre 2004. Una delegazione della Cna Torino ha incontrato a Torino l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Meshkov. L’incontro, a porte chiuse, è stato esteso dalla Cna alla Camera di commercio di Torino, rappresentata dal presidente Alessandro Barberis e dal Segretario generale Guido Bolatto. Meshkov, nelle settimane scorse era stato contattato dalla Cna a seguito della manifestazione di un esplicito interesse della Federazione Russa a sviluppare le relazioni con le regioni del Nord-Ovest e del Piemonte in modo particolare, che negli ultimi anni è retrocessa agli ultimi posti tra le regioni italiane che manetngono i rapporti commerciali con la Federazione Russa. Meshkov ha sottolineato come questo sia un momento particolarmente favorevole allo sviluppo delle relazioni economiche tra Italia e Federazione Russa, grazie ai buoni rapporti tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Silvio Berlusconi. Meshkov ha dichiarato di credere molto nello sviluppo delle relazioni tra regione e regione, ricordando che la Russia nono è solo Mosca e che vi sono grandi regioni poco note in Italia dove le imprese italiane possono andare a produrre direttamente a condizioni estremamente vantaggiose. In particolare, Meshkov ha segnalato la regione di Sverdlovsk e della Repubblica autonoma di Chuwasha , regioni con le quali proprio oggi sono stati firmati ufficialmente due accordi di collaborazione con il Piemonte che hanno ricevuto il plauso del Ministero degli Esteri italiano.
Avvenire on line, 23 dicembre 2004. Una delegazione della Cna Torino ha incontrato ieri l’Ambasciatore russo in Italia, Alexey Meshkov. Una delegazione della Cna Torino ha incontrato ieri sera a Torino l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Meshkov. L’incontro, a porte chiuse, è stato esteso dalla Cna alla Camera di commercio di Torino, rappresentata dal presidente Alessandro Barberis e dal Segretario generale Guido Bolatto. La delegazione dell Cna Torino era composta dal Presidente Federico Casetta e dal Segretario Paolo Alberti. Erano inoltre presenti il Vice Presidente nazionale della Cna Daniele Vaccarino, il Presidente della Cna Piemonte, Sebastiano Consentino e il Segretario della Cna Piemonte Michele Sabatino, e il Vice Segretario Santoro Maviglia. Meshkov che questa mattina dove incontrare ufficialmente il Presidente della regione Piemonte Enzo Ghigo, è stato avvicinato nelle settimane scorse dalla Cna a seguito della manifestazione di un esplicito interesse della Federazione Russa a sviluppare le relazioni con le regione del Nord-Ovest e del Piemonte in modo particolare che negli ultimi anni è retrocessa agli ultimi posti tra le regioni italiane che mantengono rapporti commerciali con la Federazione Russa. Meshkov ha sottolineato inoltre come questo sia un momento particolarmente favorevole allo sviluppo delle relazioni economiche tra Italia e Federazione Russa, grazie ai buoni rapporti tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Silvio Berlusconi. Come ha spiegato Meshkov, oggi il Piemonte non figura neppure tra le prime dieci regioni italiane che esportano in Russia, e questo avviene in una classifica dove al quarto posto si distingue persino una regione come quella delle Marche fortemente caratterizzata dalla presenza di Pmi. Al primo posto della classifica si posiziona la Lombardia, al secondo il Veneto e al terzo posto figura l’Emilia Romagna. L’interscambio tra Russia e Italia ammonta attualmente a circa 18 miliardi di dollari. Il prodotto principale esportato in Italia è il gas, ma la Federazione Russa intende rafforzare l’interscambio con il nostro paese nei settori ad alta tecnologia ed in particolare della metalmeccanica e dell’aerospazio. Meshkov ha inoltre manifestato interesse ad approfondire la conoscenza del modello italiano dei distretti industriali, ricordando che in Russia sono già nati in varie regioni 18 distretti. Ad affascinare l’Ambasciatore è in particolare la capacità tutta italiana di favorire la nascita e lo sviluppo della piccole e delle medie imprese attraverso i distretti industriali. Meshkov ha in particolare dimostrato interesse per il distretto del tessile di Biella e per quello orafo di Valenza che gli sono stai illustrati da Paolo Alberti. E proprio le piccole e le medie imprese hanno oggi in Russia grandi opportunità da cogliere, come ben dimostra l’esempio delle Marche che in pochi anni hanno scalato la classifica delle regioni italiane più presenti in Russia. Meshkov ha dichiarato di credere molto nello sviluppo delle relazioni tra regione e regione, ricordando che la Russia non è solo Mosca e che vi sono grandi regioni poco note in Italia dove le imprese italiane possono andare a produrre direttamente a condizioni estremamente vantaggiose. In particolare, Meshkov ha segnalato la regione di Sverdlovsk e della Repubblica autonoma di Chuwasha regioni con le quali questa mattina sono stai firmati ufficialmente due accordi di collaborazione con il Piemonte che hanno ricevuto il plauso del Ministero degli esteri italiano.
La Nuova Metropoli, 16 dicembre 2004. La creatività è salita sul podio. Si sono conclusi con un significativo incremento di visitatori, espositori e superficie occupata, i saloni "Restructura" e "Progetto & Arredo" (il nuovo evento fieristico voluto dalla Regione Piemonte) allestiti al Lingotto e che hanno realizzato, nei 5 giorni di apertura, ben 67. 269 visitatori, con un incremento del 6,7% rispetto al 2003. Scorporando il dato, si sono accreditati 44.119 operatori professionali (+10.6%) mentre i non professionali sono stati 23.150, dato identico a quello dello scorso anno. Questi dati rappresentano la conferma della maturità raggiunta dalla manifestazione che, alla sua 17esima edizione, si pone come la più importante rassegna nel settore delle ristrutturazioni. Si segnala inoltre, la presenza di 123 aziende dell’Eccellenza Artigiana e di 150 artigiani piemontesi, che hanno potuto presentare i loro prodotti. Gli espositori che sono stati in totale 613 (+4%), provenienti da 14 regioni italiane, hanno occupato 46.390 metri quadrati del complesso di Lingotto Fiere, con un incremento del 16% rispetto al 2003. nell’ambito della rassegna hanno ottenuto un notevole riconoscimento anche i concorsi di abilità. All’interno della fiera si sono svolte, le premiazioni dei concorsi di abilità della 3a edizione "Eccellenza artigiana e artigianato artistico", 6a edizione "Qualità e restauro: esperienze sul campo", 7a edizione "idee nuove per effetti decorativi". Alle premiazioni hanno partecipato il Presidente della regione Enzo Ghigo, l’assessore regionale all’Urbanistica Franco Maria Botta, l’assessore regionale all’Artigianato Giovanni Carlo Laratore, il Direttore regionale Commercio e Artigianato Marco Cavaletto, la responsabile del settore Disciplina e Tutela dell’artigianato della regione Tiziana Bernengo e numerosi dirigenti della Cna tra cui Federico Casetta Presidente Cna Torino, Paolo Alberti Segretario Cna Torino, Michele Sabatino Segretario Cna Piemonte, Sebastiano Consentino Presidente Cna Piemonte, Antonino Sgrò Presidente Regionale Assoedili/Cna, Andrea Talaia Presidente provinciale Assoedili/Cna, Giovanni Brancatisano Segretario provinciale Assoedili –Anse/Cna, Adriano Spada Presidente provinciale Anse/Cna, Natale Iannone Presidente regionale Anse/Cna, Guido Pesaro Segretario nazionale Anse/Cna, gli artigiani Cna Nino Longhitano, Antonio Berardi, Antonino Mineo, Luigi Cuomo e Claudio Levra. Vincitori 3a edizione concorso "Eccellenza artigiana e artigianato artistico": 1° il vetro d’arte di Soheila Dilfanian, lavorazione vetro e vetrate artistiche, restauri, Sannazzaro Sesia (No); 2° Stb, Mosaici di G Barzan&C.Snc, mosaici artistici e decorativi. Druento (To); 3°Laboratorio del Vetro Antico Snc di Roberta Tasoni e Paola Ardissone, restauro ed esecuzione di vetrate artistiche legate a piombo e creazione di lampade Tiffany, Torino. Questi i vincitori della 6a edizione concorso "Qualità e restauro: esperienze sul campo" 1° Concorso Restauro Lanzo chiesa di Santa Maria Assunta, Lanzo Torinese: Angela Baldini, Ylenia Balmetta, Mria Maddalena Borla, Stefania Crollo, Franco Corsetti, Elisabetta Conte, Nicola Graci, Laura Poggio, Francesco Sciroccale, Fabio Tafuro, Lorenzo Teppa, Massimo Valido, Sara Bertoncini; 2°Sintesi Snc di Piovano e Merlo, restauratori, Torino; 3°Elisabetta Salasso, restauro e decorazioni, Borgaro Torinese. I vincitori della 7a edizione concorso "Idee nuove per effetti decorativi": 1° Francesco Soncin, via Tintoretto 15, Caorle (Ve) e Diana Emanuel, San Daniele Friuli (Ud), decorazioni; 2° Franco Saladino, Treviso, decorazioni; Ads di Antonio de Santis, Druento (To), decorazioni; 3°Cristina Poliotti, Pinerolo (To), decorazioni murali, restauri e affreschi.
La Nuova Periferia – Speciale Restructura, 25 novembre 2004. Malavasi bacchetta le istituzioni. L’ipotesi di una progressiva integrazione tra Torino e Milano, recentemente ventilata a Cernobbio in un convegno promosso dalle Camere di commercio delle due città, non può prescindere secondo il presidente nazionale della Cna, Ivan Malavasi, dalla soluzione dei molti malesseri del nostro paese che oggi appesantiscono il tessuto imprenditoriale e danneggiano le piccole e piccolissime imprese, impedendo loro di crescere e di cogliere quelle opportunità che proprio la grande impresa non sembra più in grado di sfruttare. Intervenuto domenica 21 novembre a Torino, all’assemblea annuale della Cna, Malavasi non ha mancato di bacchettare governo e istituzioni, responsabili della mancata attuazione, di leggi e politiche capaci di far crescere le piccole imprese. Ad iniziare dalla riduzione della pressione fiscale e dell’avvicinamento al mondo della ricerca scientifica. I lavori dell’assemblea annuale della Cna sono stati aperti dal presidente della Cna Torino, Federico Casetta, che nella sua relazione ha introdotto il tema del dibattito pubblico – "Torino-Milano: una Supercittà a misura di piccola impresa?". Gli artigiani e le piccole imprese aderenti alla Cna si interrogano infatti sul futuro delle grandi infrastrutture di cui si sta dotando il capoluogo piemontese ed in particolare del corridoio ad alta capacità che entro il 2010 collegherà Torino e Milano e sulla capacità di queste opere di favorire un reale dell’imprenditoria diffusa. Occorre infatti tenere presente, come sottolinea Casetta, che "delle 34. 139 imprese che operano nel ramo delle attività manifatturiere 17.540 sono aziende artigiane, pari al 51,3% del totale. Dati che evidenziano al di là di ogni equivoco il problema del sottodimensionamento imprenditoriale del torinese, ma a questa realtà occorre comunque far riferimento in qualsiasi progetto di sviluppo".
Agenzia Agi, 28 ottobre 2004. Torino 2006: Cna, recuperare spirito unità istituzionale. "Occorre recuperare in fretta quello spirito di unità istituzionale che è stato alla base del successo della candidatura di Torino 2006 e che con alti e bassi ha comunque contraddistinto sino ad oggi l’organizzazione dei Giochi". L’esortazione arriva oggi dal segretario provinciale della Cna di Torino, Paolo Alberti, preoccupato dalle vicende di questi giorni legate alla gestione delle Olimpiadi del 2006. Alberti chiede esplicitamente responsabili delle istituzioni locali un impegno a "non trasformare le Olimpiadi in un confronto politico-elettorale". Invita, inoltre, "ognuno a rientrare nei propri ruoli e competenze". Quanto ad un "più forte impegno del Governo italiano", il segretario della Cna lo ritiene necessario, ma non per "commissariale" Torino quanto, piuttosto, per rendere esplicito che le Olimpiadi non sono un fatto torinese, ma italiano, "per cui deve esprimersi e contestualmente essere letto come un valore aggiunto apportato per la piena riuscita dei Giochi". "Molti personaggi, ricorda ancora il presidente della Cna di Torino, in questi giorni si dimenticano che le Olimpiadi sono state fortemente volute dall’Avvocato Agnelli e che la sua scomparsa ha certamente indebolito la capacità di questa città di trarre sponsor, di fare squadra, di saper mediare interessi e poteri". Per il presidente della Cna "è triste pensare che Torino non ce la può fare senza la forza che la Fiat rappresentava nel recente passato, in grado di esprimere nuove solidarietà generazionali".
Agenzia Ansa, 26 ottobre 2004. Torino 2006: Cna, si recuperi spirito unità istituzioni. No alle dimissioni di Castellani. "Occorre recuperare in fretta quello spirito d’unità che è stato alla base del successo della candidatura di Torino e che, con alti e bassi, ha contraddistinto finora l’organizzazione dei giochi". Lo chiede il segretario generale della Cna, Paolo Alberti, che giudica un errore chiedere le dimissioni di Valentino Castellani e critica l’utilizzo politico-elettorale delle difficoltà organizzative". "Ognuno - aggiunge Alberti - rientri nei propri ruoli e competenze. Un più forte impegno del governo è certamente necessario non per commissariale Torino, ma per rendere esplicito che le Olimpiadi non sono un fatto torinese ma italiano. Molti personaggi in questi giorni si dimenticano che le Olimpiadi sono state fortemente volute dall’Avvocato Agnelli, e che la sua scomparsa ha certamente indebolito la capacità di questa città di attrarre sponsor, di fare squadra, di saper mediare interessi e poteri. E’ comunque triste pensare che Torino non ce la può fare, senza la forza che la Fiat rappresentava nel recente passato, in grado di esprimere nove solidarietà generazionali".
Estetica, agosto 2004. Turnover in salone (1). A.A.A. collaboratore cercasi. Sembra questa la richiesta più urgente che si leva dagli acconciatori italiani. Difficile trovare collaboratori capaci. Ancora di più riuscire a conservarli. Ma che cosa si nasconde dietro a queste difficoltà? Non è una novità che il settore registra un levato turn over di personale e una instabilità nei rapporti lavorativi. E’ un argomento che abbiamo spesso approfondito e che dalla Cna Federacconciatori di Torino, realizzata dalla Cooperativa Antilia e finanziata dalla Camera di Commercio della Città. Oggetto dell’indagine: i bisogni professionali dei saloni di acconciatura e le aspettative dei lavoratori. Pur essendo circoscritta a Torino e alla sua provincia – l’inchiesta ha interessato 97 imprese – la ricerca fornisce dati interessanti, utili per interpretare le tendenze nel settore, in tutta Italia.
Estetica, agosto 2004. Turnover da dimissioni (2). Lo scopo dell’indagine è risalire le ragioni che determinano l’elevato turn over di personale e la difficoltà è reperire manodopera qualificata, individuando possibili interventi. Attraverso duecento interviste sono state analizzate le strategie di reclutamento del personale e le aspettative di crescita e valorizzazione dello stesso. La ricerca ha confermato una certa instabilità: il 78,9% dei titolari ha dichiarato di avere attualmente – o di avere avuto in passato – difficoltà a trovare manodopera. Nell’80% dei casi la durata dei rapporti di lavoro non supera i cinque anni: nella stragrande maggioranza (quattro casi su cinque) la fine del rapporto non è dovuta al licenziamento ma a dimissioni. "Questo dato – ci spiega Davide Padroni, segretario della Cna Federacconciatori di Torino - conferma le preoccupazioni dei nostri iscritti. La ricerca dimostra come la figura dell’acconciatore stia vivendo una fase di profonda trasformazione. Molti non hanno ancora sviluppato un atteggiamento imprenditoriale, anche per quanto attiene le problematiche legate al diritto del lavoro. Lo dimostra l’alto numero di vertenze che registriamo ogni anno. Gli acconciatori stentano ad adeguarsi alle norme, impostano i rapporti di lavoro in modo approssimativo. Il rovescio della medaglia è evidente: quando sono costretti a difendersi dal punto di vista legale nei confronti di ex collaboratori non "armi" per vincere e far valere i propri diritti".
Estetica, agosto 2004. Formazione, plus sconosciuto (3). "Un punto essenziale di questa ricerca – incalza Giuseppe Sciarrino, presidente della sezione torinese di Cna Federacconciatori – è lo scarso interesse dimostrato dai titolari nei confronti della formazione. La maggior parte dichiara, infatti, di preferire collaboratori con una preparazione di base. Ma in realtà sono poi disposti ad assumere persone che hanno scarso livello di formazione, se non addirittura nullo, pensando di sostituire questo vuoto con l’esperienza in salone. Non capiscono invece che avere collaboratori con una preparazione completa aiuta l’attività del salone e genera fiducia nei clienti. Così la paura più ricorrente e che i collaboratori esperti lascino il salone per aprirne uno loro "rubando" clientela. Ma l’unico risultato che si ottiene, limitandone la crescita professionale, è che abbandonino comunque il salone alla ricerca di un’occupazione più "gratificante" alla ricerca emerge chiaramente che i saloni più grandi e strutturati sono quelli che attribuiscono più importanza ai corsi formativi: spesso organizzano riunioni interne, approfittando delle proposte delle aziende tricologiche. In questi saloni il titolare è imprenditore, capace di investire nelle risorse umane oltre che in quelle economiche.
Estetica, agosto 2004. In attesa della nuova legge (4). "Come Cna diamo molta importanza – continua Davide Padroni – e promuoviamo corsi in collaborazione con la Regione e altre Istituzioni". E’ recente la presentazione della domanda per i corsi sovvenzionati dal fondo Cee e previsti dalla legge regionale che istituisce un biennio di formazione lavoro per giovani disoccupati tra i 15 e i 18 anni. la legge prevede che gli istituti formativi siano riconosciuti e questo esclude molte delle quasi venti scuole private presenti a Torino e provincia. "Ma un altro scossone alla formazione professionale – spiega Davide Padroni – verrà dato dalla legge sull’acconciatura in discussione alle camere e che, tra le altre, impone due anni di formazione professionale, più uno di specializzazione, al quale ci si può iscrivere solo dopo aver frequentato il biennio obbligatorio della scuola superiore. Una delle conseguenze più immediate che deriveranno dall’applicazione di questa legge sarà l’innalzamento dell’età di quanti entrano nel mondo della coiffeure". E questo dell’età non è un elemento da sottovalutare. La ricerca ha infatti dimostrato che i titolari tendono ad assumere, soprattutto con contratto di apprendistato, donne giovani: il 46% è addirittura al di sotto dei 18 anni. Un trend che inevitabilmente dovrà subire un’inversione di rotta, soprattutto con l’innalzamento della scolarizzazione. In Piemonte, per esempio, il 70% dei ragazzi arriva fino al diploma.
Estetica, agosto 2004. "E’ un problema generazionale". Lo dicono i titolari (5). Il questionario, distribuito a 97 titolari, è composto da due sezioni per verificare le dimensioni del turnover e approfondire i criteri di reclutamento e selezione del personale. La ricerca ha preso in esame saloni con almeno un dipendente (l’80% ha solo uno o due dipendenti e un laboratorio su cinque ne impiega oltre tre). Scopo: ricostruire il quadro dei problemi più comuni con il personale. Quattro titolari su cinque hanno dichiarato di avere avuto, o avere, difficoltà a trovare manodopera. Se a questo si aggiunge la durata media dei rapporti di lavoro (che nel 14,1% dei casi non arriva a un anno e nel 35,3% si ferma a cinque) si ricava un panorama di diffusa instabilità e irrequietezza. La possibilità di fidelizzare i dipendenti è bassa e per l’impresa diventa difficile pianificare il proprio sviluppo. Chi si dimette – i casi di licenziamento sono pochi – è soprattutto un’apprendista (64,9%) e ha meno di 25 anni (80%). Dunque, una fascia d’età molto spendibile sul mercato del lavoro. A motivare le dimissioni prevalgono i motivi personali, tra i quali matrimonio e nascita di figli. Un dato che sottolinea l’inadeguatezza dell’attuale sistema dei servizi di welfare, incapaci di sostenere la continuità professionale delle donne lavoratrici. E poiché il numero di addetti di sesso maschile è quasi irrilevante, questa fragilità del sistema si fa ancora più marcata. La ricerca traccia anche il profilo del dipendente "ideale". Generalmente, gli acconciatori cercano personale non qualificato con poca o nessuna esperienza (il 72,6% dichiara di preferire personale che può essere inquadrato nel ruolo di apprendista). Meglio, inoltre, se gli aspiranti sono giovani, anzi giovanissimi (per il 46% al di sotto dei 18 anni) e per lo più donne (un desiderio del 54% dei titolari). Per quanto riguarda la scolarizzazione, solo una minima parte degli intervistati apprezza il diploma di scuola media superiore, mentre il 57% ritiene sufficiente la scuola dell’obbligo. La formazione specifica è considerata importante (per il 55,3%) ma questo non significa che il lavoratore debba essere qualificato: le scuole professionali forniscono quasi sempre solo strumenti di base. Per molti titolari, "esperienza" significa avere già lavorato altrove. E accade spesso che il titolare assuma personale destinato a specifiche mansioni. Nella sfera relazionale, l’uso corretto della lingua italiana è tenuto in grande considerazione ai fini dell’assunzione per il 22,1% degli intervistati mentre il 67,4% ritiene sufficiente un italiano "accettabile, senza particolari errori". Strategiche, le capacità relazionali verso la clientela: oltre un titolare su quattro ritiene indispensabile che il dipendente, anche se neo assunto, sia in grado di capire e interpretare i bisogni della clientela. Elementi altrettanto importanti sono stati ricavati dalle cosiddette "osservazioni libere". La maggior parte degli acconciatori critica l’attuale sistema formativo, lamenta una carenza serie, e soprattutto, il fatto che la loro formazione va oltre i corsi base che sono ritenuti gli unici veramente utili. Un altro disagio emerso, che pervade tutta la ricerca, è la poca passione dimostrata dai giovani per il mestiere. Non sarebbero cioè disposti a fare sacrifici, ad adattarsi ai metodi del salone, a fare la gavetta che gli stessi titolari dicono di aver invece attraversato agli inizi della loro carriera. Un problema di tipo generazionale, dunque, di difficile soluzione visto che il mutamento interessa tutta la società nel suo insieme e coinvolge anche altri settori economici e produttivi.
Estetica, agosto 2004. "Una scelta per passione" Parola di… collaboratore (6). La seconda parte dell’indagine ha interessato direttamente i dipendenti. Le domande sono state poste ad un gruppo di collaboratori, segnalati dai titolari. Soprattutto giovani donne (il 35,5% è sotto i 25 anni e l’11,3% tra i 15 e i 18), la metà impiegata con un contratto di apprendistato (il 90,2% di loro ha tra i 15 e i 25 anni). Profilo che in questo settore può essere applicato ad una fascia di età che va dai 15 ai 29 anni. Superata la soglia dei 26, infatti, soltanto una dipendente su quattro lavora come apprendista, le restanti sono assunte come "qualificate". E questo genere di contratto interessa il 93% delle donne sotto i trent’anni. Il 91,9% ha dichiarato di possedere il titolo di studio della scuola d’obbligo. In caso di frequentazione di un corso di formazione professionale, nel 70% dei casi non supera la durata dei dodici mesi. Tuttavia, nonostante la bassa scolarizzazione, sembra che questa professione non venga scelta come ripiego. Piuttosto le motivazioni sono legate alla creatività, al contatto con la gente, alla passione. Quasi il 70% delle lavoratrici dichiara di aver fatto questa scelta non per mancanza di alternative ma per reale interesse personale. E questa è una considerazione che contrasta con quanto invece pensano i titolari che considerano i giovani che si avvicinano alla professione poco interessati. Le risposte all’indagine della Cna confermano inoltre l’elevato tasso di mobilità: quasi il 70% lavora nell’attuale salone da meno di cinque anni. il ricollocamento non sembra un passaggio difficile, visto che l’82,3% delle intervistate non ha avuto problemi a trovare un nuovo impiego. L’impressione generale e che le dipendenti non siano poi tanto disponibili a spostarsi, a cambiare salone con facilità. La ragione principale del turnover (visto dagli occhi del collaboratore) è quella economica: salario basso o irregolarità e ritardi nei pagamenti. A seguire, incompatibilità ambientale, relazioni problematiche nel salone. Per il 17% del campione la distanza casa-salone è addirittura all’origine del cambio di azienda. Una sezione di questionario richiedeva anche una valutazione dell’attuale posto di lavoro. Il rapporto con il/la titolare viene giudicato in linea generale, soddisfacente, addirittura amichevole. Più delicata invece la questione sui margini di autonomia che vengono concessi: tanto più questi confini sono ampi, tanto più alto è il grado di soddisfazione che si registra. In realtà, si tratta di un riconoscimento che viene concesso alle lavoratrici con maggiore anzianità, in termini di età e permanenza in salone. Sono dunque le over 30 le collaboratrici che dichiarano un più altro livello di soddisfazione, un contratto migliore e dimostrano maggiore fedeltà. L’età è l’elemento che più influisce sulle aspettative professionali. La fascia tra i 19 e i 25 anni è quella più mobile, mentre le over 30 dichiarano contente dell’attuale realtà lavorativa. Le più giovani hanno voglia di crescere professionalmente e sanno che in questo settore le carte, i talenti vanno spesi presto e in fretta. Aprire un proprio salone è un desiderio condiviso del 58% delle intervistate, soprattutto giovani collaboratrici (19-25 anni) che superano l’81% del campione. E nessuno ha dichiarato di voler cambiare settore.
You, giugno-luglio 2004. Turn over in salone. Che fare? (1). Turn over del personale nei saloni d’acconciatura. Un fenomeno condiviso da tutti gli acconciatori italiani che lamentano la sempre crescente difficoltà nel reperire e trattenere manodopera qualificata alle dipendenze. Per individuare le possibili linee d’azione utili al fine dell’adeguamento degli interventi locali in materia d’orientamento al lavoro e di programmi formativi professionali, Cna-Federacconciatori di Torino ha condotto uno studio molto dettagliato di cui proponiamo uno stralcio. La ricerca - svolta a Torino e provincia – mette in luce le grandi trasformazioni del mondo dell’impresa, dove sono cambiate aspettative personali, soggettività, disponibilità al sacrificio, e di conseguenza è venuto meno il sistema degli incentivi che sosteneva le carriere lavorative e le biografie delle generazioni precedenti. Se si vuole, il problema emerso dalla ricerca è molto semplice: l’accresciuta complessità ambientale (intesa sia come condizione e sistema di regole formali e informali che norma la concorrenza e la competizione sul mercato, sia come mutamento culturale che si traduce in una domanda più complessa) esercita inedite pressioni sugli operatori economici, che si trovano a dover razionalizzare e rendere più efficienti i processi organizzativi, ad intervenire sulla struttura dei costi, a dover pianificare su tempi più lunghi il proprio sviluppo, investendo di più ed in maniera più oculata sulle risorse strategiche – e nell’attività in questione niente è più strategico del capitale umano. Al problema, evidenziato dai titolari, del reperimento dei lavoratori dipendenti necessari all’impresa, in rapporto alla facilità con cui i lavoratori trovano occupazione e la bassa durata dei rapporti di lavoro che nella gran parte dei casi si attesta al di sotto dei cinque anni, Cna suggerisce, inoltre, alcune strade percorribili: l’orientamento alle lavoratrici giovani, da formare all’interno attraverso percorsi d’apprendistato, oltre alla possibilità di recuperare a questa attività persone di età più avanzata che potrebbero essere interessate a "reinventarsi"; l’impiego più diffuso di manodopera d’origine immigrata, soluzione che potrebbe effettivamente "dare respiro" al settore. Infine rimane da chiedersi se il numero delle imprese presenti sul territorio sia adeguato alla domanda, e se la crescita del mondo della piccola impresa per proliferazione anziché per consolidamento dimensionale possa condurre ad "approdi sereni": in altre parole se non si possa pensare di rafforzare in qualche modo le imprese, attraversi strategie di cooperazione e integrazione dell’offerta. Vediamo adesso alcuni dati, e precisiamo che l’inchiesta (di cui pubblichiamo solo alcuni dati) è stata condotta su due fronti, quello dei titolari e quello dei dipendenti.
You, giugno-luglio 2004. I titolari, il reperimento dei collaboratori (2). Agli intervistati è stato richiesto, in primo luogo, di indicare se in passato avessero incontrato difficoltà nel reperire collaboratori. Quattro titolari su cinque (78,9%) hanno dichiarato effettivamente di avere attualmente – o di aver avuto in passato – difficoltà a trovare manodopera, percentuale che esprime con chiarezza l’esistenza di un problema legato all’approvvigionamento di personale. Accanto a tali difficoltà, gli intervistati hanno evidenziato il problema dell’elevato turn over: la durata media dei rapporti di lavoro è senz’altro bassa. Quasi l’80% dei rapporti di lavoro non supera i cinque anni, dato che segnala una forte mobilità dei lavoratori del settore e conseguentemente le scarse possibilità da parte dei titolari di "fidelizzare" i propri dipendenti. Per l’impresa diviene difficile, in queste condizioni, pianificare il proprio sviluppo. Un collaboratore, infatti, non si "improvvisa", poiché serve tempo per formarlo, renderlo "adeguato" al proprio metodo, trasferirgli saperi taciti e contestuali: come sostengono i titolari d’impresa, si tratta di un vero e proprio investimento. In quattro casi su cinque, secondo le risposte fornite dai titolari, la fine del rapporto è originata da dimissioni da parte del lavoratore, mentre appare contenuta la percentuale di licenziamenti. In ordine alle cause che spingono i titolari al licenziamento di un dipendente sulla base della dichiarazioni offerte si evince che queste che queste sono prevalentemente legate a problemi di tipo professionali; cioè sono dovute al riscontro di una scarsa professionalità (31,6%) o di una bassa produttività (21,1%). Oltre un licenziamento su cinque, infine avviene per motivi di incompatibilità ambientale, ossia di problemi di tipo personale tra il titolare ed il dipendente. Come suesposto, molto più consistente dei licenziamenti è il numero di "abbandoni" per dimissioni. Le ragioni delle dimissioni, a differenza dei licenziamenti, sono assai distribuite tra motivazioni diverse, senza che ne emerga una chiara prevalenza. Sempre in riferimento all’ultimo dipendente che ha abbandonato l’impresa, ai titolari è stato richiesto di indicare, qualora ne fossero a conoscenza, il percorso intrapreso successivamente da questi lavoratori. Secondo le indicazioni offerte, oltre un terzo ha cambiato laboratorio, a conferma dell’elevata mobilità interaziendale dei lavoratori del comparto. Il secondo percorso, in ordine d’importanza, è l’evoluzione verso il lavoro indipendente: il lavoratore dimessosi (o licenziato) "si mette in proprio"e apre un laboratorio d’acconciatura.
You, giugno-luglio 2004. Qualifica professionale (3). Per quanto attiene alla qualifica professionale, è da rimarcare che nella gran parte dei casi gli imprenditori ricercano personale non qualificato, dunque con poca o nessuna esperienza. Ciò è presumibilmente legato, in virtù delle argomentazioni descritte precedentemente, all’esigenza di poter "coltivare" il dipendete secondo i metodi di lavori propri dei laboratorio stesso. Solo il 14,3%, di conseguenza ha dichiarato d’orientarsi alla ricerca di manodopera qualificata. E’ rilevante, poi, che il 72,6% esprima una preferenza nei confronti del personale che è possibile avviare con contratti d’apprendistato. Su questo dato, pesano senz’altro i vantaggi economici connessi a questa tipologia contrattuale.
You, giugno-luglio 2004. I dipendenti (4). Il campione è costituito quasi esclusivamente da donne a confermare che quella d’acconciatore resta ancora una professione a forte caratterizzazione "femminile", come del resto gran parte delle attività che si occupano della cura della persona. Dal punto di vista anagrafico, si tratta nella gran parte dei casi di donne giovani, d’età inferiore ai 30 anni. solo il 22,6% delle intervistate è più "anziana". Se si osserva la composizione del campione per tipologia professionale, si nota che oltre la metà delle lavoratrici è impiegata attraverso un contratto d’apprendistato – che in questo settore può essere applicato a soggetti d’età compresa tra quindici e ventinove anni. L’altra metà (o quasi) del campione, viceversa, è rappresentato da "qualificate", mentre irrisorie sono le percentuali di lavoratrici specializzate, ma anche di generiche, e giovani di età compresa tra quindici ed i venticinque anni sono impiegate quasi esclusivamente in qualità di apprendiste (nel 90% dei casi), a partire dai ventisei anni la tendenza è capovolta: solo una lavoratrice su quattro lavora come apprendista, mentre le restanti sono assunte principalmente in veste di "qualificate". Oltre i trent’anni il 93% ha un contratto di questo tipo, mentre nel 7% dei casi si tratta di "specializzate". Il titolo di studio posseduto delle intervistate è, nella quasi totalità dei casi, limitato alla scuola dell’obbligo. Il "capitale culturale" di queste lavoratrici, pertanto, si compone di strumenti generali di base cu s’affianca, per una parte (il 60% circa), il "sapere specifico" generato dalla frequenza della scuola di formazione per acconciatori. E’ da considerare, però, che il 31% delle intervistate non ha avuto altre esperienze formative all’esterno della scuola dell’obbligo. Nel 70% dei casi la durata della formazione per acconciatori è stata di un solo anno, nel restante 30% di corsi biennali.
You, giugno-luglio 2004. Licenziamento e dimissioni (5). Si è chiesto alle lavoratrici di indicare da quanto tempo fossero impiegate nell’attuale laboratorio. I risultati offrono un quadro che segnala una mobilità piuttosto elevata: quasi il 70% delle intervistate è impiegata nell’attuale laboratorio da meno di cinque anni; si è visto, in precedenza, che il 63% delle intervistate opera nel settore da più di cinque anni. Ciò significa che una parte consistente di loro ha cambiato, nel corso della propria carriera, almeno un laboratorio. Al fine d’approfondire questo tema, i dati suesposti sono stati incrociati con quelli relativi al numero di anni lavorati nel settore dell’acconciatura. Ne emerge che oltre la metà delle intervistate sembrerebbe – ance se non lo si può affermare con certezza, a causa dell’aggregazione in "classi" delle risposte – aver cambiato, almeno una volta, luogo di lavoro. Quel che invece è certo e che non lo ha cambiato in tempi recenti: soltanto il 20% lavora nell’attuale laboratorio da meno di un anno. Il 64,5% delle intervistate ha, almo una volta nella propria carriera, lasciato il posto di lavoro per scelta personale, mentre il 13,8% ha subito un provvedimento di licenziamento. Si analizzeranno, in primo luogo, le ragioni che hanno condotto alle dimissioni per scelta. La causa principale (35,9% delle dimissioni)) rinvia a problemi legati a fattori economici. Tra questi spicca, con una percentuale superiore al 15%, il salario ritenuto troppo basso, ma sono citate con frequenza anche irregolarità o ritardi nei pagamenti. In qualche caso, inoltre, le intervistate hanno fatto riferimento al mancato riconoscimento degli straordinari. La seconda ragione, in ordine d’importanza, che determina la scelta di dimettersi è l’incompatibilità ambientale, ossia relazioni personali problematiche nell’ambito del luogo di lavoro.
You, giugno-luglio 2004. Le ragioni della scelta professionale (6). L’espressione "da piccola pettinavo le bambole" riassume il senso il senso della scelta professionale dell’acconciatura. E’ la passione per il mestiere, coltivata "fin da bambina", infatti, la risposta che ricorre con maggiore frequenza alla domanda intorno alle ragioni di tale scelta. una risposta che ingloba, però, anche la dimensione tutta "artigiana" dell’interesse legato al contenuto tecnico-professionale dell’attività. A seguire, tra i fattori che più hanno incentivato il percorso professionale in esame, c’è la dimensione della creatività (citata nel 18,8% dei casi): il mestiere d’acconciatore è interpretato, in questi casi, come "attività creativa" che consente di sviluppare e migliorare le vocazioni "artistiche dell’aspirante acconciatrice. Sommando le prime due risposte, emerge che quasi il 70% delle intervistate ha scelto di svolgere tale attività non per assenze di alternative, ma per reali interessi professionali. Al terzo posto, ed anche questo elemento è di un certo significato, è citato il "contatto con la gente" (13,0%); subordinate alle vocazioni professionali e artistiche, le motivazioni relazionali sembrano quelle maggiormente influenti nell’orientare strati di giovani verso la professione. In definitiva, si può sostenere che la professione d’acconciatore mantiene un certo appeal, in virtù della combinazione tra elementi tecnici, vocazioni creative e contenuto relazionale.
Torino Sette, 2 luglio 2004. Restauro. Ottanta ore (gratis) su facciata di chiesa. Cappelle, affreschi, monumenti: il lavoro del restauro eseguito ad hoc riporta alla luce opere e architetture di epoche lontane. Per imparare il restauro conservativo su facciate decorate con affreschi, il Cna settore edilizia organizza un corso gratuito a Lanzo Torinese con lo scopo del restauro della facciata della chiesa di Santa Maria Assunta in San Giovanni Bosco 27. Il corso dura 80 ore di cui 30 di teoria per studiare tecniche e materiali dell’epoca e tutta la documentazione storica ed architettonica dell’edificio in esame. Le 50 rimanenti, restauro vero e proprio in collaborazione con la Sovrintendenza delle Belle Arti, l’Accademia, il Politecnico ed esperti artigiani. Riguarderà la decorazione a fresco invece il corso sempre di 80 ore dedicato al restauro degli affreschi della Cappella di San Rocco a Nichelino. Le lezioni di teoria si terranno in via Acquarello 19. i due corsi inizieranno a settembre, ma le iscrizioni sono già aperte e durano fino ad esaurimento posti. In generale sono rivolti a decoratori, studenti, dipendenti di imprese che vogliono specializzarsi, ma anche giovani disoccupati. E’ previsto il rilascio di un attestato di decoratore a fine corso. Info: 011.46.17.602
Corriere di Moncalieri, 12 maggio 2004. San Rocco tornerà a risplendere. Stanno per essere terminati i lavori di restauro alla parte esterna della cappella di San Rocco, in via Rusca dove è in via di rifinitura il progetto per il recupero degli affreschi interni. La cappella è di proprietà del Comune, che ha affidato il restauro alla scuola di formazione professionale per l’edilizia Cipet (istituita da sindacati e collegio costruttori edili) e agli artigiani del Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola media impresa). "Cercavamo un cantiere pratico per fare dal vivo il corso di restauro - spiega Giovanni Brancatisano, segretario provinciale e coordinatore regionale del Cna - il Comune di Nichelino ci ha proposto la cappella che era in buona parte diroccata. Con la collaborazione del Politecnico abbiamo individuato un progetto di restauro, che è poi partito un anno e mezzo fa". La prima fase del cantiere è stata incentrata sul recupero delle pareti esterne, sulla pulizia delle murature, sul rilievo delle modanature con calchi di gesso, sulla riquadratura degli spigoli e intonacatura: un ampio restyling della facciata principale e delle altre tre pareti. "Oggi siamo a meta dell’opera - continua Brancatisano - dobbiamo ancora riportare agli splendori settecenteschi gli affreschi interni". La chiesetta, risalente a meta del settecento, per due secoli rimase un punto di riferimento per i contadini che vivevano nella borgata. Il sindaco Pier Bartolo Piovano e l’assessore Pino Catizone si sono impegnati a fondo per recuperare uno dei simboli della Nichelino di un tempo: quando l’agricoltura era l’attività principale e i contadini che tornavano dai campi si fermavano qualche minuto nella cappella di San Rocco, che secondo la tradizione aveva salvato parte del territorio piemontese dalla peste. "La realizzazione di questo restauro si può definire una storia nella "storia"- spiega Piovano – Il punto di partenza è stato l’agosto del 2000, quando un gruppo di residenti e venuto a chiederci di recuperare la cappella. In autunno abbiamo cominciato con la ripulitura dell’area e nel settembre 2002 è partito l’iter del progetto di restauro per il quale il comune ha stanziato subito 130 milioni di lire, più piccoli aggiustamenti successivi. C’è stata da parte nostra un’assunzione di responsabilità; qualcuno infatti proponeva di abbatterla. È importante invece mantenere anche la storia dei contadini, che fa parte integrante di quella della città. Alessandro Brasso, direttore del Cipet, spiega che la scuola è una palestra per i giovani allievi. "Nei nostri laboratori si impara a costruire – spiega – I risultati sono visibili nella parte esterna della cappella, di cui sono state recuperate le murature". Silvano Gecchele, responsabile del Cna di Moncalieri, sottolinea il ruolo importante che ha avuto la sinergia fra enti diversi. "Questo restauro era un obbiettivo del Cna del nostro territorio. Diventerà un laboratorio permanente per il recupero artigianale". Sulle pareti interne si intravedono dipinti che un tempo erano luminosissimi, ora quasi del tutto cancellati: riportarli alla luce è il prossimo compito degli artigiani del Cna e degli allievi del Cipet.
Torino Cronaca, 6 maggio 2004. Da parrucchieri ed estetisti 15mila euro per l’Infantile. Una lodevole iniziativa benefica per i bambini ricoverati. In tre mesi acconciatori e centri estetici di Torino hanno raccolto 15 mila euro di offerte destinate ai piccoli degenti dell’ospedale infantile Regina Margherita. La somma che servirà a migliorare i servizi educativi e gli spazi ludici del nosocomio, sarà consegnata lunedì prossimo al direttore generale dell’azienda Oirm-Sant’Anna. A promuovere l’iniziativa è stata la società Mutua Parrucchieri, con il sostegno degli acconciatori e dei centri estetici aderenti alle associazioni di categoria Cna, Confartigianato, Casa e Ala.
Ansa, 5 maggio 2004. Sanità: raccolti 15ml euro per pazienti ospedale infantile. Iniziativa parrucchieri per degenti "Regina Margherita". In tre mesi acconciatori e centri estetici di Torino hanno raccolto 15 mila euro destinate ai piccoli degenti dell’ospedale infantile Regina Margherita. La somma, che servirà a migliorare i servizi educativi e gli spazi ludici del nosocomio, sarà consegnata lunedì prossimo al direttore generale dell’azienda Oirm Sant’Anna. A promuovere l’iniziativa è stata la società Mutua Parrucchieri, con il sostegno degli acconciatori e dei centri estetici aderenti alle associazioni di categoria Cna, Confartigianato, Casa e Ala.
Ansa, 26 aprile 2004. Lavoro: acconciatori Torino, difficoltà a reperire manodopera. Gli acconciatori torinesi riscontrano sempre maggiori difficoltà nel reperire manodopera per le proprie imprese e non riescono a far continuare il rapporto di lavoro con i propri dipendenti per più di cinque anni: questo fattore è determinato soprattutto da un continuo turn over del personale. Il settore dell’acconciatura a Torino e in provincia, i fabbisogni professionali delle imprese e le aspettative dei lavoratori sono stati oggetto di un’indagine realizzata dall’agenzia Antilia per conto della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola impresa (Cna) e finanziata dalla Camera di commercio di Torino. La ricerca ha indagato sulle strategie di reclutamento del personale da parte dei titolari e su quelle di valorizzazione professionale dei lavoratori, insieme ai motivi che determinano l’allontanamento dal posto di lavoro di molti dipendenti. Duecento operatori, di cui 100 titolari e 100 dipendenti, sono stati intervistati telefonicamente per conoscerne scelte professionali ed aspettative. Il personale alle dipendenze dei laboratori di acconciatura (in particolare giovani donne tra i 15 e i 30 anni con basso titolo di studio) si dimette con facilità e facilmente trova un nuovo lavoro (in meno di un mese) per cercare condizioni di lavoro, ambientali ed economiche più soddisfacenti; le più intraprendenti sono le giovani tra i 19 e i 25 anni (il 58% delle intervistate), che si pongono l’obbiettivo di aprire un’attività indipendente. Dall’altra parte gli acconciatori criticano l’attuale sistema di formazione: le scuole dovrebbero soltanto limitarsi ad insegnare le tecniche di base. Ponendo invece maggior attenzione alle competenze trasversali quali la professionalità e maggiori competenze linguistiche. Lamentano inoltre scarso interesse per il lavoro e poca passione per il mestiere da parte delle giovani lavoranti. Le soluzioni proposte a seguito della ricerca per raggiungere un maggiore consolidamento imprenditoriale potrebbe essere un maggior orientamento delle lavoratrici attraverso percorsi di apprendistato, con stage ed aggiornamenti o l’impiego più diffuso di manodopera di origine immigrata.
Agi, 26 aprile 2004. Acconciatori, Italia quella con maggior numeri, ma c’è crisi. E’ l’Italia con il maggior numero di acconciatori in Europa, in rapporto ai residenti, (davanti sia Francia che a Germania, i più importanti "concorrenti"), ma il settore dell’acconciatura sta vivendo una situazione di crisi. Lo rivela una ricerca realizzata dalla Confederazione nazionale dell’Artigianato e della piccola media impresa e dalla Camera di Commercio di Torino che hanno, in particolare, indagato il problema del reperimento di manodopera qualificata e del turn over del personale tra le aziende del settore. In sintesi, la ricerca ha evidenziato che un elevato numero di titolari di imprese (78%) ha avuto in passato ed ha tuttora, difficoltà a trovare manodopera. Inoltre, nell’80% dei casi, la durata dei rapporti di lavoro non supera i cinque anni. Tra l’altro è emerso che in quattro casi su cinque la fine del rapporto è originata dalle dimensioni del lavoratore, appare decisamente contenuta, infatti, la percentuale di licenziamenti. Quali le motivazioni?: un’alta percentuale, il 35,9% è dovuta a fattori economici, (salario inadeguato, ritardi nei pagamenti, irregolarità, mancato riconoscimento degli straordinari), ma c’è un 20,8% con problemi di incompatibilità ambientale, relazioni personali problematiche nell’ambito di luogo di lavoro. Quanto al profilo più frequentemente ricercato dalle imprese, corrisponde ad una persona di sesso femminile (54,7% dei casi), giovanissima, (quasi la metà delle imprese assumerebbe persone al di sotto dei 18 anni), da avviare con contratto da apprendistato, (nel 72,6% dei casi). L’altro dato interessante evidenziato dalla ricerca è che sembra appartenere ormai al passato la figura del "garzone" di laboratorio mentre cresce sempre più la percentuale dei giovani che si pongono per il futuro l’obbiettivo del lavoro indipendente: il 58%.
L’Avvenire on-line, 26 aprile 2004. I fabbisogni professionali delle imprese e le aspettative dei lavoratori nel settore dell’acconciatura. La ricerca realizzata da Cna e Camera di commercio di Torino con la collaborazione della cooperativa Antilia, trae origine dalla situazione di crisi riscontrata nell’acconciatura; in particolare ha indagato il problema del reperimento di manodopera qualificata e del turn over tra le imprese del settore. È stata realizzata un’analisi congiunta delle strategie di reclutamento e selezione del personale poste in atto dai titolari e dalle titolari d’impresa, da un parte, e da quelle di crescita e valorizzazione professionale dei lavoratori e delle lavoratrici dall’altra. Finalità principale è stata l’acquisizione di elementi di conoscenza circa le ragioni che determinano l’elevato turn over del personale alle dipendenze e, di conseguenza, l’individuazione di possibili linee d’azione istituzionale che affrontino tale situazione. A tale scopo, sono state realizzate 200 interviste telefoniche, metà delle quali rivolte a titolari d’impresa e metà a lavoratrici e lavoratori. La ricerca ha confermato i problemi suesposti: il 78,9% ha dichiarato di avere attualmente - o di aver avuto in passato – difficoltà a trovare manodopera. Nell’80% dei casi, inoltre, la durata dei rapporti di lavoro non supera i cinque anni. in quattro casi su cinque, secondo le risposte fornite dai titolari, la fine del rapporto è originata da dimissioni da parte del lavoratore, mentre appare decisamente contenuta la percentuale di licenziamenti. Le ragioni che spingono a lasciare il posto di lavoro sono: per il 35,9% legate a fattori economici (salario inadeguato irregolarità o ritardi nei pagamenti, mancato riconoscimento degli straordinari), per il 20,8% ad incompatibilità ambientale (relazioni personali problematiche nell’ambito del luogo di lavoro), per il 17% alla lontananza del luogo di lavoro, per l’11,3% ad insoddisfazioni professionali (scarse gratificazioni correlate alle mansioni svolte, insicurezza per il futuro del posto), mentre il 9,4% fa riferimento alla ricerca di nuove esperienze professionali; il profilo più frequentemente ricercato dalle imprese corrisponde ad una persona di sesso femminile (54,7% dei casi), giovanissima (quasi la metà assumerebbe persone al di sotto dei 18 anni), da avviare con contratto di apprendistato (nel 72,6% dei casi). Il titolo di studio del candidato non è ritenuto viceversa un requisito di grande interesse. Importanza differente è al contrario attribuita alla formazione di tipo professionale: il 55,3% degli imprenditori ha risposto di ritenere importante il possesso di tale requisito. Ancora il 50,6% reputa importante il possesso di un’esperienza relativa all’aver già lavorato per qualche periodo. Queste referenze rispecchiano perlopiù la realtà del personale impiegato: il campione risulta costituito quasi esclusivamente da donne, per il 77,4% al di sotto dei 30 anni, per il 51,6% impiegate attraverso un contratto di apprendistato. Il titolo di studio posseduto dalle intervistate è, nella quasi totalità di casi (91,9%) , limitato alla scuola dell’obbligo, mentre circa il 60% delle lavoratrici ha frequentato una scuola di formazione per acconciatori. Quasi il 70% delle intervistate si ritiene relativamente soddisfatta del trattamento economico, mentre una minoranza giudica le proprie entrate inadeguate rispetto al lavoro svolto. Questo dato è in forte relazione con l’anzianità aziendale e anagrafica della lavoratrice al crescere dell’età cresce l’area delle insoddisfatte. La percentuale di coloro che si pongono, per il futuro, l’obbiettivo del lavoro indipendente, è pari al 58% delle intervistate. Anche in questo caso, è opportuno scomporre il dato per classi d’età. La fascia che distingue per "intraprendenza" è quella delle giovani tra i diciannove ed i venticinque anni, mentre il numero di lavoratrici disposte a compiere tale possesso decresce tra le più "anziane". Dagli acconciatori arriva una decisa critica all’attuale sistema di formazione del settore. E’ segnalata la carenza di scuole affidabili in particolare per ciò che attiene gli aspetti tecnici. Inoltre, alle scuole, è imputato di non limitarsi ai corsi di base, ritenuti i soli di vera utilità, poiché ciascun laboratorio adotta un proprio metodo di lavoro. Alla critica diffusa è la scarsa attenzione alle competenze trasversali, professionalità, motivazioni. Molti intervistati affermano che tali scuole "illudono i ragazzi", fornendo loro la convinzione di essere in grado di lavorare già ad lati livelli, fatto che incentiverebbe richieste economiche e di ruolo premature e non allineate alle reali capacità possedute. I titolari rimproverano alle generazioni più giovani uno scarso interesse per il lavoro e, in particolare, bassa passione per il "mestiere". Il rifiuto, da parte dei neo assunti, di adattarsi ai metodi del laboratorio è considerato rivelatore di una più generale difficoltà di socializzazione alle culture del lavoro artigiano. La figura del "garzone"di laboratorio, dunque, sembra appartenere ad una passato che i giovani non sono più disposti ad accettare.
Eco del Chisone, 7 aprile 2004. Cogart del Piemonte insieme per rispondere a Basilea 2. Le cooperative artigiane di garanzia promosse dalla Cna Piemonte hanno portato a termine il processo di fusione. E’ stato così costituito il più grande gruppo di confidi di emanazione delle confederazioni artigiane. Con l’unificazione delle nove cooperative preesistenti sono nate due strutture: la Cogart- Cna, che opera nelle province di Torino, Alessandria, Cuneo ed Asti, e la Cogar-Cna, che opera in quelle di Novara, Biella, Verbania e Vercelli. Nei prossimi due anni è prevista l’unificazione della Cogart con la Cogar. Gli associati sono oltre 19mila, più di 4mila le operazioni svolte nel 2002; di queste, 3.800 sono stati interventi di garanzia, che hanno permesso finanziamenti agevolati per oltre 125 milioni di euro. "La fusione – dice Renato Alberti, direttore pinerolese della nuova struttura, che ora ha una estensione regionale – è la risposta della Cna a Basilea 2, che porterà a profonde modifiche nei rapporti tra le banche e gli artigiani; questo settore, infatti, a causa della cronica scarsa capitalizzazione, rischia più di altri di subire negativamente gli effetti dei mutamenti". Si apre una nuova sfida per i Confidi, "che potranno assumere un ruolo importante per il mondo dell’imprenditoria diffusa, trasformandosi in intermediari finanziari specializzati nella garanzia e in strutture di consulenza all’impresa per favorire l’accesso alle leggi di incentivazione creditizia e finanziaria". Da qui la necessità dell’unificazione dei Confidi. La Cogart-Cna e la Cogar-Cna forniscono garanzie su finanziamenti a medio termine e su aperture di credito, castelletti, anticipi fatture, linee miste di credito, leasing mobiliari e immobiliari, mutui su laboratori e capannoni. Si tratta di strumenti rivolti, "oltre che all’artigianato – precisa una nota – anche alle Pmi industriali, dei servizi, commerciali, agricole e alle forme associate". Inoltre, tra l’attività della Cogart-Cna, la richiesta agevolata di contributi Cee, di interventi a fondo perduto e di ogni tipo di finanziamento agevolato.
Agenzia Ansa, 6 aprile 2004. Energia: iniziativa caldaie danneggia 3.000 imprese (1). L’iniziativa di Italgas Più "Cambia Caldaia 2004", lanciata sul mercato con il patrocinio del comune di Torino, "danneggia le 3.000 imprese del settore installazione impianti che operano nel torinese". Lo sostengono le associazioni Anim/Cna, Assistal, Confartigianato, Casa e Acai in una lettera aperta all’assessore comunale Dario Ortolano e, per conoscenza, al sindaco Sergio Chiamparino , nella quale chiedono anche un incontro. "Questa iniziativa – affermano – fa concorrenza sleale nei confronti di tutti quegli operatori del settore che hanno provveduto, sino ad ora, ad installare e mantenere caldaie e scaldabagni". Le associazioni artigiane osservano che "il mercato dell’installazione e della manutenzione degli impianti termici sarà in mano ad unico soggetto (Italgas Più) discriminando totalmente una categoria di operatori che ha sempre lavorato professionalmente in questo settore".
Agenzia Ansa, 6 aprile 2004. Energia: artigiani, iniziativa caldaie danneggia 3.000 imprese (2). Italgas più replica alle associazioni artigiane con un comunicato, nel quale spiega che "l’iniziativa è promossa dalla rete franchising "Assistenza Italgas Più" e che "sotto tale formula si riuniscono tecnici installatori autonomi e indipendenti i quali possono avvalersi del nome "Assistenza Italgas Più" in virtù di un riconoscimento ottenuto in seguito a una gara che ha selezionato in candidati in base a requisiti commerciali e tecnici". "L’iniziativa "Cambia Caldaia 2004" – aggiunge la nota – è in linea con iniziative analoghe promosse sul mercato da altri operatori i quali offrono, insieme con la sostituzione della caldaia, anche ulteriori servizi, come la manutenzione delle apparecchiature. Gli operatori aderenti alla rete "Assistenza Italgas Più" ritengono che la loro iniziativa debba essere apprezzata e non avversata in quanto mira a creare un vantaggio per i cittadini. Infatti, la proposta che essi hanno lanciato favorisce il rinnovo del parco apparecchi a gas con prezzi certi e trasparenti e con le massime garanzie tecniche. Al vantaggio per il singolo cliente si accompagno poi evidenti benefici per la collettività, valutabili in termini di risparmio energetico, impatto ambientale e di sicurezza".
Agi, 30 marzo 2004. Energia: accordo Cna Torino-Multiutility Spa. Le imprese artigiane aderenti alla Cna potranno acquistare energia sul mercato libero a prezzi agevolati grazie ad una invenzione siglata con Multiutility. La convenzione prevede la costituzione di un gruppo di acquisto fra le imprese associate alla Cna torinese. Con l’accordo gli artigiani torinesi si pongono l’obbiettivo di un risparmio 4-5% dei costi del consumo dell’energia elettrica. "L’aggregazione in gruppi di acquisto – ha spiegato il presidente della Cna Torino Federico Casetta – è indispensabile per le imprese di piccole dimensioni, che devono contrattare con interlocutori di grandi dimensioni forniture strategiche, quali quelle energetiche".
Ansa, 30 marzo 2004. Energia: accordo Cna-Multiutility, sconti a imprese su consumi. Multiutility fornirà alle imprese artigiane torinesi, associate alla Cna, energia e gas a condizioni vantaggiose, consentendo cioè un risparmio del 4-5% sulle bollette. La convenzione è stata firmata oggi a Torino e prevede la costituzione di un gruppo d’acquisto fra le imprese associate alla Cna: in questo modo potranno rivolgersi per i propri approvvigionamenti energetici al mercato libero in cui sono in vigore tariffe energetiche ridotte. "E’importante – ha detto il presidente della Cna Torino, Federico Casetta – agire come lobby e aggregarsi per aumentare la propria forza contrattuale. L’aggregazione in gruppi d’acquisto è infatti indispensabile per le imprese di piccole dimensioni che devono contrattare con interlocutori di grosse dimensioni forniture strategiche, quali quelle energetiche". Il gruppo Multiutility di Verona opera nel mercato delle utilities e in particolare dell’energia elettrica. Il suo piano triennale prevede il passaggio da un fatturato di 100 milioni di euro del 2003 a oltre 450 milioni nel 2007, mentre i clienti forniti dalla società passeranno dagli attuali 4.000 a oltre 25.000. Grazie a un accordo con la Cattolica Assicurazioni, ha realizzato di recente un pacchetto di garanzia "Chiara": si tratta di un’assicurazione per la sicurezza sulla fornitura di energia che proteggerà le piccole e medie imprese italiane dai rischi fisici e giudiziari derivanti dal black-out.
Adnkronos, 30 marzo 2004. Energia: intesa Cna Torino-Multiutility per pmi. Entra nel vivo, anche a Torino, la liberalizzazione del mercato energetico. Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) e Multiutility, gruppo attivo nelle fornitura di utilities alle Pmi, hanno siglato una convenzione per l’approvvigionamento di energia e gas a condizioni vantaggiose per le imprese artigiane. "L’intesa – ha sottolineato Federico Casetta, presidente della Cna Torino – mira a contenere i costi energetici delle nostre imprese, penalizzate oggi da tariffe che mediamente sono più alte del 30% rispetto a quelle pagate dai competitor europei. L’aggregazione in gruppi d’acquisto – ha aggiunto – è indispensabile per le imprese di piccoli dimensioni che devono contrattare con interlocutori di grosse dimensioni forniture strategiche quali sono quelle energetiche. Con la convenzione – ha concluso Casetta – stimiamo di ottenere cospicui risparmi sulla bolletta dell’elettricità, nell’ordine del 4-5%".
L’Avvenire on line, 30 marzo 2004. Firmata la convenzione tra il gruppo Multiutility e la Cna di Torino. E’ stata firmata una nuova convenzione a tema energia fra la Cna di Torino e il Gruppo Multiutility. In virtù di tale accordo le imprese artigiane consociate potranno acquistare energia sul mercato libero a prezzi agevolati grazie alla collaborazione di Multiutility, leader italiano nella consulenza e nella fornitura di energia alle Pmi. La convenzione prevede la costituzione di un gruppo di acquisto fra le imprese associate alla Cna firmataria, aggregazione che consente loro dal 1° maggio scorso di rivolgersi per i propri approvvigionamenti energetici al mercato libero, in cui sono in vigore tariffe energetiche ridotte. Il decreto di liberalizzazione elettrica, cosiddetto Dl Bersani, ha infatti stabilito che a partire dai tre mesi successivi alla vendita della terza Generation Company di proprietà dell’Enel, tutte le Pmi con consumi superiori ai 100.000 Kwh possano svincolarsi dal regime di monopolio energetico. Con la cessione di Interpower, avvenuta il 29 gennaio del 2003, alla cordata Energia Italiana – Electrabel – Acea, dopo 40 anni di monopolio elettrico, quasi 200.000 aziende italiane potranno cogliere nuove opportunità in termini di innovazione, flessibilità e soprattutto risparmio economico. Questo alla luce della legge 5 marzo 2001, che prevede espressamente dalla cessione della terza Genco, la caduta del monopolio e l’accesso al mercato libero dell’energia a tutti gli operatori economici (alberghi, grandi supermercati, pmi, artigiani, grandi condomini) con consumi superiori ai 100.000 Kwh annui. Un’ulteriore spallata al monopolio elettrico sarà dato dall’approvazione del Ddl. Marzano in discussione alla Camera che fissa in 50.000 Kwh la nuova soglia di accesso al mercato interessando quindi 500.000 aziende. Dal primo luglio 2004 tutti gli operatori economici con partita Iva secondo una direttiva Europea potranno accedere al mercato libero. Ampia soddisfazione per l’intesa raggiunta proviene da parte di Paolo Alberti, Segretario provinciale della Cna Torino firmataria, da sempre a fianco delle Pmi, e degli artigiani in particolare nel difendere i loror interessi e nel procurare loro opportunità di crescita. Nel panorama economico italiano, caratterizzato dalla presenza e dalla vivacità delle imprese di dimensioni medio piccole, la Cna detiene un ruolo strategico a sostegno dell’imprenditoria minore soprattutto fornendo consulenza e assistenza specializzata. Soddisfazione per la sigla dell’intesa è stata manifestata da Vincenzo Scotti Responsabile Vendite Dirette per il Gruppo Muliutility per la quale il settore delle Pmi rappresenta uno spazio strategico nei piani di attività del Gruppo. Il Gruppo Multiutility conta all’attivo la costituzione del più grande gruppo di acquisto a livello nazionale con circa tremila aziende aggregate, oltre alla promozione di numerosi consorzi a livello locale. Con un potere contrattuale di un miliardo di kWh Multiutility si propone come interlocutore privilegiato per tutte quelle imprese che desiderano entrare nel mercato libero dell’energia, offrendo loro la consulenza tecnica, organizzativa, gestionale e amministrativa, e consentendo la massimizzazione dei risparmi sugli approvvigionamenti di energia. La convezione stipulata tra la Cna e il Gruppo Muliutility, è un’azione intrapresa allo scopo di contenere i costi energetici delle imprese artigiane, penalizzate da tariffe che mediamente sono più alte del 30% rispetto a quelle pagate dai competitor europei. "E’ importante – conclude il presidente della Cna Torino, Federico Casetta – agire come lobby e aggregarsi per aumentare la propria forza contrattuale. L’aggregazione in gruppi di acquisto è infatti indispensabile per le imprese di piccole dimensioni che devono contrattare con gli interlocutori di grosse dimensioni forniture strategiche, quali sono quelle energetiche". Con tale accordo gli artigiani si prefiggono quindi di ottenere cospicui risparmi sulla bolletta dell’elettricità, nella convinzione che soltanto chi riduce i costi può competere con successo in un mercato sempre più internazionalizzato.
L’Unità, 25 marzo 2004. Autotrasporto fermo di 4 giorni delle betoniere. Dal 31 marzo al 3 aprile sciopereranno i camionisti addetti al trasporto e pompaggio del calcestruzzo con autobetoniere, pompe e betonpompe. La protesta è stata indetta dalla Fita/Cna. Gli autotrasportatori chiedono il riconoscimento degli arretrati per servizi di trasporto degli anni passati, l’adeguamento dei livelli tariffari e la revisione dei contratti.
L’Avvenire on line, 24 marzo 2004. Fermo del trasporto e pompaggio del calcestruzzo. La Fita/Cna dopo diversi tentativi falliti di costruire un tavolo di trattativa con le aziende committenti e dopo aver registrato, in alcuni casi, il mancato rispetto di impegni gia assunti, ha valutato il fermo dei servizi di trasporto e pompaggio del calcestruzzo. Dal 31 marzo 2004 è pertanto stato indetto il fermo del trasporto e pompaggio del calcestruzzo a mezzo autobetoniere, pompe e betonpompe. Attualmente la maggior parte dei vettori, operanti c/o altre committenze. Gli autotrasportatori chiedono: riconoscimento degli arretrati per servizi di trasporto degli anni passati; adeguamento ai livelli tariffari; revisione dei contratti. Agli autotrasportatori la Fita/Cna da appuntamento per un presidio-assemblea da tenersi il 31 marzo alle ore 9, in Strada San Luigi a Beinasco presso il distributore Q8, nel corso della quale si farà il punto della situazione.
Ansa, 24 marzo 2004. Scioperi: da martedì protesta autotrasportatori calcestruzzo. Dal 31 marzo al 3 aprile sciopereranno i camionisti addetti al trasporto e pompaggio del calcestruzzo con autobetoniere, pompe e betonpompe. La protesta è stata indetta dalla Fita/Cna "dopo diversi tentativi falliti di costituire un tavolo di trattativa con le aziende committenti e dopo avere registrato, in alcuni casi, il mancato rispetto di impegni già assunti". Gli autotrasportatori chiedono il riconoscimento degli arretrati per servizi di trasporto degli anni passati, l’adeguamento dei livelli tariffari e la revisione dei contratti. Il 31 marzo risarà un presidio a Beinasco (Torino), presso il distributore Q8, per fare il punto sulla situazione.
Ansa, 12 marzo 2004. Artigianato: i giovani vogliono essere autonomi, indagine Swg quasi 600.000 under 40 hanno partita Iva, nasce Cna in proprio. In Italia ci sono tra i 500.000 e i 600.000 lavoratori, con meno di 40 anni, che hanno partita Iva ed esercitano attività intellettuali, assimilabili quindi a liberi professionisti, ma privi di albo o di un Ordine. E’ quanto emerge da un sondaggio nazionale Swg, presentatati oggi dalla Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato) che ha costituito una nuova associazione "Cna in proprio" per offrire servizi specifici ai collaboratori professionali. Il sondaggio nazionale riguarda i capoluoghi di sei regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia) con una campione di intervistati fra i 20 e i 34 anni. Il 36,8% preferisce rischio e cambiamento e alla sicurezza, con picchi in Piemonte (31,7% a Torino), Emilia Romagna (Bologna 30,2%) e Lazio (Roma 29,7%). Sempre a Torino c’è la maggiore propensione al rischio (32,5%) mentre il 55% degli intervistati preferisce l’occupazione autonoma e questa volta al primo posto c’è Napoli con il 63,9%. Tra le attività che i giovani vorrebbero intraprendere al primo posto ci sono quelle commerciali, come aprire un negozio di abbigliamento o un ristorante o un bar (24,2%), seguite per il 23,6% da quelle legate ad Ordini professionali (legali, ingegneria, architettura, medicina, commercialista). Seguono le attività di consulenza (22,7%) e quelle artigiane (17,4%), mentre il 12,1% non sa. "Come Cna - ha commentato il presidente nazionale, Ivan Malavasi – abbiamo preso coscienza che i giovani desiderano essere autonomi per questo hanno bisogno di una confederazione che non solo li aiuti a mettere in comune le loro conoscenze e competenze, ma agevoli anche l’evoluzione dei consorzi in direzione di reti network. E’ora che le istituzioni, il mondo del credito, la società civile si rendano conto di questa realtà".
Agi, 12 marzo 2004. Lavoro: Cna Piemonte, giovani amano attività in proprio. Cresce fra i giovani la voglia di mettersi a lavorare in proprio. E’ quanto emerge da un indagine nazionale del Comitato Giovani Imprenditori, Cna in collaborazione con "In Proprio Cna" illustrata oggi a Torino. La ricerca, basata su 600 interviste telefoniche effettuata in sei capoluoghi (Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Palermo) dal 24 novembre al 5 dicembre scorsi a persone tra i 20 e i 34 anni di età, ha consentito di individuare "un’elevata propensione – ha detto il presidente "Cna in proprio", Angelo Michelsons – a creare un lavoro autonomo non tanto per guadagnare, quanto per un desiderio di autonomia gestionale, per realizzare meglio le proprie capacità, per soddisfazione personale". Gli intervistati, per il 58% diplomati e il 25 laureati, per il 40 % con un lavoro dipendente, il 10% con un lavoro autonomo ed altrettanti disoccupati, lamentano soprattutto "la mancanza di capitale" che frena la volontà di iniziare un’attività in proprio. La Cna, diffusa soprattutto a Torino e a Bologna, alla domanda sulla fiducia nelle istituzioni pubbliche circa il sostegno a chi si mette in proprio ottiene in risposta "no" dal 43,4%, "si, adeguatamente" dal 13;6%, "si, ma solo in parte" dal 31,1%.
L’Avvenire on line, 12 marzo 2004. Nasce Cna In Proprio. Si è costituito anche a Torino il gruppo dirigente di Cna in Proprio, la nuova Associazione della Cna che intende rappresentare e offrire servizi specifici ai collaboratori professionali. A titolo provvisorio in attesa della prima Assemblea congressuale, il Presidente provinciale di Cna in Proprio è il sociologo Angelo Michelsons; il coordinatore provinciale è Salvatore Notarrigo. La vera novità sviluppatasi negli ultimi anni nel mondo del lavoro è stata, infatti, la crescita esponenziale dei lavori atipici un ruolo determinante è stato svolto da quelle figure che hanno scelto di scommettere di investire su stessi con un approccio da veri imprenditori: i collaboratori professionali. La necessità di queste figure non è la ricerca di tutele applicabili al mondo del lavoro dipendente, ma quella più generale di un riconoscimento socio-economico per essere considerati a tutti gli effetti soggetti attivi del mondo economico - produttivo e dei servizi. Con Cna In Proprio la Cna offre ai collaboratori professionali rappresentanza e visibilità, opportunità e strumenti organizzativi partecipando attivamente alla loro crescita ed al loro sviluppo. Per Cna In Proprio è fondamentale una legislazione ad hoc che consenta ai propri associati di operare meglio e di crescere. Inoltre, Cna In Proprio ritiene prioritario sviluppare la propria linea politica su alcuni temi strategici: riconoscimento, previdenza, politiche di sostegno allo sviluppo, formazione e credito.
Il Risveglio, 5 febbraio 2004. Cna: la cooperativa di garanzia si fonde con la Cogart: nel futuro più servizi ai soci. Novità in casa della Cna ciriacese, l’associazione punto di riferimento per gli artigiani e le piccole imprese della zona. In una recente assemblea la Carg, la cooperativa artigiana di garanzia, ha realizzato una fusione con la società Cogart Cna di Torino. "La nuova cooperativa è attiva con sette filiali in tutta la provincia – informa Vincenzo Friggione, responsabile della filiale cittadina-. L’accorpamento ci permetterà di essere più rappresentativi sul territorio grazie al fatto di far parte del sistema Cna e potremo dare ai nostri soci tutta una serie di nuovi servizi". A tutto vantaggio di chi lavora nell’artigianato è ha un’attività in proprio. Un esempio: è stata stipulata una convenzione con il consorzio regionale Artigiancredit per l’utilizzo dei fondi europei per gli investimenti, che darà la possibilità alle nuove imprese di ottenere finanziamenti assistiti dalla garanzia Cogart Cna fino all’80%. Il comitato Cogart Cna di fido locale per la zona di Cirié è composto dal presidente Nicola Pugliese e da Francesco Marcis, Domenico Ciccaldo, Luciano Valente, Sergio Chiambretti, Bruno Spandre, Giovanni Berruto, Giuseppe Banche Famiglio e Leonardo Evangelista. Anche i rappresentanti della Cna di Cirié, che ha sede in via Prever 15, ribadiscono il loro impegno per il rilancio e l’assistenza delle piccole imprese locali: "Chiunque abbia intenzione di iniziare un’attività artigiana è abbia un progetto d’impresa può rivolgersi a noi", affermano il presidente Domenico Ciccaldo e il responsabile dell’ufficio zonale Domenico Zumbo. Ai tanti servizi offerti che vanno dalla consulenza legale alla sicurezza del lavoro, si è ora aggiunto il patronato Epasa, ovvero l’ente di assistenza sociale degli artigiani. L’ufficio gestito da Gabriella Di Vita, si occupa di seguire tutte le pratiche Inps per i pensionati ed è aperto al pubblico il martedì e il giovedì dalle 9,30 alle 13. Per informazioni 011.92.05.841.
L’Eco del Chisone, 28 gennaio 2004. "Progetto Dedalo" 4 incontri a Pinerolo. Fino al mese di giugno 2004, la Cna Torino organizza, all’interno della quarta edizione del progetto Dedalo, un ciclo di incontri gratuiti rivolti a cittadini non comunitari titolari d’impresa o aspiranti imprenditori. "Il progetto Dedalo – spiegano gli organizzatori – offre un completo supporto consulenziale gratuito per la creazione e lo sviluppo dell’impresa e la formazione dei neo-imprenditori non comunitari". Dall’avvio del progetto sono stati già oltre 500 gli aspiranti imprenditori incontrati dalla Cna, 90 le imprese costituite e 56 quelle esistenti che hanno migliorato la loro gestione. Il programma dei lavori è uguale per tutti gli incontri, che si terranno la sera, dalle 20,30 alle 22,30, e prevede quattro temi: "La nuova impresa in Italia: il percorso e le leggi", "Le parole dell’impresa"; "Il piano economico e finanziario della nuova impresa"; "Le fonti di finanziamento". E’ ora previsto un ciclo di incontri a Pinerolo, presso l’istituto tecnico Buniva, in via Rochis 25, nei giorni 5, 12, 19 e 26 febbraio. Il ciclo successivo si terrà a Rivoli nel corso del mese di aprile. Per informazioni e adesioni al ciclo di incontri gratuiti e per conoscere meglio le modalità di adesione al Progetto Dedalo: Cna Torino, desk informativo "Progetto Dedalo", via Avellino 6, Torino, tel. 011.46.17.717-612, indirizzo e.mail progettodedalo@cna-to.it
Eco delle Valli Valdesi, 23 gennaio 2004. Strutture di garanzia per gli artigiani. Con la fusione, avvenuta a dicembre, di tutte le cooperative artigiane di garanzia della Cna ha preso vita la più grande struttura di garanzia di emanazione delle confederazioni artigiane piemontese. La fusione delle cooperative di garanzia, cioè di quelle strutture che facendo riferimento alla Cna garantiscono ai propri soci la possibilità di credito soprattutto bancario, è in qualche modo la risposta della Cna a quanto stabilito dagli accordi di "Basilea 2" che porterà a breve a profonde modifiche nei rapporti fra banca e artigiani e piccole imprese. In questo contesto si apre una nuova sfida per i "confidi" (le cooperative di garanzia che potranno assumere un ruolo importante per il mondo dell’imprenditoria trasformandosi in intermediari finanziari specializzati nella garanzia e in strutture di consulenza all’impresa per favorire l’accesso alle leggi di incentivazione creditizia e finanziaria. "Proprio per favorire questo salto di qualità - dicono alla Cna Piemonte – abbiamo promosso un processo di unificazione dei nostri confidi che permette di raggiungere gli standard di patrimonializzazione, professionalità e diversificazione del rischio richiesti dalle nuove norme europee". A dicembre così sono nate in Piemonte due grandi strutture: la Cogart-Cna nelle provincie di Torino, Cuneo, Alessandria e Asti e la Cogar-Cna in quelle di Novara, Vercelli, Biella e Verbano Cusio Ossola che unificano le nove cooperative preesistenti che contavano oltre 19.000 soci. Cogart Cna e Cogar Cna hanno in sostanza come scopo quelle di fornire garanzia su finanziamenti a medio termine a su aperture di credito, anticipi fatture, linee miste di credito, leasing mobiliari e immobiliari, mutui su laboratori e capannoni. Si tratta di strumenti rivolti, oltre che all’artigianato, anche alle piccole imprese, dei servizi, commerciali, agricole e alle forme associate. Le cooperative di garanzia materialmente istruiscono e presentano per i propri soci ogni tipo di richiesta agevolativa: contributi Cee, bonus fiscali, interventi a fondo perduto e ogni tipo di finanziamento agevolato. Inoltre attraverso i confidi è possibile, grazie alla convenzione con i principali istituti bancari. Presidente della Cogart Cna è Nicola Pugliese, direttore Renato Alberti.
Eco delle Valli Valdesi, 16 gennaio 2004. Ritorna il progetto Dedalo. Durerà fino al mese di giugno in Provincia di Torino, il ciclo di incontro gratuiti rivolti ai cittadini non comunitari titolari d’impresa o aspiranti imprenditori, organizzati dalla Cna di Torino, all’interno della quarta edizione del Progetto Dedalo. Il Progetto che a Pinerolo inizierà il 5 febbraio offre, un completo supporto consulenziale gratuito per la creazione e lo sviluppo dell’impresa e la formazione dei neo- imprenditori non comunitari. "Dall’avvio del progetto – dicono in Cna – sono stati già oltre 500 gli aspiranti imprenditori incontrati, 90 le imprese costituite e 56 quelle esistenti che hanno migliorato la loro gestione". Il programma dei lavori, spiegano ancora in Cna, è uguale per tutti i cicli di incontri che si terranno nelle varie sedi sul territorio provinciale e prevede quattro temi: "La nuova impresa in Italia : il percorso e le leggi"; "Le parole dell’impresa"; "Il piano economico e finanziario della nuova impresa"; "Le fonti di finanziamento". A Pinerolo il ciclo di incontri del Progetto Dedalo si terrà all’Istituto tecnico Buniva, in via Rochis 25, nei giorni: 5, 12, 19 e 26 febbraio, dalle ore 20.30 alle 22.30. Il ciclo successivo si terrà invece a Rivoli nel corso del mese di aprile. Per informazioni e adesioni il ciclo di incontri gratuiti e per conoscere meglio le modalità di adesione al Progetto contattare la Cna Torino, "desk informativo" "Progetto Dedalo", via Avellino 6, Torino, telefono 011.46.17.717-612, indirizzo e.mail progettodedalo@cna-to.it |