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Anno 2004 - La Stampa
 

La Stampa, 12 dicembre 2004. "Fare sistema", obiettivo per tante piccole imprese. È la fotografia di un mosaico di piccole imprese, anzi piccolissime che per l’86% fatturano meno di un milione di euro all’anno e non esportano all’estero. Il distretto industriale Chieri-Cocconato, che conta una trentina di comuni, non riesce a internazionalizzarsi, ma soprattutto è il paradigma di una situazione che si presenta troppo spesso nel panorama piemontese. I risultati dell’indagine realizzata dal Cost, il consorzio per lo sviluppo territoriale costituito tre anni fa dal comune di Chieri, Cna e Artigianato Casa, sono stati presentati ieri a Chieri, in seminario che ha messo intorno a un tavolo, le istituzioni, le associazioni di rappresentanza dell’industria, il mondo della ricerca. Con un obbiettivo chiaro: fare sistema. "La richiesta più forte è quella di una rete che aiuti le aziende a collaborare e avere una strategia comune per fronteggiare la concorrenza agguerrita dell’economia globalizzata", spiega Carlo Giani della Bentley consulting, che ha curato la ricerca. Date le dimensioni ridotte delle industrie, è impossibile andare lontano da soli. Eppure quasi il 70% delle aziende ammette di aver lavorato sempre per conto proprio, solo il 7,6% ritiene di avere grandi vantaggi dall’inserimento nel distretto industriale e il 35,5% discreti vantaggi. Il presidente dell’associazione degli industriali cotonieri della Provincia, Andrea Rigo, è molto concreto: "Le piccole imprese hanno bisogno di servizi che non possono permettersi in modo autonomo, e soprattutto di punti vendita all’estero". Visibilità, assistenza organizzativa e nell’innovazione tecnologica, ecco che cosa chiedono gli imprenditori. Ma anche interlocutori precisi. Problema non da poco vista la pluralità dei soggetti istituzionali e delle associazioni di rappresentanza. "La Regione ha da tempo nel cassetto il progetto di creare un Centro estero - spiega Marco Cavaletto, direttore regionale del settore Commercio e Artigianato -. Ma ad oggi sono ben cinque gli assessorati che si occupano di tenere i contatti con l’estero". E poi servono le infrastrutture. A Chieri ha preso il via il raddoppio dell’area industriale con nuovi 100.000 metri quadri coperti, ma resta il nodo della viabilità da risolvere. Infine c’è il problema del trasferimento della ricerca alle piccole aziende. Ma qualche esempio positivo c’è. Paul Muller, direttore di Rete Ventures, consorzio di enti pubblici: "Abbiamo brevettato un tessuto antibatterico a quale si sta interessando il Centro ricerche Fiat: il grande gruppo può fare da volano presso le piccole aziende dell’indotto trasferendo l’innovazione tecnologica".

La Stampa, 19 ottobre 2004. AAA Artigiani in centro cercansi. "Provate a cercare un calzolaio o un impagliatore in centro città, poi mi direte…". In questa frase - pronunciata ieri mattina dall’assessore al Commercio Elda Tessore al fianco del collega Tom Dealessandri (Lavoro), è racchiuso l’obbiettivo dell’ultima iniziativa promossa dal Comune a favore delle imprese artigianali: un comitato permanente "consenta di definire una strategia tesa allo sviluppo e alla qualificazione di un settore che negli ultimi vent’anni ha vissuto cicli alterni con contrazioni del mercato e successivi periodi di crescita". Ma torniamo al problema iniziale: trovare in centro un meccanico o un falegname è sempre più difficile. Sono poche, infatti, le botteghe di restauro o laboratori in generale che sono sopravvissuti nel cuore storico della città. Motivo? "E’ sparita - come ha fatto notare Tessore - "quell’economia di cortile"che aveva come protagonisti il riparatore di biciclette, il ciabattino o il fabbro. Colpa degli affitti troppo cari, delle limitazioni al traffico, ma anche effetto della riqualificazione delle periferie". Insomma, è un momento difficile per gli artigiani, sia in centro sia in altri quartieri. Ma perché anche in periferia? "Perché i costruttori che fanno nascere come funghi nuovi insediamenti sulla Spina non prevedono mai, nei loro progetti, l’inserimento anche di spazi riservati agli artigiani" ha commentato Dealessandri. "E’ nostra intenzione, d’ora in poi invertire la tendenza offrendo proprio ai costruttori facilitazioni economiche in funzione della creazione di questi spazi riservati ai laboratori". In realtà l’incontro di ieri è nato per commentare e illustrare nei dettagli una ricerca intitolata "Tempi, orari e modalità delle imprese artigiane di Torino". Alla luce dei dati emersi, il comitato permanente per l’artigianato, istituito dal comune e coordinato dal Tessore e Dealessandri, cercherà di mettere a punto iniziative per la riqualificazione e lo sviluppo del comparto. L’indagine ha coinvolto 328 titolari d’azienda e 735 dipendenti appartenenti a undici diverse categorie merceologiche (il 68% con un numero massimo di cinque addetti). La difficoltà maggiore emersa dal sondaggio riguarda gli orari degli uffici pubblici, come Inps o motorizzazione, e in particolare di quelli comunali. Si parla di un ricorso massiccio all’uso dell’auto privata pari al 71% degli imprenditori (anche se il 90% debba percorrere un trenta inferiore ai trenta minuti), dovuto anche al fatto che il 33% usa il mezzo privato per il rifornimento delle merci. Poco più bassa (62%) la percentuale dei dipendenti che usano l’auto, mentre le donne preferiscono andare a piedi, prendere i mezzi pubblici o la bicicletta anche perché spesso lavorano vicino a casa. C’è poco interesse alla flessibilità: non la vuole il 97% degli imprenditori, ma non piace neppure ai dipendenti (65%). "Il blocco delle auto non catalitiche- ha sottolineato Elda Tessore - non danneggia troppo gli artigiani che dispongono di un parco auto più avanzato rispetto a quello dei commerci. Certo è che l’allargamento della Ztl potrà influire non poco sui loro affari, perché limita l’accesso ai clienti. Magari potremmo cambiare gli orai delle loro attività, siamo disponibili ad ogni cambiamento". E ha concluso: "Il problema, adesso è quello di identificare quelle categorie artigiane che devono essere aiutate a ricollocarsi in centro". E a proposito di tempi e orari, Monica Cerutti dei Ds ha presentato di recente una mozione per far seguire "alle ricerche anche azioni concrete che recepiscano il mutamento delle abitudini metropolitane".

La Stampa, 15 settembre 2004. Eletta la nuova giunta della Camera di Commercio. E’ stata eletta ieri la nuova giunta della Camera di Commercio di Torino che è ora composta da Valentino Boido in rappresentanza del settore del commercio, Diego Calabrese per le organizzazioni sindacali, Maurizio Cassano dell’Amma per l’industria, Giuseppe De Maria dell’Ascom, per il commercio, Vittorio Gottero per l’agricoltura, Ruggero Lenti della Piccolindustria dell’Unione industriale per l’industria, Paolo Mignone per le associazioni dell’artigianato, Luca Remmert per le assicurazioni, Sergio Rodda dell’Api per l’industria e infine Daniele Vaccarino della Cna per l’artigianato. A luglio era stato eletto il nuovo presidente per i prossimi cinque anni, Alessandro Barberis.

La Stampa, 27 agosto 2004. "Authority alimentare sotto la Mole". Mangiar sano e possibilmente a poco prezzo. E quanto la gente chiede. Purtroppo le continue indagini dei Nas e dell’Anpa e delle Asl evidenziano periodicamente dei rischi per la nostra salute legati ad alimenti contaminati da residui di lavorazione industriale, da mercurio, dalla diossina che penetra nel nostro organismo attraverso l’ingestione, da sostanze radioattive e gli esempi potrebbero essere ancora lunghi e comprendere, e comprendere, la provenienza di alcuni alimenti, la mangimistica per gli animali che ha avuto in "mucca pazza" il caso più eclatante ed ancora non completamente risolto. Ma la sicurezza non può poggiare sul moltiplicarsi dei controlli, che hanno dei costi levati, bensì anche sull’etichettatura degli alimenti, delle materie prime, con certificazione di provenienza e delle trasformazioni subite (la "filiera certificata"). Il sistema italiano dei controlli ha retto abbastanza bene sino ad oggi ma è certo che con l’ingresso dei 10 nuovi Paesi dell’Ue potrebbero sorgere nuovi problemi legati ad una serie di norme sulla sicurezza degli alimenti più permissive. Per questa ragione una volta assegnata a Parma dall’Unione Europea la sede dell’Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) il nostro Paese come molti altri (tra questi, Danimarca, Francia, Belgio, Germania) dovrebbe dotarsi della propria autorità nazionale, come previsto dal capitolo 4 del libro bianco della Ce pubblicato nel 2000. Purtroppo nel nostro Paese questa autorità è stata, speriamo solo temporaneamente, trasformata in un semplice "Comitato nazionale per la sicurezza alimentare" di comune accordo tra i ministeri della Salute e delle Politiche agricole e forestali. L’Authority in quanto tale dovrebbe essere autonoma e non vincolata ai misteri di riferimento. Essa dovrebbe evidenziare alcune criticità del sistema di allerta rapido e riferimento per i consumatori, per l’industria alimentare e dovrebbe cooperare con la Società scientifiche nazionali e con le istituzioni preposte per la sicurezza alimentare. Torino è tra le città che hanno chiesto al governo di essere sede dell’Authority. Con il sostegno di Regione Piemonte, Provincia di Torino, Unione delle Province del Piemonte e del Comune di Torino, il Comitato Promotore è stato ricevuto nelle commissioni competenti di Camera e Senato e rilancia ora con rinnovata forza e l’auspicato aiuto di tutti i parlamentari piemontesi la candidatura di Torino perché occorre un ente unico ed autonomocce dialoghi con il comitato tecnico scientifico dell’Efsa. Esperienze e competenze non mancano certo in Piemonte. Il prossimo Salone potrebbe essere l’occasione per un incontro tra le parti (governo, enti locali e comitato) e gli operatori del settore. Vedremo. (Giorgio Diaferia, Presidente Sia – Comitato promotore autorità alimentare a Torino)

La Stampa, 12 maggio 2004. Per 20 aziende è il momento di investire. E’ uno spiraglio di luce, in mezzo alla crisi che colpisce l’economia nei paesi di montagna. Venti piccole imprese delle Valli Orco e Soana hanno deciso di investire su una zona che da tempo porta con se soltanto notizie negative per quanto riguarda l’occupazione: hanno aderito al progetto della comunità montana e della confederazione nazionale artigianato che prevede il sostegno di micro-imprese locali attraverso contributi mirati allo sviluppo. Per l’ente montano, i risultati del progetto sono confortanti: "Significa che questi piccoli imprenditori intendono investire sulle valli una cifra che si aggira sui 400 mila euro per migliorare o ampliare le strutture", dicono alla comunità montana. Gli imprenditori che hanno aderito all’iniziativa lavorano nel campo dell’edilizia ma anche nell’informatica e nel turismo (sono due i ristoranti che hanno deciso di scommette sul territorio), le loro attività sono Ceresole, Sparone, Locana, Ronco e Pont Canavese. Il primo passo è stato quello di presentarsi allo sportello attivato l’ottobre scorso negli uffici della comunità montana: da febbraio a fine aprile le micro-imprese con non più di dieci dipendenti all’attivo potevano mettersi in coda per beneficiare del cosiddetto "fondo di rotazione", un contributo di 10 mila euro (pari al cinquanta per cento della somma che ogni azienda o esercizio commerciale intendeva investire): la somma dovrà essere restituita in tre anni, senza interessi. Tra loro, anche una "new entry": una società che grazie ai contributi potrà collocarsi sul territorio. "Le richieste riguardano anche la sostituzione degli autoveicoli il miglioramento della sicurezza - spiegano alla comunità montana - non si tratta di finanziamenti a fondo perduto o di assistenzialismo: è un modo per aiutare i piccoli imprenditori a credere ancora in queste valli. A loro verrà fornita anche una consulenza per sveltire i tempi della burocrazia". Il progetto verrà ripetuto l’anno prossimo e, visto il successo ottenuto, potrebbe essere adottato presto anche in valle di Lanzo.

La Stampa, 9 aprile 2004. Caldaie, artigiani contro il comune. Protestano e scrivono al sindaco e all’assessore Dario Ortolano gli artigiani di Cna, Assistal, Confartigianato, Casa e Acai per l’iniziativa dell’Italgas Più "Cambia caldaia 2004" lanciata sul mercato con il patrocinio del Comune. Secondo gli artigiani questa campagna "danneggia le tremila imprese del settore installazioni impianti che operano nel torinese" E insistono: "Così si fa concorrenza sleale nei confronti di tutti quegli operatori del settore che hanno provveduto, sino ad ora, ad installare e mantenere caldaie e scaldabagni". Le associazioni artigiane osservano che "il mercato dell’installazione e della manutenzione degli impianti termici sarà in mano ad unico soggetto, Italgas Più, discriminando totalmente una categoria di operatori che ha sempre lavorato professionalmente in questo settore". Ma Italgas Più ribatte: "L’iniziativa è promossa dalla rete franchising Assistenza Italgas Più che sotto tale forma riunisce tecnici e installatori autonomi e indipendenti i quali possono avvalersi di quel nome in virtù di un riconoscimento ottenuto in seguito a una gara che ha selezionato i candidati in base a requisiti commerciali e tecnici". L’Italgas prosegue: "L’iniziativa è in linea con altre analoghe promosse sul mercato da altri operatori i quali offrono, insieme con la sostituzione della caldaia, anche ulteriori servizi, come la manutenzione delle apparecchiature. Gli operatori aderenti alla rete Assistenza Italgas Più ritengono che la loro iniziativa debba essere apprezzata e non avversata perché crea un vantaggio per i cittadini". E spiega: "Infatti la proposta favorisce il rinnovo del parco apparecchi a gas con prezzi certi e trasparenti e con le massime garanzie tecniche. Al vantaggio per il singolo cliente si accompagnano poi evidenti benefici per la collettività in termini di risparmio energetico, impatto ambientale e sicurezza". E anche l’assessore Dario Ortolano polemizza: "Il Comune non ha il compito do promuovere o tutelare operatori, gruppi e monopoli, ma quello di cercare di tutelare l’ambiente e ci pare che l’iniziativa di Italgas sia interessante. Per questo abbiamo accolto la proposta e patrocinato la campagna informativa". Ricorda che "con tutte le associazioni abbiamo tenuto aperto per un anno e mezzo un tavolo di confronto sui temi ecologici; se gli artigiani avessero fatto delle proposte allora ne avremmo tenuto conto perché la nostra finalità, come ripeto, è la tutela dell’ambiente nell’interesse di tutti".

La Stampa, 31 marzo 2004. Cna e Multiutility. L’azienda di Verona Mulitutility fornirà alle imprese artigiane associate alla Cna energia e gas a condizioni vantaggiose, consentendo un risparmio del 4-5% sulle bollette. La convenzione prevede un gruppo d’acquisto fra le imprese associate alla Cna: potranno rivolgersi per gli approvvigionamenti energetici al mercato libero, in cui sono in vigore tariffe ridotte.

La Stampa, 25 marzo 2004. Sciopero autobetoniere. Dal 31 marzo al 3 aprile sciopereranno i camionisti addetti al trasporto e pompaggio del calcestruzzo con autobetoniere, pompe e betonpompe. Chiedono il riconoscimento degli arretrati per servizi di trasporto degli anni passati, l’adeguamento dei livelli tariffari e la revisione dei contratti.

La Stampa 13 marzo 2004. I giovani e il lavoro in proprio. In Italia ci sono tra i 500 e i 600 mila lavoratori, con meno di 40 anni che hanno partita Iva e fanno attività intellettuali perlopiù a sostegno delle imprese, ma sono privi di albo o di un Ordine. Lo sostiene la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) che ieri ha presentato una ricerca allo Swg sul lavoro autonomo e ha costituito la nuova associazione "Cna In Proprio" per offrire servizi specifici ai collaboratori professionali. Per una bella fetta dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni coinvolti nella ricerca della Swg un buon lavoro è quello che lascia del tempo libero. Lo pensa il 47,3% del campione che identifica nell’attività in proprio la soluzione migliore per le proprie aspirazioni. Il sondaggio nazionale riguarda i capoluoghi di sei regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Sicilia). Il 36,8% preferisce rischio e cambiamento rispetto alla stabilità e alla sicurezza con picchi in giù del 31,7% a Torino, Bologna (30,2%) e Roma (29,7%). Il 55% degli intervistati preferisce l’occupazione autonoma e questa volta al primo posto c’è Napoli con il 63,9%. Tra le attività che i giovani con modesta scolarità vorrebbero intraprendere al primo posto ci sono quelle commerciali come aprire un negozio d’abbigliamento, un ristorante, un bar, se hanno scolarità superiore preferirebbero fare i medici, gli ingegneri, i commercialisti, gli architetti.

La Stampa, 26 febbraio 2004. Sei domeniche a piedi, il commercio collaborerà. "Verde e sport in piazza", il 14 marzo per la prima domenica ecologica. Poi via via le altre cinque, con divieto di accesso alle auto nella Ztl allargata (spiegata ieri mattina in commissione dall’assessore Maria Grazia Sestero) e isole pedonali decisi dalle circoscrizioni dalle 10 alle 19, e dalle 6 alle 20 sull’asse di via Roma e Piazza San Carlo. Il calendario delle sei domeniche senz’auto è stato illustrato ieri dall’assessore all’Ambiente, Dario Ortolano: la seconda il 18 aprile sarà dedicata al consumo sostenibile". Tema del terzo appuntamento, il 16 maggio: "muoversi senza inquinare". Un argomento - chiarisce- Ortolano - "caro a Torino, città capofila del progetto metano e dotata della più estesa rete di piste ciclabili: 70 chilometri. Quarta domenica con centro chiuso, il 6 giugno, nella giornata mondiale per l’Ambiente, indetta dall’Onu. "Si tratta – precisa l’assessore – di uno degli appuntamenti di rilievo per la tutela della natura, celebrato in oltre cento Paesi". Le domeniche ecologiche, riprenderanno, dopo la pausa estiva di luglio e agosto, il 26 settembre con la giornata europea senz’auto". Iniziativa organizzata per la prima volta nel 1998. Infine, l’ultimo rendez vous, il 7 novembre, con particolare attenzione al patrimonio verde della Mole, sul tema: "Torino, parchi e fiumi". Il costo dell’operazione, nata nel 2000 su proposta dell’allora ministro dell’Ambiente, Edo Ronchi sarà di circa 34 mila euro, poco più di 65 milioni di lire. "E’ un’iniziativa accolta con favore dalla città" spiega Ortolano, rammaricandosi del fatto che il governo abbia eliminato gli incentivi e i finanziamenti decisi a suo tempo. L’associazione commercianti (Ascom) accoglie le domeniche ecologiche come il "male minore". Spiega il presidente Giuseppe De Maria: "Come sempre ci attiveremo per la loro riuscita, anche perché a nostro giudizio è meglio chiudere il centro cittadino in giorni festivi – non di sabato -, lontani da periodi si punta come Natale e fine anno". Sempre ieri l’assessore alla viabilità Maria Grazia Sestero ha annunciato in commissione che la nuova "Ztl allargata" entrerà in funzione da luglio. Con tanto di porte e telecamere per segnalare le targhe dei trasgressori. E su questo problema la Cna (Confederazione nazionale dell’Artigianato), con una lettera aperta al sindaco chiede di essere ascoltata: "Perché - scrivono il presidente Federico Casetta e il segretario Paolo Alberti - occorre concertare ogni provvedimento di per se potenzialmente lesivo degli interessi economici del territorio". Ancora: "Limitare la circolazione delle auto non ecologiche nel periodo ottobre-marzo di ogni anno equivale, ad esempio, non far lavorare gli autoriparatori con almeno il 30 per cento dei loro clienti, impossibilitati dai divieti a portare le loro vetture dal meccanico" per questo la Cna chiede all’amministrazione "un diverso approccio con la questione inquinamento": concordando un piano, una più razionale organizzazione della viabilità cittadina e ripensando i tempi di attuazione della stessa Ztl.

La Stampa, 24 febbraio 2004. Negli Emirati Arabi. Domani alle 18 presso il centro studi Csar, piazza Bodoni 3 e il 1° marzo, alle 18, in via Avellino 6, Cna organizza due incontri per illustrare alle imprese le opportunità legate alla partecipazione, dal 25 al 28 maggio a Sharjah City, alla prima fiera dedicata al made in Italy che si svolge negli Emirati Arabi Uniti.

La Stampa, 31 gennaio 2004. Bollo noleggiatori. La Cna protesta perché la Regione Piemonte ha deliberato la soppressione dell’esenzione al 50% della tassa di possesso, per le ditte di noleggio con conducente. Sostengono che "questa misura, penalizza gravemente i noleggiatori piemontesi che vedono raddoppiato l’esborso previsto, senza preavviso e senza neppure aver potuto inserirlo nelle previsioni di bilancio 2004".

La Stampa, 14 gennaio 2004. "Unirsi per competere all’estero". Unirsi per conquistare i mercati esteri è questa la ricetta per uscire dalla crisi emersa dall’indagine. "Gli imprenditori e le imprese artigiane di subfornitura del comparto automotive a Torino", realizzata dalla cooperativa "Antilia" su richiesta della Camera di commercio e dalla Confederazione nazionale artigianato (Cna). La ricerca è stata fatta su un campione di 38 imprese su 900 del settore con meno di 50 dipendenti. "La crisi della Fiat ha condizionato in modo determinante questo ambiente, ma alcune realtà sono riuscite a "diversificare" le produzioni" ha spiegato Salvatore Cominu che ha coordinato la ricerca per conto di Antilla. E il mercato di riferimento è quasi sempre quello estero. "Ma per fare quello serve una forza difficile da riscontrare nelle singole aziende – ha spiegato Stefano Busi, segretario torinese di Assomeccanica-Cna. E’ auspicabile la creazione di consorzi, di alleanze tra le piccole ditte in modo da costituire un sistema concorrenziale e competitivo nei confronti di altre realtà, magari già consolidate. Bisogna mettere in atto politiche che incentivino questa cooperazione". "L’internazionalizzazione si conferma come un elemento chiave per lo sviluppo del comparto" ha aggiunto Guido Bolatto, segretario generale della Camera di Commercio.

 
 
 
 
 
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