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Anno 2004 - Il Giornale del Piemonte
 

Il Giornale del Piemonte, 24 dicembre 2004. L’ambasciatore russo a Torino. Una delegazione della Cna Torino ha incontrato mercoledì sera l’ambasciatore della Federazione Russa, Alexey Meshkov. L’incontro, a porte chiuse, è stato esteso dalla Cna alla Camera di commercio, che era presente con il presidente, Alessandro Barberis, e il segretario generale, Guido Bolatto. Meshkov è stato avvicinato nelle settimane scorse da Cna a seguito della manifestazione di un esplicito interesse della Federazione Russa a sviluppare le relazioni con le aree del Nord-Ovest e del Piemonte in modo .particolare. Il nostro territorio negli ultimi anni è retrocesso agli ultimi posti tra le regioni italiane che mantengono rapporti commerciali con la Russia. Meshkov ha sottolineato inoltre come questo sia un momento particolarmente favorevole allo sviluppo delle relazioni economiche tra i due Paesi, grazie ai buoni rapporti tra i due presidenti, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Come ha spiegato Meshkov, oggi il Piemonte non figura neppure tra le prime dieci regioni italiane che esportano in Russia, e questo avviene in una classifica dove al quarto posto si distingue persino una regione come quella delle Marche fortemente caratterizzata dalla presenza delle Pmi. Al primo posto della classifica si posiziona la Lombardia, al secondo il Veneto e al terzo posto figura l’Emilia Romagna. L’interscambio tra Russia e Italia è il gas, ma la Federazione Russa intende rafforzare l’interscambio con il nostro Paese nei settori ad alta tecnologia e in particolare della metalmeccanica e dell’aereospazio. Meshkov ha inoltre manifestato interesse ad approfondire la conoscenza del modello italiano dei distretti industriali, ricordando che in Russia sono già nati in varie regioni 18 distretti. Ad affascinare l’ambasciatore è in particolare la capacità tutta italiana di favorire la nascita e lo sviluppo delle piccole e delle medie imprese attraverso i distretti industriali. Meshkov ha in particolare dimostrato interesse per il distretto del tessile di Biella e per quello orafo di Valenza. E proprio le piccole e le medie imprese hanno oggi in Russia grandi opportunità da cogliere, come ben dimostra l’esempio delle marche che in pochi anni hanno scalato la classifica delle regioni italiane più presenti in Russia. Meshkov ha dichiarato di credere molto nello sviluppo delle relazioni tra regione e regione, ricordando che la Russia non è solo Mosca e che vi sono grandi regioni poco note in Italia dove le imprese Italiane possono andare a produrre direttamente a condizioni estremamente vantaggiose.

Il Giornale del Piemonte, 20 novembre 2004. Torino è una supercittà a misura di piccola impresa. La riconversione industriale del Piemonte da vita a nuovi scenari notevolmente influenzati dalle infrastrutture che si stanno costruendo in questi anni. ma quale sarà lo spazio a disposizione degli imprenditori di minore dimensione in queste macroaree? Una domanda cui cerca di dare una risposta il Cna, con il convegno organizzato domani a Torino Incontra dal titolo "Torino-Milano: una Supercittà a misura di piccola impresa?". Sul tema si confronteranno, tra gli altri, l’assessore regionale all’Artigianato, Giovanni Carlo Laratore, il presidente della provincia di Torino, Antonino Saitta, l’assessore comunale alle Olimpiadi, Elda Tessore; il presidente della Camera di commercio di Torino, Alessandro Barberis; il presidente di Cna Torino, Federico Casetta, quello del Piemonte, Sebastiano Consentino e quello nazionale, Ivan Malavasi. Come spiega Casetta, "il progetto Mi-To rispetto al quale le amministrazioni delle due città avevano iniziato ad approcciarsi già circa quindici anni fa parte da un presupposto di fondo: nel 2010 Torino e Milano saranno collegate da una ferrovia ad alta capacità che ridurrà il tempo di percorrenza a soli cinquanta minuti". E ha aggiunto che "la realizzazione concreta di una nuova infrastruttura può aprire seriamente la definizione di uno scenario che, basandosi sul presupposto di una cooperazione tra le due città, vede la possibilità di pensare ad azioni ed iniziative rivolte ad una regione metropolitana con oltre quattro milioni di abitanti".

Il Giornale del Piemonte, 19 ottobre 2004. Incentivi per i negozi di "cortile". Chi ha traslocato per colpa del "caro affitti"; chi per effetto della concentrazione degli affari, ma c’è anche chi si è spostato dando la colpa al traffico, troppe telecamere troppi vigili e misure sempre meno docili nei confronti degli automobilisti e quindi della clientela. Il centro si è progressivamente spopolato di negozi i favore delle periferie, diminuiscono le attività commerciali, sono sempre meno gli artigiani che offrono servizi nell’area aulica della città. È stata la stessa amministrazione a lanciare l’allarme e darsi allo stesso tempo una risposta: una delibera salverà il commercio cosiddetto di "cortile" o di "serranda", incentivi – ma potrebbero essere anche obblighi – favoriranno l’insediamento delle attività ai piani bassi dei palazzi. È un intento per ora, le nuove regole potrebbero obbligare i costruttori a prevedere spazi al pianterreno per ospitare imprese di varia natura. Il piano è tutt’altro che peregrino. "Da un lato è positivo per le attività commerciali non si concentrano soltanto più nel centro della città. Però – precisa l’assessore al Commercio Elda Tessore - da questo settore sono stati segnalati disagi come quello dello spopolamento del centro che è serio per una città come è Torino che segna il passo dal punto di vista industriale e che si appoggia molto su quello commerciale delle piccole imprese". L’assessore al lavoro Dealessandri non solo conferma le preoccupazioni ma si dice pronto a firmare una delibera per incentivare l’insediamento di negozi nei palazzi. "Individueremo aree dove sperimentare questo sistema" afferma. Ma non è soltanto questione di spazi: spesso i problemi dei titolari delle imprese commerciali riguardano difficoltà negli spostamenti da una parte all’altra della città con la propria auto e con gli orari degli uffici pubblici, due fattori che non sono alla base dello spopolamento ma che comunque contribuiscono. Un monitoraggio illustrato ieri a Palazzo civico ha evidenziato questi problemi. Sono stati intervistati 328 titolari d’impresa e 725 dipendenti, il 33 per cento ha dichiarato di approvvigionare il negozio con l’auto propria; il 36 riceve a domicilio la merce tramite fornitori e soltanto il 20 ricorre al corriere. Gli orari degli uffici pubblici sono un altro ostacolo il 21,5% ha dichiarato di aver difficoltà di accesso ai servizi comunali; il 20 con gli uffici pubblici (Inps, motorizzazione); il 13 con gli uffici quali banche e Poste. "Per questa ragione - ha spiegato Dealessandri - istituiremo un comitato permanente per l’artigianato per tenere costantemente sotto controllo la situazione. Sarà composto dalla giunta e da un rappresentante del Cna da uno della Confartigianato e uno di Artigianato Casa". E a proposito di commercio ieri il gruppo della Margherita in Sala Rossa ha chiesto un approfondimento sulla decisone dell’assessore Tessore di consentire l’apertura domenicale dei negozi. "Questa decisone – hanno spiegato Altamura, Panero e Orlandi - deve tenere presente di diverse esigenze come quelle dei lavoratori e delle loro famiglie. Riteniamo inoltre che le difficoltà economiche e produttive della città non si posso superare senza un rilancio produttivo e occupazionale dello stabilimento Fiat di Mirafiori". Altri problemi del comparto produttivo sono stati evidenziati al Politecnico nel corso del convegno nazionale delle associazione aree urbane dismesse (Audis). Torino è città leader nella riconversione e proprio da qui è stato lanciato l’allarme: standard architettonici modesti e ripetitivi; carenza di edilizia pubblica per il ceto medio necessaria a calmierare il mercato degli affitti rappresentano le problematiche maggiore nel processo di riconversione. Il convegno, dal titolo, "La riconversione delle aree dismesse: la valutazione, i risultati" è stato aperto da Roberto d’Agostino presidente dell’Audis e assessore a Venezia. "Tutto l’housing italiano - ha affermato - è arretrato rispetto agli standard del Nord Europa dove c’è maggiore coraggio a proporre novità". Il concetto non ha colto di sorpresa l’assessore all’Urbanistica di Torino, Mario Viano che anzi ha confermato le preoccupazioni anche se poi D’Agostino ha assolto gli amministratori di Palazzo civico. "Torino ha avviato i lavori con buone procedure – ha aggiunto D’Agostino – quindi ci sono i presupposti perché diventino buone realizzazioni. È stata tra le prime città a porsi il problema sistematico e garantistico, con valide procedure di controllo, così è stato fatto a Venezia". La problematica più evidente, oltre alla mediocrità architettonica, è secondo D’Agostino quella della carenza di edilizia più diffusa in tutta Italia e rappresenta il 70 per cento, contro il 40 circa della Germania e il 50 della Francia. "La scelta di acquistare anziché affittare è motivata – spiega D’Agostino – dagli affittivi eccessivi che hanno bloccato il mercato da anni, danneggiando così soprattutto i giovani".

Il Giornale del Piemonte, 13 luglio 2004. L’estetista è l’unica che può accendere il sole artificiale. Il sole è di tutti, ma solo se non è artificiale. Già perché la sentenza del Tar del Piemonte emessa nei giorni scorsi pone dei limiti ben precisi alla tintarella, soprattutto quella che si ottiene lontano dal mare e dai monti senza fatica e a costi non sempre contenuti. D’ora in avanti così ribadisce il Tar, si potranno utilizzare lettini e lampade abbronzanti solo nei centri d’estetica autorizzati. La decisione arriva dopo che un anno fa le tre confederazioni della Cna, Casa e Confartigianato si erano rivolte al tribunale amministrativo contestando l’irregolarità di un regolamento emanato dall’assessorato alla Sanità regionale. Le confederazioni avevano sottolineato la contraddizione del provvedimento rispetto alla legge nazionale in materia di attività di estetica. Inoltre veniva rimarcato quanto questa contraddizione potesse permettere ad operatori non qualificati e agente senza scrupoli di proporsi alla clientela, magari con offerte e prezzi stracciati. Il tutto senza tenere conto della saluterei cittadini. E, come se non bastasse, l’intervento regionale veniva considerato di danno agli imprenditori qualificati per l’imposizione di nuovi obblighi formativi e burocratici. Su questa base il Tar ha emesso la sentenza: il possesso di apparecchiature per l’abbronzatura artificiale è esclusivamente riservato agli operatori già qualificati professionalmente, vale a dire tutti coloro che hanno frequentato nell’arco di tre anni, un corso professionale di duemila e settecento ore di formazione teorica e pratica. Oppure hanno lavorato in un’impresa del settore per un minimo di tre anni fino a un massimo di cinque. Inoltre il Tar ha stabilito, definitivamente, che gli operatori dell’estetica non devono più partecipare a nessun corso di formazione per offrire questo tipo di servizio. Soddisfatte le confederazioni, alcuni clienti, invece, sorridono un po’ meno. Dovranno cercarsi un altro solarium: questa volta come dice il Tar.

Il Giornale del Piemonte, 10 giugno 2004. Botta agli artigiani: "Tangenziale Est priorità della Provincia". Sviluppo, viabilità, ambiente. Sono questi problemi principali messi sul tappeto ieri dal mondo dell’artigianato e su cui si sono confrontati i candidati per la presidenza della Provincia di Torino, Antonino Saitta (centrosinistra) e Franco Maria Botta (Polo). I rappresentanti di Cna, Confartigianato e Casa hanno evidenziato che è un errore pensare solo alla crisi Fiat, perché il Piemonte ha altri settori di sofferenza, dal tessile ai servizi alla persona e alle imprese. "Rispetto al nostro territorio, non possiamo non guardare con preoccupazione al fatto che, proprio in questi mesi dell’anno in corso, alcuni indicatori quali la produzione industriale manifatturiera, il tasso di disoccupazione e l’andamento dell’export stanno registrando un tendenziale peggioramento rispetto al 2003", ha evidenziato il presidente provinciale di Cna, Federico Casetta. E se, per contro, vi è una crescita delle imprese artigiane, "queste sono in massima parte di dimensioni molto ridotte, il più delle volte delle semplici ditte individuali che non possono dare certo contributi determinanti all’economia del sistema Paese". Il responsabile provinciale di Confartigianato, Paola Buggia, ha invece sottolineato che la tenuta dell’occupazione nel settore artigiano risulta significativa e che anzi nel 2003 la crescita dei lavoratori dipendenti è stai pari al 9 per cento. "Sono fenomeni di tendenza relativa agli ultimi 24 mesi – ha detto – che evidenziano un sistema complessivamente sano e che, per continuare a svilupparsi merita maggiori attenzioni da parte delle istituzioni". La ricetta proposta da Botta è incentrata sul rafforzamento del dialogo e del confronto tra la Provincia e le amministrazioni, "per cercare nuove efficienze nella rilocalizzazione delle imprese nelle aree artigianali e industriali". Il candidato del centrodestra ha inoltre posto l’accento sulla necessità di sbloccare il progetto di completamento della Tangenziale Est. "Una grande città deve avere un grande anello autostradale di collegamento costruito nel rispetto dell’ambiente", ha sottolineato Botta. E ha criticato l’amministrazione Bresso che, invece, ha ridotto la partecipazione della provincia in Ativa, "diminuendo la sua capacità di incidere sullo sviluppo futuro del sistema tangenziale". Per Botta è un migliore utilizzo della legge Biagi, per dare una vera efficienza ai centri per impiego che oggi movimentano appena il 2 per cento della nuova forza lavoro immessa suo mercato. Un altro tema scottante tra quelli che rientrano nelle competenze della Provincia è lo smaltimento rifiuti e il relativo inceneritore. "Vorrei essere il presidente che dialoga con tutti ma che poi ha il coraggio di prendere le decisioni", ha precisato Botta. A questo proposito ha puntualizzato che la "formazione professionale va rafforzata perché è una leva per lo sviluppo che la Provincia ha e che deve essere usata al meglio". Anche Saitta è intervenuto sulla Tangenziale Est, confermando che, a none della coalizione politica che rappresenta, la Provincia non uscirà da Ativa e, anzi, tornerà ad acquistare nuove quote. Botta non ha perso l’occasione, pura apprezzando il mutamento di linea, di rilevare la discontinuità e la critica nei confronti dell’operato della Bresso insito in questa presa di posizione. Il candidato del centrosinistra ha sottolineato che il problema delle infrastrutture non riguarda solo la Tangenziale Est o l’alta velocità ma anche tutte quelle opere che sono reale aiuto al sistema produttivo. "Da qui – ha osservato – la necessità di potenziare tutte le ferrovie locali, Ivrea, Torre Pellice e Ceres, e interconnetterle con il nodo ferroviario metropolitano di Torino, perché le piccole imprese hanno un bacino di riferimento che è provinciale e le difficoltà di spostamento le portano a delocalizzarsi".

Il Giornale del Piemonte, 7 aprile 2004. La Cna contro il Comune: "Rischio concorrenza sleale". I manifesti, davvero accattivanti, si vedono dappertutto in città e invogliano a cambiare la caldaia di casa se vecchia o alimentata con combustibile inquinante. Sembra un ottima occasione, ma il fatto che ci sia anche il patrocinio del Comune non è piaciuto alla Cna che ritiene questa iniziativa una chiaro esempio di "concorrenza sleale". "Così si danneggiano le circa tremila imprese del settore installazione impianti che operano nel Torinese", dicono i rappresentanti degli artigiani torinesi. Gli installatori che lavorano in tutta la provincia, appartenenti a tutte le associazioni di categoria, contestano l’iniziativa "Cambia caldaia 2004", lanciata sul mercato da "Italgas Più" con il patrocinio del Comune. E, per contrastare l’effetto negativo che tale mossa avrà sul lavoro che hanno sempre svolto le circa tremila aziende del settore installazioni impianti attive nel Torinese, le associazioni Anim/Cna, Assistal, Confartigianato, Casa e Acai hanno inviato negli ultimi giorni di marzo una lettera aperta all’assessore Dario Ortolano e al sindaco Sergio Chiamparino. "Le associazioni - è scritto nel documento – hanno appreso tramite la lettura del vostro comunicato stampa e dagli articoli apparsi sui giornali nei giorni scorsi che il Comune di Torino ha concesso il patrocinio all’iniziativa "Cambia caldaia 2004" E sottolineano che questa iniziativa fa concorrenza sleale nei confronti di tutti quegli operatori del settore che hanno provveduto, finora, a installare e mantenere caldaie e scaldabagni. Nella lettera, poi, si dice che "si è rimasti ancora più sorpresi nel leggere l’ultimo capoverso del comunicato stampa, dove si dice che l’assessorato all’Ambiente ha chiesto a "Italgas Più" di avviare un progetto volto ad agevolare la sostituzione di quegli impianti centralizzati che ancora adesso sono alimentati a carbone o a altri combustibili inquinanti". E concludono la protesta chiedendo un incontro "per illustrare le nostre posizioni in merito alla iniziativa. "Italgas Più" replica che "L’iniziativa è promossa dalla rete franchising e che sotto tale formula si riuniscono tecnici installatori autonomi e indipendenti i quali possono avvalersi del nome "Assistenza Italgas Più" in virtù di un riconoscimento ottenuto in seguito a una gara che ha selezionato i candidati in base ai requisiti commerciali e tecnici". Ed evidenzia che "l’iniziativa è in linea con altre, analoghe, promosse sul mercato da operatori che offrono, insieme con la sostituzione della caldaia, anche ulteriori servizi, come la manutenzione delle apparecchiature".

Il Giornale del Piemonte, 31 marzo 2004. Bolletta elettrica scontata per i consorzi di artigiani. Multiutility fornirà alle imprese artigiane torinesi, associate alla Cna, energia e gas a condizione vantaggiose, consentendo cioè un risparmio del 4-5 per cento sulle bollette. La convenzione è stata firmata ieri a Torino e prevede la costituzione di un gruppo d’acquisto fra le imprese associate alla Cna: in questo modo potranno rivolgersi per i propri approvvigionamenti energetici al mercato libero, in cui sono in vigore tariffe energetiche ridotte. "E’ importante – ha detto il presidente della Cna Torino, Federico Casetta – agire come lobby e aggregarsi per aumentare la propria forza contrattuale. L’aggregazione in gruppi d’acquisto è infatti indispensabile per le imprese di piccole dimensioni che devono contrattare con interlocutori di grosse dimensioni forniture strategiche, quali sono quelle energetiche". Il gruppo Multiutility di Verona opera nel mercato delle utilities e in particolare dell’energia elettrica. Il suo piano triennale prevede il passaggio di un fatturato di 100 milioni di euro del 2003 a oltre 450 milioni nel 2007, mentre i clienti forniti dalla società passeranno dagli attuali 4.000 a oltre 25.000. Grazie a un accordo con la Cattolica Assicurazioni, ha realizzato di recente un pacchetto di garanzia battezzato "Chiara": si tratta di un assicurazione per la sicurezza della fornitura di energia che proteggerà le piccole e medie imprese italiane dai rischi fisici e giudiziari derivanti dal black–out.

Il Giornale del Piemonte, 13 marzo 2004. Tramonta il mito del posto fisso, i giovani ora vogliono autonomia. Sorpresa. Non sono Milano, Bologna o Roma le città dove regna più forte lo spirito imprenditoriale fra i giovani. Ma è proprio a Torino, all’ombra della Mole, che sta crescendo i nuovi capitani d’industria di domani. Lo rivela uno studio del Cna presentato ieri, da cui risulta che il 31,7 per cento delle persone tra i 20 e i 34 anni preferisce il cambiamento, contro il 30,2 di Bologna e il 29,7 di Roma, seguite dal 27,1 di Napoli, il 22,9 di Palermo e un misero 17,2 di Milano. La situazione non cambia se consideriamo la propensione al rischio. Torino è di nuovo in testa con il 32,5 per cento. Dietro si trovano Bologna, (30,8), Lazio (30,7), Palermo (26,2) e Milano (21,7). La metodologia impiegata è stata quella delle interviste telefoniche, condotte nel periodo compreso tra il 24 novembre e il 5 dicembre dell’anno scorso. Nel definire le caratteristiche di una buona occupazione, gli intervistati residenti in Torino rivelano una maggiore enfasi all’aspetto del tempo libero. Il 47,3 per cento ritiene che si definisce un "buon lavoro" quello che permette di avere abbastanza tempo libero per sé e per la famiglia; il 31,9 invece quello che si è sempre sognato di fare. I dati rivelano che il 51,2 per cento degli intervistati ha un’occupazione ed è nella fascia di lavoratore dipendente, il 48,6 ritiene che è nell’occupazione autonoma che si possono più facilmente ritrovare le caratteristiche rispondenti all’idea che hanno di "buon lavoro". Si è chiesto poi al campione quale fosse la probabilità di intraprendere un’attività in proprio nel futuro. Torino, in linea con le altre città, evidenzia che il 41 per cento ritiene che tale probabilità sia alta, media il 29,9 e bassa il 20,5. Questa propensione, più che contenuta, ha poi rispondenza in un altro dato. Alla domanda "crede che le istituzioni pubbliche del nostro Paese sostengano adeguatamente chi si mette in proprio", a Torino il 39,7 risponde un secco "no", dato leggermente più basso rispetto alle altre città. Ciò che però risalta è più che altro il 20,3 che nella sola Torino a questa domanda ha risposto "non sa – non risponde", mettendo in luce un problema forse particolarmente sentito nel nostro territorio della mancanza di informazione o comunque di un’informazione quanto meno corretta ed efficace, e una circolazione della stessa sulle politiche di sostegno dell’attività in proprio. Alla domanda, "che tipo di attività in proprio vorrebbe intraprendere?", il 24,2 per cento si riferisce ad attività commerciali nell’abbigliamento, o nel turismo. Il 23, 6 immagina per il proprio futuro una carriera da libero professionista, il 22,7 vorrebbe invece intraprendere un’attività da consulente aziendale, in particolare nel settore del design, della moda o della pubblicità, il 17,4 pensa la contrario all’artigianato generico, dall’edilizia al campo artistico-culturale.

Il Giornale del Piemonte, 26 febbraio 2004. La Ztl allargata non piace agli artigiani. L’assessore comunale alla viabilità, Maria Grazia Sestero, ha appena finito di esporre in seconda commissione la delibera che attuerà la Ztl allargata che il Cna di Torino ha inviato al sindaco, Sergio Chiamparino, una lettera aperta. Il segretario, Paolo Alberti, e il presidente, Federico Casetta, stigmatizzano soprattutto "il pressoché totale divieto di circolazione per le vetture non catalizzate". Dopo aver espresso il loro apprezzamento per l’impegno dell’Amministrazione "per la qualità dell’aria che respiriamo", i rappresentanti degli artigiani chiedono di "concertare ogni provvedimento di per sé potenzialmente lesivo degli interessi economici del territorio", perché "la crisi economica e occupazionale che attraversa la nostra città, nonché i disagi alla viabilità, causati dai cantieri del passante ferroviario, della linea uno della metropolitana e per le Olimpiadi, non possono essere acuiti da provvedimenti che incidono scarsamente sulla qualità dell’aria ma pesantemente sul tessuto produttivo". E puntano il dito sul fatto che "i provvedimenti di limitazione alla circolazione in grosse aree della città, uniti ai blocchi totali per due giorni della settimana, per le auto non ecologiche, nel periodo ottobre-marzo di ogni anno, equivalgono a stabilire, ad esempio che gli autoriparatori non possono lavorare con il 30 per cento dei loro clienti".

Il Giornale del Piemonte, 20 febbraio 2004. E l’artigianato sbarca negli Emirati Arabi. L’artigianato sbarca negli Emirati arabi uniti. Grazie all’impegno della Cna piemontese, dal 25 al 28 maggio, a Sharjah City, si svolgerà "Italian Lifestyle in the Emirates", al prima fiera dedicata al made in Italy che si svolge in quei paesi. L’evento promosso in collaborazione con Artex Firenze ed Expo Sharjah, consentirà l’esposizione di prodotti che spaziano dal settore arredo e complementi d’arredo agli articoli regalo, dai servizi e materiali per l’edilizia all’agroalimentare, fino agli accessori moda. L’iniziativa nasce per coniugare la vitalità economica degli Emirati Arabi con i settori produttivi che hanno contribuito ad affermare lo stile di vita italiano nel mondo. L’obbiettivo degli organizzatori, da realizzare entro le già programmate cinque edizioni della mostra, è quello di consolidare la manifestazione come uno dei principali eventi fieristici dell’area. Gli Emirati Arabi è uno dei mercati esteri più dinamici e vitali per le potenzialità interne e per la forte attrattività nei confronti della vasta area geografica che, dai Paesi del Golfo Arabico, si estende a Est fino all’India, a Ovest fino all’Africa del Nord e a Nord fino ai paesi dell’ex Unione Sovietica. La fiera sarà articolata in due distinte aree espositive. La prima è "Living Italy", dedicata al settore casa in tutte le sue diverse articolazioni, dall’arredamento e illuminazioni per interni e giardino agli accessori e articoli per il giardino; dai tessuti per l’arredamento alla biancheria per la casa, dagli oggetti artistici e ornamentali all’argenteria per la tavola, dagli articoli regalo ai servizi e materiali per l’edilizia. L’altra sezione è "Hand Made, food & fashion accessories", una sezione progettata per le imprese del settore dell’artigianato artistico e tradizionale, degli accessori moda e dell’agroalimentare.

Il Giornale del Piemonte, 30 gennaio 2004. Noleggiatori di auto in rivolta. I noleggiatori delle auto con conducente protestano contro la Regione perché, con una legge del settembre dell’anno scorso, ha deliberato la soppressione dell’esenzione al 50 per cento della tassa di possesso. La Cna, che si è fatta carico della questione, precisa che "questa misura penalizza gravemente i noleggiatori piemontesi che vedono raddoppiato l’esborso previsto, senza preavviso e senza neppure aver potuto inserirlo nelle previsioni di bilancio 2004". Le ditte di noleggio con conducente chiedono di salvaguardare "una categoria che svolge un’ importante funzione di servizio complementare e integrativo rispetto ai trasporti pubblici, stabilendo i medesimi trattamenti previsti per le autolinee o per i taxi, regolamentati dalla medesima normativa". Gli iscritti alla Cna fanno sapere che, in attesa dell’incontro con l’assessore all’industria, Lavoro e Bilancio, Gilberto Pichetto, invitano i noleggiatori "a non pagare la tassa di possesso prevista dalla Regione". E hanno organizzato una manifestazione pubblica in caso di mancata accoglienza delle richieste di categoria. Pichetto, a Roma per la conferenza Stato Regioni, conferma la propria "ampia disponibilità" a un incontro nei prossimi giorni con i rappresentanti di queste ditte per "valutare possibili soluzioni". Ma puntualizza anche che si tratta comunque di un problema di dimensioni molto ridotte, perché tocca solo quelle vetture che non hanno diritto di stazionamento. "Nei centri minori – spiega l’esponente della giunta Ghigo – vi sono dei noleggiatori che, pur non avendo il tassametro, sono a disposizione del pubblico da parcheggi che si trovano nelle zone di maggior passaggio, come le stazioni ferroviarie, gli ospedali o il municipio". E aggiunge che, per questa categoria non è categoria nulla e continuano ad avere diritto alla riduzione del 50 per cento. "La legge regionale – prosegue Pichetto – ha tolto questo privilegio solo a quelle aziende che lavorano dalla propria sede, di solito la stessa abitazione del titolare, e sono a tariffa libera".

 
 
 
 
 
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