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Anno 2005 - La Repubblica
 

La Repubblica, 19 dicembre 2005. "La Torino che cambia", servizi e consulenze destinati ai nuovi italiani. "La Torino che cambia, la Cna per i nuovi italiani". E’ il titolo del convegno che la Cna organizza oggi alle 17.30 alla sala d’aste del San Paolo Imi, in via Monti di Pietà 32, nell’ambito di I Day, la prima giornata dedicata all’immigrazione. Un vento culturale, luogo d’incontro tra le varie comunità presenti sotto la Mole (a cui parteciperanno diversi consoli), ma anche un momento di riflessione sulle opportunità economiche per i nuovi cittadini. Paolo Alberti, segretario provinciale Cna Torino, e Antonio Ciavarra, responsabile del progetto Dedalo Cna, illustreranno i servizi e le consulenze dell’associazione per favorire l’integrazione sia nel sociale che nel tessuto produttivo e nel lavoro autonomo. In rappresentanza del San Paolo Imi, Marina Tabacco, responsabile area Torino, traccerà invece un primo bilancio sulle attività dello sportello bancario Multietnic Point. Interverrà Luciano Barberis presidente della settima circoscrizione di Torino.

La Repubblica, 16 novembre 2005. Tutti d’accordo con Sergio Pininfarina: "La road map è il binario giusto". Tutti d’accordo con Sergio Pininfarina, che ieri dalle pagine di Repubblica ha lanciato l’idea di definire una "road map" per la costruzione della Torino-Lione, disinnescando le resistenze dei "no-Tav". Peri i piccoli e medi imprenditori, artigiani, commercianti e costruttori, la linea ad alta velocità va fatta, non ci sono dubbi. Ma è necessario coinvolgere il più possibile la gente della Val di Susa, cosa che in passato non è stata fatta o è che stata fatta male, attraverso tavoli, cabine di regia e "road map". Le preoccupazioni dei "no Tav", infatti, si fanno sentire anche all’interno dei direttivi e delle riunioni delle varie associazioni di categoria . "La discussione è vivace - spiega Paolo Alberti, Segretario della Cna di Torino - anche se la nostra linea non cambia. Le infrastrutture sono necessarie e vanno realizzate per sostenere la competitività delle aziende". Non mancano però le critiche: "L’eliminazione con la legge obbiettivo della valutazione dell’impatto ambientale - aggiunge Alberti - genera il sospetto tra i cittadini e alle loro domande non si può rispondere con insulti, come ha fatto il ministro Lunari. A questo punto è necessaria moderazione e trasparenza. Si continui con i sondaggi, se è necessario si rinviino i lavori a Venaus e si istituisca una cabina di regia, fermo restando che la linea si deve fare". Anche per Mario Giuliano, numero uno regionale di Confartiginato, "il Tav serve per non restare esclusi perché i centri economici si trovano dove passano le arterie di comunicazione. Rinunciare alla Torino-Lione significa rimanere tagliati fuori. Ovviamente bisogna prendere tutte le precauzioni per la salute dei residenti, eliminando qualsiasi dubbio". Più critico nei confronti dei movimenti "no-Tav" Sergio Rodda, presidente dell’Api di Torino: "E’ inaccettabile che un rigetto di questa importanza rischi di essere bloccato da campanilismi che non hanno alcuna ragione d’essere. Chi protesta. È chi già manifestava ieri contro l’autostrada: ma cosa sarebbero oggi la valle e l’intero Piemonte senza questa arteria? Le imprese e l’economia non possono essere condizionate da atteggiamenti antistorici e ottusi". Spazi per il dialogo? "Si, bisogna trovare soluzioni condivise, ma che questo nono sia un alibi per frenare i lavori. I tavoli vanno bene ma non all’infinito. In ballo c’è anche la nostra credibilità. Che non si facciano passi falsi". "Si" senza nessuna esitazione anche per i commercianti. Giuseppe Bracco, presidente dell’Ascom, preferisce restare al di fuori delle polemiche, ma non ha dubbi che la linea ferroviaria ad alta velocità "vada fatta, tenendo conto delle esigenze della popolazione, trovando dei punti di mediazione, ma con l’obbiettivo finale di realizzarla". Per Antonio Carta, numero uno di Confesercenti è necessario uscire Da questa situazione "perché la Torino-Lione serve al Piemonte, all’Italia e all’Europa: non si può bloccare. È opportuno però che le compensazioni per i cittadini siano congrue rispetto agli inevitabili disagi e che ci sia la sicurezza che la salute dei residenti e degli addetti non venga messa a rischio dai lavori". I più sensibili, anche per ragione di ricadute dirette, sono i costruttori che, però, guardano oltre al loro ritorno immediato in termini di lavoro e fatturato. "E’ un opera di importanza strategica non rinunciabile - dice Giorgio Gallesio, presidente del Collegio Costruttori di Torino - ai sindaci e a cittadini della Val di Susa chiediamo una presa di coscienza responsabile: se Torino resterà un capolinea periferico anche la Valle avrà una ricaduta economica negativa. Si tratta di cogliere l’opportunità dell’incrocio di due corridoi centrali nella logistica Europea. Tutto il sistema incepperebbe se non fosse possibile per le merci transitare attraverso le Alpi".

La Repubblica, 27 ottobre 2005. "Salvate i rubatà torinesi". La concorrenza sleale non è solo "made in China". Lo sanno bene gli artigiani torinesi che da oltre 400 anni sfornano quintali di rubatà e di stirati. Una tradizione, quella del "ghersin" tipica del Chierese e della Valle di Lanzo, e unica al mondo. Eppure malgrado secoli di storia, il marchio "grissino torinese" è finito altrove sfilato sotto il naso ai legittimi inventori e custodi. Pavia, Milano, Vicenza, sono solo alcuni dei grandi centri dove nascono le imitazioni del "pain long du Piemont", come lo chiamano gli ammiratori francesi. Pochi mesi fa, a Giuseppe Raso titolare di Grissinopoli, una piccola impresa di Bussoleno che esporta anche negli Usa è perfino capitato di imbattersi sul web in un’azienda omonima che produce un sedicente "grissino torinese" da Buenos Aires. Il tutto infiocchettato in bustine ammiccanti all’origine subalpina, talvolta con la Mole Antonelliana sull’etichetta, che finiscono sui tavoli di mezza Europa, Italia compresa. Ora però l’Associazione dei panificatori di Torino ha deciso di mettere fine a questa situazione puntando dritto all’Igp, l’indicazione geografica tipica registrata. Uno strumento che una volta in vigore impedirebbe la dicitura alla "torinese" per prodotti realizzati fuori dalla provincia. "Siamo convinti che questa iniziativa sia l’unico modo per difenderci - spiega Giovanni Gai, presidente dei panificatori torinese - e potrebbe anche essere un volano per l’export. Anche se ci problemi di trasporto. Il rubatà è altamente friabile". Tuttavia l’amministrazione locale è compatta e appoggia l’operazione su tutta la linea. "A marzo abbiamo dato il via libera alla certificazione- dice Elena di Bella, responsabile della Provincia per il Paniere dei prodotti tipici- Un atto doveroso per la tutela e il rilancio dell’economia del territorio. Purtroppo, però, a causa di lungaggini burocratiche temo che nono si arriverà all’Igp entro il periodo olimpico". Favorevole al marchio è anche la Regione, così come il ministero delle politiche agricole. Tutti d’accordo, ma l’Igp è ancora lontana. Perché? "Ai produttori manca ancora una vera intesa sul disciplinare di produzione - osserva Mariella Gimondo, funzionaria della Regione - .E poi è bene far comprendere loro cosa significa la certificazione, che non è tutto rose e fiori. Con l’Igp in tasca, bisogna lavorare secondo il metodo antico, come ad esempio lo stirato a mano e il taglio di 40, 50 cm secondo della lunghezza del braccio". Condizioni che potrebbero mettere fuori gioco le Pmi dell’alimentare, che utilizzano sistemi industriali di produzione. Tra questi ci sono la Derby e la UnionGriss di Roberto Tortone, aziende con 60 dipendenti e 12 milioni di fatturato (il 7% va all’estero) che producono 150 quintali al giorno del celebre "arrotolato", il rubatà, e dello stirato. "Io non credo tanto al discorso del marchio - afferma l’imprenditore - soprattutto se questo va a penalizzare la piccola industria locale". Stefano Busi, segretario dell’Unione alimentare Cna sia necessario accelerare i tempi: "Bisogna salvaguardare il nome di un prodotto storico che è avvilito dalla bassa qualità della concorrenza di industrie di altre regioni. Il marchio di identificazione è il primo passo da compiere, naturalmente mediando tra le parti, ma serve anche serve una liberalizzazione del settore dei panificatori, per potenziare tutta la filiera in vista di future aggregazioni in consorzi di produttori".

La Repubblica, 27 ottobre 2005. "Appalti edili una montagna di carte inutili". Da arma per combattere il lavoro nero a laccio burocratico che rischia di bloccare le aziende del settore edilizio, soprattutto il 70 per cento delle 35 mila imprese artigiani piemontesi che hanno solo un titolare. Dal primo gennaio, quando entrerà in vigore il Durc, il documento unico di regolarità contributiva, migliaia di imprenditori autonomi dovranno stare in fila ore o ore per ottenere da Inps e Inail il certificato per avere il permesso di costruire. Un inutile perdita di tempo per i segretari di Confartigianato, Silvano Berna, Cna, Michele Sabatino, e Casa, Paolo Mignone, oltre ad un aggravio economico non indifferente: "Non contestiamo il Durc, strumento utile, ma come è stato regolamentato dal ministero. In Piemonte saranno oltre 400 mila i certificato all’anno. Troppi, una valanga di carta che si può ridurre". Come? Semplificando. "E’ necessario innalzare la validità del documento da un mese a tre mesi", spiegano i vertici degli artigiani che vorrebbero creare sportelli ad hoc per gli imprenditori autonomi. "Uffici per velocizzare le pratiche, superando la burocrazia ed evitando spreco di risorse".

La Repubblica, 25 ottobre 2005. Consentino rieletto alla presidenza Cna. Sebastiano Consentino è sto confermato presidente della Cna Piemonte. L’assemblea ha anche confermato Michele Sabatino e Santoro Maviglia nelle cariche di segretario e vice segretario regionale. Consentino ha sottolineato la difficoltà del settore e le prospettive per le attività industriali "che deve essere accompagnato da un rilancio del Piemonte nel suo complesso, sfruttando le varie vocazioni economiche culturali". All’assemblea hanno partecipato il vicepresidente regionale Gianluca Susta e il sottosegretario Maria Teresa Armosino.

La Repubblica, 20 ottobre 2005. Cna: stop allo spreco di risorse. "Basta sprecare risorse. Le piccole medie imprese sono in grave difficoltà ed è ora che gli enti locali concentrino gli sforzi per sostenere il sistema. I campanilismi tra Regione, Province e Comuni sono nocivi. Serve un maggior gioco di squadra". Per Sebastiano Consentino numero uno della Cna regionale, il momento è molto delicato. La questione sarà affrontata durante il congresso regionale, domenica all’hotel Concord, in via Lagrange 47 dalle 10 alle 13, dove si affronterà il tema del mercato, della globalizzazione, degli effetti che questi profondi cambiamenti stanno generando in Piemonte. "In pratica bisogna capire da che parte dobbiamo andare, cosa possiamo fare come associazioni per sostenere lo sviluppo e che cosa deve fare il pubblico- aggiunge il presidente- noi un suggerimento lo avremmo: basta sprecare le poche risorse in mille rivoli, in progetti messi in piedi da diversi enti, ma ripetitivi. Bisogna, unendo le forze, riuscire a traghettare la maggioranza delle imprese verso la competitività". Durante l’assise saranno analizzate anche le istituzioni provinciali e di settore. Alla riunione interverranno il sottosegretario Michele Vietti, in rappresentanza, in rappresentanza del governo, il vicepresidente della Regione, Gianluca Susta, e il presidente nazionale di Cna, Ivan Malavasi.

La Repubblica, 13 ottobre 2005. Susta vince la partita. Si a Eurofidi banca. Vince la linea della Regione sulla riorganizzazione del sistema di garanzie per le imprese in vista dell’entrata in vigore degli accordi di Basilea2. Dopo un ora e mezza di discussione, a tratti tesa, tra rappresentanti delle associazioni di categoria e il vicepresidente della Regione, Gianluca Susta, si è dato il via ad un tavolo tecnico, che verrà convocato lunedì, per studiare la creazione di un fondo di garanzia di secondo grado. Susta ha però ribadito che il progetto Eurofidi, consorzio che vuole trasformarsi in banca di garanzia, andrà avanti. "Avrei preferito creare un superconfidi - ha detto in riunione il vicepresidente - ma siccome ci sono resistenze costruiamo un fondo di secondo grado. L’operazione Eurofidi, però, non è in discussione". A dicembre ci sarà l’aumento di captale a cui parteciperà Finpiemonte. Iniziativa che non piace ai vertici delle principali organizzazioni artigiane, Cna e Confartigianato, contrarie ad un sostegno pubblico dell’iniziativa. Ma il vicepresidente della Regione non intende cedere: "Sono due cose differenti - dice - non spostiamo l’attenzione su argomenti che non riguardano la creazione del fondo di controgaranzia. Questo con Eurofidi non c’entra". Alla fine Cna e Confartigianato hanno deciso di sedersi al tavolo tecnico, anche si tratta di una pace armata: "E’ un bene che l’ipotesi della società megagalattica sia tramontata - dice Silvano Berna, segretario Regionale di Confartigianato -, ma resta il dissenso sul sostegno regionale ad Eurofidi. Le risorse sono scarse non vorremmo che alla fine si dovesse fare una scelta tra una banca di garanzia e il fondo di secondo grado, privilegiando la prima". Ancora più duro Michele Sabatino, segretario della Cna: "Siamo disponibili a discutere, ma sia chiaro il nostro "no" alla ricapitalizzazione di Eurofidi. Non è una pregiudiziale, ma una questione legata all’utilizzo delle risorse pubbliche". Di tutt’altro tono il giudizio di Piergiorgio Scoffone della Casa Artigianato: "Si è scelta la strada più ragionevole : è un bene per le imprese". Il fondo di garanzia pubblico di secondo grado dovrebbe avere una dotazione minima di 20 milioni di euro, anche se per Claudia Torchietto, rappresentante dell’Api, la cifra dovrà essere più alta, intorno ai 40 milioni: "Si è tracciato un percorso politico che va bene. se la regione vuole impegnarsi su due tavoli, sostenendo Eurofidi e il fondo di secondo grado, non ci sono problemi. Ma le risorse a disposizione sono sufficienti? Su questo punto bisogna fare chiarezza". Disponibile al confronto anche Pietro Terna, direttore di Confindustria Piemonte: "Mettiamoci subito al lavoro - dice - basta che per ogni euro al privato se ne dia uno anche al pubblico".

La Repubblica, 4 ottobre 2005. Cna, confermato Casetta al vertice. Federico Casetta, 64 anni, di Cambiano, costruttore edile, è stato confermato alla guida della Cna - Associazione provinciale di Torino, insieme al segretario Paolo Alberti (a sinistra nella foto). La nomina è avvenuta al termine dell’assemblea quadriennale, alla quale hanno partecipato duecento delegati e numerosi imprenditori personalità e rappresentati delle istituzioni. Cavaliere del lavoro, Casetta è dirigente della Cna dai primi anni ottanta ad ha ricoperto importanti incarichi a livello nazionale, regionale e provinciale. Presidente regionale per due mandati consecutivi, dal 1994 al 2001, Federico Casetta ricopre la carica di presidente della Cna Torino dal 2001 e rimarrà in carica fino al 2009.

La Repubblica, 29 settembre 2005. "Il rilancio Fiat, un toccasana". Mondo dell’artigianato della piccola media impresa a confronto. Domenica alle 9, nella sala Cavour di Torino Incontra si terrà l’assemblea elettiva della Cna - Associazione provinciale di Torino. Prenderanno parte ai lavori, oltre 200 imprenditori delegati, in rappresentanza delle sedi territoriali e delle Unioni dei mestieri per un totale di 13.500. Tra i relatori ci sarà anche il segretario generale della Cna nazionale Gian Carlo Sangalli. In programma il rinnovo dei vertici ma anche un momento di riflessione sul lavoro svolto, "in cui - sottolinea il presidente di Cna Torino Federico Casetta - il gruppo dirigente della Confederazione si presenta compatto a raccogliere le nuove sfide della rappresentanza imprenditoriale e pronto a dare il proprio contributo, al fianco delle istituzioni, per favorire lo sviluppo economico dell’area". Presidente Casetta, domenica, ci sarà un cambio della guardia? "Non so. Ora non è possibile dirlo. Su richiesta ho dato la disponibilità a rimanere in sella per altri quattro anni. ma saranno i delegati e le commissioni a decidere". Qual è il suo bilancio sull’andamento del comparto? "Problemi ce ne sono. Inutile nasconderlo. Ma in periodo di crisi così dura per tutta la provincia, come il Piemonte, l’artigianato ha tenuto bene soprattutto sotto il profilo occupazionale il settore non ha perso quota. E oggi tante speranze ruotano attorno alla Fiat. Il suo rilancio farà bene a tutti quanti". A trainare l’artigianato però è ancora l’edilizia: conferma? "Si. Grazie alle Olimpiadi, e all’Alta velocità, le costruzioni hanno dato una boccata d’ossigeno. Ma l’universo della Cna è molto più vitale e diversificato di quanto si creda. Sa trasformarsi, perché flessibile, ha mille idee e riesce a cogliere tutte le opportunità. Bisogna quindi essere sempre ottimisti". Quali le prossime sfide? "L’accesso al credito è diventato più difficile per via degli accordi di Basilea 2. ma noi ci siamo dati da fare mettendo a punto intese con diversi istituti di credito con diversi istituti per agevolare i finanziamenti dei nostri associati. Questo è molto importante per la ripresa economica. E non dimentichiamo il grande sforzo che abbiamo fatto per l’unificazione dei confidi. In provincia di Torino dai 90 milioni dati in affidamento nel 2004 siamo passati a 130".

La Repubblica, 28 luglio 2005. Gli artigiani pessimisti. Sorrisi nel commercio. Scarsa fiducia tra gli artigiani, qualche aspettativa in più per i commercianti. Nonostante il numero di imprese continui a crescere in entrambi i settori, fra i titolari delle aziende non si intravede nulla di buono, mentre gli esercenti credono che al ritorno dalle ferie la situazione sarà migliore. La voglia di rischiare non manca in entrambe le categorie. Nel primo trimestre di quest’anno in provincia di Torino sono nate 462 imprese artigiane e 567 nuovi negozi hanno trovato su la serranda con un saldo positivo di 289 punti vendita. La statistica, però, non tiene conto degli umori degli operatori. "Guardate solo il numero di licenze non serve- sottolinea Giuseppe Bracco, presidente dell’Ascom di Torino - le preoccupazioni tra i commercianti non sono sparite ma il clima è cambiato". Non è solo questione di congiuntura economica e di andamento di consumi, che stanno cambiando, ma di sicurezze legate alla città. "Al di là della quotidianità ci s interroga su quale sarà il modello Torino. E’ un periodo di grande trasformazione, ma c’è una grossa disponibilità da parte degli imprenditori di accettare la sfida", aggiunge Bracco. Due le occasioni: in primo luogo le Olimpiadi e poi il lancio delle nuove vetture Fiat, a partire dalla Punto. "Avvenimenti che coinvolgeranno i negozianti", dice Bracco. Il quadro, però rimane a macchia di leopardo. Le famiglie sono sempre concentrate sulle spese necessarie per cui gli alimentari tengono, il settore abbigliamento, calzature e accessori, invece arranca, mentre filoni come la telefonia, il multimediale e l’hi-tech acquistano posizioni. Fra gli artigiani prevale, invece, il pessimismo che tocca anche quei comparti fino ad ora immuni ala crisi come le costruzioni. Nono si può ancora parlare di crisi ma le imprese prevedono un periodo di stabilità e poi, a partire dal 2006, un calo deciso. "Lo si capisce da freno alle assunzioni - spiega Paolo Alberti, segretario della Cna di Torino – finiti i cantieri si assisterà ad una battuta d’arresto". Quadro preoccupante perché nelle circa 27 mila imprese, tra edile e impiantistica, lavorano oltre 73 mila persone. Nere le previsioni per la meccanica. Non cala il ricorso alla cassa integrazione e all’ente bilaterale. "Sono circa mille i dipendenti coinvolti e 380 le aziende che ciclicamente sospendono i lavoratori. Abbiamo già concesso 90 mila ore", spiega Alberti. Segnali ancora più preoccupanti arrivano dalla subfornitura auto. "Si fa sempre più fatica – aggiunge Alberti – per molti si è arrivati al bivio: o il settore si riprende o si chiude". I servizi alle aziende e alle persone tengono. Un mondo eterogeneo, dalla grafica alla fotografia, dall’estetica alle pulizie. "Altro segnale preoccupante arriva dal credito – sottolinea Alberti – non si ricorre a prestiti per periodi medio- lunghi, sintomo di investimenti, ma per far fronte alla gestione quotidiana con fidi brevi".

La Repubblica, 21 luglio 2005. Know-How aziendale. "Imparo l’impresa" è la nuova guida pratica in distribuzione- gratuita per gli iscritti alla Camera di commercio- negli uffici di Cna Torino. La prima sezione, dedicata alla "direzione dell’impresa", è stata curata da Livio Montafia e Fulvio Porro; la seconda ha per tema la "direzione finanziaria" ed è a cura di Roberto Bordiga; la terza, affronta il "marketing" aziendale porta la firma di Giovanni Micheletti; la quarta, incentrata sulla "comunicazione d’impresa" è di Vitaliano Alessio Stefanoni. Info: 800.81.20.40.

La Repubblica, 3 luglio 2005. "I pagamenti dilatati ci strozzano". "Per vedere una fattura pagata ci vogliono quasi sette mesi. Le aziende dell’indotto non posso sopportare periodi così lunghi, il rischio è un’ondata di crisi finanziaria della subfornitura". L’allarme è targato Cna Torino, associazione che ha fatto un’indagine per capire quanto tempo passi prima che le aziende incassino i quattrini di una commessa. La media è di 200 giorni, ma ci sono imprese che devono aspettare anche qualche settimana in più, come spiega Paolo Alberti, il segretario dell’associazione che raggruppa artigiani e piccole medie imprese: "La situazione sta peggiorando, due anni fa la media era di 100, massimo 120 giorni. Prima dell’inizio della crisi passavano tre mesi, per i più fortunati due. Ora siamo arrivati quasi a sette per il 70 per cento delle aziende dell’indotto". Tempi lunghi che si riflettono sui bilanci delle imprese, circa 1.700, che lavorano, in tutto o in parte, per conto della prima fornitura, delle aziende che assemblano sistemi con contratti diretti con la Fiat e le altre case automobilistiche. In pratica il primo anello della catena che scarica sugli altri gli effetti della crisi. "Al fattore pagamenti lunghi si aggiunge- spiega Alberti- la questione prezzi. Le tariffe sono rimaste quelle di cinque o sei anni fa. E’ vero che non tutte le imprese lavorano solo per l’auto, ma sul fatturato la parte che dipende dal comparto quattro ruote è consistente. I conti sono in sofferenza, le aziende si caricano di interessi passivi e rischiano di non riuscire ad andare avanti, pur avendo prodotti eccellenti". Cosa fare per superare il momento? Lancia la proposta di spostare almeno i pagamenti dell’Iva. "Anche se non si ricevono i soldi le aziende sono costrette comunque a pagarla- osserva Alberti- differire i versamenti servirebbe, invece, a dare una boccata di ossigeno". Strada però complicata da imboccare. "In alternativa bisognerebbe costruire un fondo di sviluppo regionale a cui le aziende possono attingere", dice Alberti che non risparmia critiche al sindacato. "Il sistema della subfornitura è una seconda Mirafiori con circa 13 mila dipendenti- sottolinea il segretario della Cna torinese- nono si possono puntare tutti gli occhi su corso Agnelli trascurando quello che sta attorno. Oltre a pagare con forti ritardi le aziende di primo livello, quelle che hanno contatti con i marchi, cercano di spostare le forniture in Paesi a basso costo. Le produzioni calano e quando si continuano a perdere, dopo un po’ di anni è difficile parlare ancora di polo d’eccellenza".

La Repubblica, 9 giugno 2005. "C’è voglia d’impresa". Ha ancora senso parlare di "Voglia di Impresa" in un periodo di crisi? Le difficoltà non frenano chi ha intenzione di aprire un’attività? Il tema viene affrontato domani al convegno organizzato dalla Provincia per presentare i risultati dello sportello "Mettersi in Proprio". Nessuno nega il momento non felice per aprire un’azienda, ma i dati sono incoraggianti. "Il desiderio di rischiare non manca- sottolinea Giuseppina De Santis assessore alle Attività Produttive - nonostante la crisi, soprattutto tra i giovani". Per Palazzo Cisterna basta guardare i numeri del Mip. Dal 2003 hanno contatto il servizio oltre 14.200 persone e 5.870 sono state ricevute. Aziende avviate? In tutto 350, in settori come il commercio (16,22%), l’artigianato (19,52%), i servizi alla persona, cultura, tempo libero (20,12%), alle imprese (22,22%) e nell’hi-tech (10,21%). Sono però già 426 i business plan già elaborati. "La metà delle persone che contattano gli uffici sono giovani, tra i 25 ei 40 anni, con un livello di studi medio-alto e per la maggior parte, il 68,54%, già occupati. Aspirano ad avviare un attività in proprio e le difficoltà non li frenano. E’ importante, pero, dare un servizio che valuti l’idea, che metta il candidato di fronte alla realtà del mercato per evitare brutte sorprese. Ora lavoreremo in sinergia con l’incubatore del Politecnico. I progetti validi ma non innovativi, caratteristica per entrare all’interno dell’acceleratore dell’ateneo, verranno deviati sul Mip". Anche per le associazioni di categoria ha senso parlare ancora di voglia di impresa. "E’una caratteristica torinese – sostiene Paolo Alberti, segretario della Cna provinciale- si sente il desiderio del lavoro autonomo. Il trend del numero di nuovi iscritti, anche grazie agli extracomunitari, anche grazie agli extracomunitari, non si è mai fermato". Un ripiego in mancanza di un impiego dipendente? "C’è questa componente il popolo delle partite Iva è cresciuto è cresciuto ed è per questo che il Mip è utile per fare da setaccio, per evitare che le famiglie perdano i risparmi in idee che non funzionano". Per il presidente dell’Api di Torino, Sergio Rodda, è una questione di priorità. "Si deve aver voglia di fare impresa – dice più di prima, anche se il momento non è favorevole. Il problema è che non si costruiscono più aziende manifatturiere con un impatto maggiore". Critico il sindacato che punta il dito sul 47,34% di nuove aziende con la forma di ditte individuali. "Più che voglia di impresa c’è voglia di scappare – sostiene Vanna Lorenzoni segretaria della Cgil provinciale – in un momento del genere serve tutto, anche progetti come il Mip. Però più che microimprese c’è bisogno di grandi e solide occasioni".

La Repubblica, 2 giugno 2005. Gli artigiani piemontesi alla conquista di Dubai. Quaranta aziende in cerca di affari negli Emirati. Per il secondo anno, imprenditori piemontesi ha presentato nei giorni scorsi il meglio della loro produzione a "Italian Life style in the Emirates", fiera promossa dalla Cna, in collaborazione con Confartigianto, Ice, Centro Estero e Regione. Sede della manifestazione l’Expo Centre di Sharjah, uno degli Emirati più importanti, poco distante dalla capitale Dubai. Zona di forte commercio e con ingenti importazioni dall’Italia. Rispetto alla prima edizione lo spazio a disposizione delle imprese, in tutto 160, è stato raddoppiato. Grande l’attenzione verso i prodotti piemontesi. Due le aree tematiche. "Il living Italy", dedicata alla casa, all’arredamento e la materiale per l’edilizia, e il "food", con gli stand di marchi blasonati del settore alimentare, come Pastiglie Leone e Peyrano. Gli Emirati Arabi – spiega Maurizio Mazzocchi della Cna di Torino – sono uno dei mercati esteri più dinamici e vitali per le potenzialità interne e come punto di transito delle merci verso i Paesi del Golfo, l’India, l’Africa del Nord e la Russia. Punto di Passaggio strategico". Durante l’esposizione si è svolta anche la riunione del board della Camera di commercio italiana presso l’Expo ad un convegno sull’internazionalizzazione delle imprese femminili con la partecipazione dell’Associazione donne imprenditrici emiratine, di Cna Impresadonna e di Confartigianato Donna Impresa. Spazio anche alle aziende in rosa del Piemonte: circa una ventina si sono rese già disponibili a collaborare con le colleghe degli Emirati che a giugno parteciperanno ad un forum sull’internazionalizzazione a Milano. "Ci sono partnership interessanti- sottolinea Anna Marengo della Cna – è solo questione di tempo". La fiera a Sharjah è nata da un’idea della Cna torinese, guidata da Federico Casetta, con la creazione di Italy in Emirates, un business centre permanente dove numerose aziende locali espongono la loro produzione. Quest’anno non è mancata nemmeno la nota culinaria con la partecipazione dei cuochi dell’Icif (l’Italian Culinary Institute for Foreing), maestri nel preparare piatti tipici, italiani e sopra tutto piemontesi.

La Repubblica, 12 maggio 2005. Un salvagente in difficoltà. Serve una rete di salvataggio quando la crisi bussa in azienda e il reddito dei lavoratori crolla per colpa del calo di commesse. A garantirla, per le Pmi con meno di 15 dipendenti, c’è l’Ebap, l’ente bilaterale nato nel 1993 su iniziativa delle organizzazioni artigianali (Cna, Casa, Confartigianato) e sindacali (Cgil, Cisl, Uil). Ma con un’economia regionale in affanno non bastano più i versamenti annuali – circa 53 euro – delle imprese aderenti al circuito Ebap (13 aziende e 48 mila dipendenti) per assicurare le retribuzioni quando mancano sia il lavoro che gli ammortizzatori sociali. Per questa ragione nel novembre scorso è intervenuta la Regione con uno stanziamento di un milione di euro finito a rimpinguare le casse dell’ente. "Purtroppo stiamo tornando alle origini, ai tempi dell’alluvione – spiega Paolo Alberti presidente dell’Ebap Piemonte e segretario del Cna Torino – All’epoca il nostro contributo era mirato a risollevare il tessuto produttivo. E anche oggi l’80% dei nostri finanziamenti, oltre un milione e trecento mila euro, è diretto al sostegno dei redditi per lavoratori di aziende che funzionano a intermittenza. Il restante 20% è ancora finalizzato alla formazione, agli investimenti in macchinari a media in alta tecnologia, alla rappresentanza sindacale e al miglioramento delle condizioni sicurezza". La retribuzione in compensazione – rapida e sicura, assicurano dall’Ebap – corrisponde al 40% del salario normale (metà a carico dell’Ebap e l’altra della Regione), il resto spetta dall’Inps. Il tutto per brevi periodi, da un minimo di 8 giorni a massimo di 624 ore (circa tre mesi lavorativi). "Si tratta di un intervento prezioso nono solo per le famiglie- osserva Alberti – ma anche per le aziende che avvalendosi del nostro servizio, come una sorta di cassa integrazione mutualistica, e privata, evitano di chiudere i battenti. E il panorama piemontese dal nostro osservatorio non è di schiarita. Anzi: il tessile continua a perdere colpi, anche se quest’anno dovrebbe trovare una fase di assestamento; il metalmeccanico perdura una crisi che ricade negli autotrasporti. Regge bene in tutti comparti solo la provincia di Cuneo, ed è in ripresa il settore della rubinetteria. Invece comincia a vacillare dei casalinghi del Verbano Cusio Ossola". Tuttavia nel 2004 i fondi erogati dall’ Ebap, e il numero di lavoratori coinvolti, sono diminuiti rispetto all’anno precedente. "Il calo- precisa il numero uno dell’ente – si spiega con la cassa integrazione straordinaria in soccorso del meccanico-tessile. La transizione è ancora lunga e dolorosa". Malgrado il periodo di emergenza. Malgrado il periodo di emergenza l’ente bilaterale guarda al futuro nell’ottica di potenziare le proprie strutture attraverso la diversificazione delle aree: in manifatturiero- produttivo e servizi. Con una particolare attenzione riposta nella formazione delle persone che hanno perso il posto di lavoro: in modo tale da offrire loro i mezzi per trovare un’occupazione nel minor tempo possibile. C’è di più: si lavora ad un piano di espansione. "I problemi legati alla legge 626 sulla sicurezza – afferma Flavio Lunghezzani, vice presidente Ebap – impongono un ulteriore impegno. Il nostro obbiettivo da realizzarsi in accordo con le parti sociali, è quello di estendere la nostra anche alle medie aziende, sopra i 15 addetti". Il referente per le Pmi dell’Ebap è l’ente di bacino ossia quello torinese di via dell’Arcivescovado 5, che si appoggia sulle altre province sulle organizzazioni artigiane locali.

La Repubblica 26 maggio 2005. Mercati dell’Est. Martedì alle 20,30, alla sala Carlotta del Cna, in via Avellino 6, una riunione con le aziende interessate all’export con in paesi dell’est Europa e con la Russia. Info: 46 17 603.

La Repubblica, 5 maggio 2005. Ict, la delusione corre sul filo. Elevato indebitamento, caduta degli investimenti in ricerca e sviluppo, presenza marginale sui mercati esteri, bassa redditività. Addio al mito dell’ Ict, al quale molti si erano aggrappati. La realtà è diversa, le debolezze sono molte. Torino Wirelss, la fondazione che da un anno e mezzo lavora per promuovere la nascita del distretto, ha tolto il velo con un’indagine sul mondo dell’Information and Comunication Technologies piemontese, formato da 11 mila imprese ricerca che ha coinvolto 189 aziende, intervistando direttamente 147 imprenditori. Il 45% delle aziende lavora nel software, dagli sms ai messanger, dai database alla e-security. Il 34% produce hardware, elettronica e componenti per la comunicazione wireless, mentre il 21% si dedica ai servizi. "Nonostante un tessuto vivace e combattivo e combattivo, il sistema rischia di arretrare su posizioni di bassa competitività"m spiegano Marco Cantamessa, dell’istituto Superiore Mario Boella, ed Emilio Paolucci del Politecnico, curatori del documento. Numerosi i trend negativi. Primo problema: l’attività di ricerca e sviluppo. L’innovazione solo in un’azienda su dieci nasce da esigenze del mercato, per il resto le imprese o sono stimolate dai clienti, il 29%, o prendono spunto da conoscenze scientifiche già presenti all’interno. Risultato? "I progetti sono in maggioranza di durata inferiore a sei mesi, solo il 24% arriva fino a due anni", sostengono i ricercatori. Questo dipende anche dal tipo di aziende, in prevalenza di stampo familiare, metà delle quali microimprese. In tre casi su cinque il management coincide anche con la proprietà, assenti quasi del tutto figure commerciali. Calano anche gli investimenti. Ne giro di cinque anni dai 12-17 mila euro per dipendente ai 6-12 mila. La situazione finanziaria risente anche di un basso grado di capitalizzazione e di un elevato livello di indebitamento. Tra il 70% e il 90% del passivo è rappresentato da debiti per finanziare i crediti verso i clienti. Anche il mercato di riferimento è ristretto, per la maggior parte delle aziende non và oltre il Piemonte e non solo un 13 per cento del fatturato arriva dall’estero. Cosa fare per invertire la tendenza? Alcune proposte, già intraprese dalla Fondazione sono inserite nell’indagine, sostenere le imprese più promettenti accelerandone la crescita, favorire l’aggregazione delle piccole con progetti pilota. Due le principali tecnologie s cui puntare, microsensoristica e multimediale, oltre alle applicazioni nella infomobilità, sicurezza, demotica e tracciabilità. Altre idee sono emerse dal dibattito a Torino Incontra. C’è chi, come il Centro Estero, pensa ad un "progetto simile a "From Concept To Car" per l’Ict", dice Rosanna Viola, mentre Roberto Arfinengo dell’Api punta "sull’aggregazione tra le aziende", anche perché, come sostiene Paolo Alberti, segretario della Cna di Torino, "di fronte ad un settore debole servono strumenti di sostegno che obblighino le imprese a collaborare". Il segretario della Camera di Commercio, Guido Bolatto, invita Torino Wireless ad aprirsi verso tutti i settori: "Ha messo a punto strumenti innovativi, fondi che possono essere utili per tutti, non solo per il mondo Ict".

La Repubblica, 21 aprile 2005. In Marocco. Oggi alle 18 a Torino Incontra, in via Nino Costa 8, seminario sulle opportunità di cooperazione commerciale e industriale per gli imprenditori piemontesi in Marocco. Organizzano Cna Piemonte, Confartigianato Torino, Casa, Ics. Intervengono l’assessore provinciale Desantis, il presidente della Camera di Commercio Barberis, il presidente del Centro Estero Devalle, l’ambasciatore del Marocco Tajeddine Baddou. Info: 011 4617698/621.

La Repubblica 14 aprile 2005. "Dall’eccellenza a Basilea 2; la lista delle microimprese". A Mercedes Bresso, neo presidente regionale e al suo futuro assessore alle Attività produttive, la Confederazione nazionale degli artigiani rinnova le richieste formulate in occasione dell’incontro elettorale del 30 marzo scorso a Torino, voluto unitariamente dalle tre Confederazioni artigiane piemontesi. In sintesi la Cna chiede 10 cose. La prima: che siano garantite risorse adeguate per finanziare gli intereventi di sostegno e sviluppo alla microimpresa, passando da una politica di investimenti indifferenziati alla definizione di azioni tese a privilegiare la costituzioni di reti e filiere cooperative tra medie, piccole e microimprese. La seconda: che sia varata una normativa specifica per favorire l’accesso delle imprese artigiane interessate alla ricerca. Ed ecco la terza: che si realizzato il nuovo organismo per l’internazionalizzazione delle imprese piemontesi. E poi, quarto punto: che sia definita una politica di sostegno volta alla qualificazione delle imprese che stentano a restare sul mercato. La quinta: che venga perfezionato il sostegno allo sviluppo dell’artigianato di Eccellenza. La sesta richiesta è che sia sperimentato io modello di agenzia per le imprese; la settima; che sia attivato un sistema di formazione professionale aderente alle esigenze delle microimprese. E ancora, l’ottava richiesta: che sia avviato un coordinamento sul piano regionale delle attività d’ispezione e accertamento in materia di sicurezza. La penultima richiesta e che sia previsto un coinvolgimento della componente artigiana nella Finanziaria regionale e, last but no least, la decima domanda: che siano attivate tutte le iniziative di competenza regionale per ridurre gli effetti di Basilea 2 sulle piccole imprese.

La Repubblica, giovedì 7 aprile 2005. Maxischermi e serrande abbassate per il funerale di Giovanni Paolo II. Anche domani i torinesi potranno seguire domani mattina in diretta – non solo dal televisore di casa – i funerali di Giovanni Paolo II. Un maxishermo sarà allestito dalle missioni Don Bosco Media Centre sopra l’altare maggiore della Maria Ausiliatrice, nella piazza omonima, per permettere ai fedeli di seguire i funerali del Papa in diretta televisiva. E’ la basilica, dove il 4 settembre del 1988 Giovanni Paolo II si recò per celebrare il centenario della morte di Sani Giovanni Bosco. I posti disponibili saranno in totale milletrecento a sedere (quattrocento in basilica, cento nella sala Don Bosco e ottocento nel teatro grande Valdocco con entrata nella piazza Sassari) su cui se ne aggiungeranno cento in piedi. L’Arcidiocesi ha sottolineato che l’iniziativa vuole essere un momento significativo di raccoglimento e di preghiera, "meglio se accompagnato da un cammino di conversione", e che pertanto durante la diretta tivù molti sacerdoti saranno disponibili per le confessioni. Prima del collegamento con la città del Vaticano, in piazza San Pietro, sarà diffuso un breve video, preparato per l’occasione, che riproporrà una sintesi degli incontri del Pontefice con i Salesiani e le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Questo clip sarà visibile anche sulla sezione video www.sdb. Org/ans. Per informazioni telefonare allo 011/ 52 24 253. non sarà l’unico maxi schermo in città. Un altro, dalle 10 di domani mattina, sarà issato in piazzetta Reale, preparato dal Comune. Oltre al maxischermo saranno messe a disposizione trecento sedie. Intanto i commercianti di tutta Torino sono stati sollecitati dalle associazioni di categoria ad abbassare le serrande in segno di lutto. L’invito è dell’Ascom e della Confesercenti, d’intesa con le organizzazioni imprenditoriali del commercio e dell’Artigianato. Anche la Cna di Torino e provincia invita le imprese associate ad aderire al lutto nazionale sospendendo l’attività in concomitanza con i funerali del papa, domani alle 10. la Cna sottolinea che si tratterebbe di un gesto teso a "testimoniare il profondo cordoglio per la scomparsa del Santo Padre, in cui il Pontificato lascia un segno indelebile nella storia contemporanea della Chiesa e dei popoli". Il lutto sarà osservato in parte anche dal mondo dello spettacolo. Se nei giorni scorsi l’invito dell’Agis era stato di abbassare le luci in segno di rispetto, per domani si lascia libertà ai propri iscritti, pur ricordando che sarebbe meglio sospendere gli spettacoli leggeri. In linea di massima verranno soppresse nei cinema le proiezioni del pomeriggio, ma le multisale non sembrano intenzionate a seguire questa indicazione. Per i teatri è ancora tutto da vedere: meglio chiamare prima di decidere per uno spettacolo.

La Repubblica, 24 marzo 2005. Quanto è solida la ditta; Cna offre un check-up. Un check up completo per misurare la solidità economica dell’imprese. Il servizio è stato presentato da Cna con la Camera di Commercio di Torino ed è rivolto a tutte le piccole medie aziende. Esperti analizzano la situazione finanziaria, dai prestiti a medio- lungo termine dai leasing all’utilizzo dei finanziamenti agevolati. Lo scopo è aiutare l’azienda perseguire alcuni obbiettivi come il miglioramento delle capacità di credito della liquidità, impostando un diverso rapporto con le banche e sfruttando meglio i finanziamenti agevolati. Per informazioni contattare la città di Torino telefonando allo 011.46.17.617.

La Repubblica 17 marzo 2005. "Serve un assessore unico per le missioni all’estero". Sebastiano Consentino, lei è presidente regionale della Cna una della principali confederazioni di artigiani del Piemonte. Che cosa chiedete ai politici che si stanno confrontando nella campagna elettorale? "Quel che chiediamo lo abbiamo concordato anche con le altre associazioni del nostro comparto. Perché crediamo che sia necessario, soprattutto in un momento di crisi come questo, radunare le forze e avanzare richieste precise". Qual è la vostra proposta principale? "Al futuro governo regionale chiediamo maggiore coordinamento. La dimensione internazionale delle piccole imprese, la loro capacità di avere rapporti con l’estero è sempre più importante. Per questo la Regione dovrebbe avere un assessore che si occupi di coordinare tutte le iniziative riunendo le che deleghe che oggi sono sparse tra diversi assessorati. Per evitare sgradevoli incidenti". Quali incidenti? "E’ accaduto alcuni mesi fa. Avevamo deciso di organizzare una spedizione di piccoli imprenditori in Lettoni per cercare nuove opportunità di lavoro. Quando siamo arrivati le autorità di quel paese ci hanno guardato con stupore e ci hanno chiesto: "Venite dal Piemonte? Ma non siete già stati qui la settimana scorsa?". Era successo che pochi giorni prima era andata in visita una delegazione ufficiale della Regione. Nessuno di noi ne sapeva nulla, non c’era stato coordinamento. Abbiamo rimediato una magra figura. Con un assessorato ai rapporti internazionali cose di questo genere non accadrebbero". Lei chiede più coordinamento alla politica. Non è singolare per una categoria, quella dei microimprenditori, che è individualista per antonomasia? "E’ vero che spesso il nostro difetto è quello di guardare al proprio particolare. Ma anche noi sappiamo che da soli non si va da nessuna parte. Gli artigiani piemontesi hanno avuto in questi anni il grande merito di aver assorbito gli effetti della crisi della grande industria. Ora la crisi colpisce anche noi e, forse, la strada per uscire è proprio quella di rompere l’individualismo, di fare sistema. Alla politica chiediamo di favorire questo processo, di incentivare la nascita di distretti e filiere in grado di proporre al mercato sistemi di produzione e non un singolo prodotto". Come possono le microimprese confrontarsi con la concorrenza a livello mondiale?"Noi mettiamo in campo tutta la grande creatività che è stata la caratteristica delle piccole imprese piemontesi e italiane. Siamo gente abituata a inventare tutte le mattine il sistema per far fruttare la giornata. Chiediamo ai politici di favorire il nostro rapporto con il mondo della ricerca. Di far incontrare le nostre aziende con le Università e il Politecnico. Sovente le idee originali vengono dal nostro mondo ma , a differenza delle grandi aziende, abbiamo difficoltà brevettarle e realizzarle". Quali richieste avanzate? "Una politica più attenta a favore della famiglia. Nelle aziende familiari il ruolo delle donne è spesso più importanti che nelle grandi aziende. Sarebbe necessario favorire il lavoro femminile creando asili nido aziendali sull’esempio di quanto accade fuori dall’Italia e poi chiediamo una politica fiscale più attenta alle nostre necessità" Avete già scelto su quale candidato presidente far convergere i vostri voti? "Ogni artigiano sceglie da se e vota come gli pare. Noi non diamo indicazione di questo genere. Il 24 e il 30 marzo ci confronteremo con i due candidati principali e trarremo le nostre conclusioni. Finora gli assessori regionali che si sono occupati del nostro comparto hanno operato bene. E’ naturale che ogni categoria cerchi sempre di ottenere di più. Ma credo che, qualunque schieramento vinca non potrà dare ascolto alle richieste del nostro comparto. E’ naturale che ogni categoria cerchi sempre di ottenere di più. Ma credo che, qualunque schieramento vinca, non potrà nono dare ascolto alle richieste del nostro comparto".

La Repubblica, 10 marzo 2005. Donne imprenditrici. Lunedì alle 18 all’Hotel Sitea, in via Carlo Alberto 35, su "Opportunità per le donne imprenditrici, sostegno all’impresa, sostegno alla famiglia". Info: 011.46.17.610.

La Repubblica, 3 febbraio 2005. Ztl, niente multe per gli artigiani. Niente multe con le telecamere per gli artigiani, come impiantisti e idraulici, impegnati in intereventi di manutenzione in centro. L’accordo è stato siglato dal Comune, dalla Gtt (Gruppo torinese trasporti) e dalla Cna dopo le proteste di molti artigiani che, da quando si sono accessi gli occhi elettronici su alcune vie del centro, hanno collezionato una sfilza di multe accumulando sulla scrivania oltre 100 verbali. Contravvenzioni prese per ragioni di servizio.ora basterà inviare via fax alla Gtt (011.56.83.025) allegando la relativa copia della fattura o dello scontrino, entro venti giorni dalla violazione per vedersi annullata a multa. I moduli sono a disposizione di tutte le imprese, contattando la Cna allo 011.46.17.604, e scaricando il dal sito Internet.

La Repubblica, 17 febbraio 2005. L’artigianato esporta Know-how. Tra il Piemonte e il Marocco si apriranno nuove concertazioni di scambio commerciale. Merito delle "Giornate d’incontro e di progettazione"promosse per creare opportunità di mercato sia per le piccole e le medie aziende piemontesi, che vogliano impegnarsi nell’import export con il Marocco, sia per quelle marocchine che desiderano far conoscere i propri prodotti artigianali in Italia. Il progetto – sostenuto da Cna, Regione, Provincia, e dal governo di Rabat – è indirizzato al sostegno e allo sviluppo dell’artigianato di qualità e alla costruzione, attraverso la collaborazione di partner marocchini e piemontesi, di strutture nel campo della formazione, dell’assistenza tecnica e dell’offerta di servizi all’impresa. L’obbiettivo finale è creare un centro "euro-marocchino" di sostegno al settore artigianale, anche nell’ottica di una prossima apertura del paese nordafricano al mercato europeo. "Il Marocco è una delle regioni dell’area meditarrenea dove la cultura artigianale si è maggiormente tramandata - spiega Milly Paglieri, presidente dell’associzione Hafa Cafè - e dove si può trovare una grande varietà di lavorazioni artigianali - dai tessuti ai mosaici, dal legno ai metalli e alle pelli. Negli ultimi anni, l’artigianato, marocchino ha avuto un grande impulso, grazie alle nuove tendenze che hanno valorizzato la cultura etnica, ai viaggi e alla presenza delle comunità immigrate dal Marocco. La dinamicità del settore e allo stesso tempo il mantenimento di lavorazioni e tecniche orarie uniche al mondo, fanno del Marocco uno dei paesi più interessanti". "I motivi che hanno spinto la Regione - ha spiegato Giorgio Garelli, responsabile della Cooperazione internazionale - ad optare per questo paese del Mediterraneo sono principalmente due: la sua importanza geopolitica e la consistente presenza di immigrati marocchini in Piemonte. Nel 2004 sono già stati avviati sei progetti, tra cui uno rivolto alla creazione di impresa, tra cui uno rivolto alla creazione di impresa nella regione di Chaouia Ouardigha e un altro diretto ad avviare servizi di formazione per la gestione di un parco industriale nella zona di Rabat".

La Repubblica, 5 febbraio 2005. "Vieni in Cina, terreni gratis". Terreni gratis per cinquant’anni e niente tasse sugli utili nei primi ventiquattro mesi di attività. Il bengodi si chiama Shenyang, capitale del Liaoning, provincia della Cina pronta a fare ponti d’oro alle imprese piemontesi che decidono di aprire uno stabilimento nel distretto. Per ora nell’area, dove vivono circa 50 milioni di persone, sono solo dieci le aziende italiane, contro una presenza di altri grandi gruppi stranieri, come Alcatel, Bridgestone, Basf, General Motors, Bmw e Carrefour. Il responsabile del distretto, Zhou Hang, in vista in questi giorni Torino, ha firmato un accordo con la Cna per favorire l’insediamento di piccole e medie aziende. Sul piatto i cinesi ci mettono gli sgravi. Niente tasse sugli utili per due anni e il 50 per cento di "sconto" dal terzo al quinto anno. Alla faccia dei paradisi fiscali. Non solo le aziende interessate sono cinque o più il Comitato di distretto di Shenyang è disposto a dare per cinquant’anni i terreni dove costruire lo stabilimento a costo zero. "In più - dice Paolo Alberti, segretario della Cna provinciale - il prezzo al metro quadrato degli immobili è mediamente inferiore dell’80 per cento rispetto a Torino". E la manodopera? "Nessun problema- spiegano i cinesi - è ben qualificata, pronta per lavorare". Qualche imprenditore che ha incontrato i rappresentanti giovedì, sta pensando ad un trasferimento. Tanto più che gli industriali che decideranno di "emigrare" non subiranno nemmeno traumi alimentari. La provincia di Liaoning è una delle poche zone dove si mangia poco riso e molta pasta. Un appeal in più per le aziende alimentari. Prossima tappa? Un viaggio tra giugno e luglio e l’apertura di un ufficio della Cna a Shenyang.

La Repubblica, 1 febbraio 2005. Manager cinesi cercano partner sotto la Mole. Automotive, alimentare e packaging, chimica e Medicina, abbigliamento, elettrodomestici per la casa e informatica: in questi settori gli imprenditori cinesi di Liaoning, un area di cinquanta milioni di abitanti a mille chilometri a nord di Pechino, cercano collaborazioni cercano collaborazioni con le aziende della provincia di Torino. Per questo rimarranno in Piemonte fino al 4 febbraio. Un’iniziativa è già in cantiere: Cna e Patto territoriale Torino Sud apriranno a Shenyang, con un finanziamento della Regione (attraverso il Docup) un desk per favorire gli investimenti reciproci delle piccole e medie imprese. La delegazione di imprenditori e politici cinesi è stata accolta ieri mattina, ad Atrium, dal sindaco di Chieri, Agostino Gay, e dall’assessore allo sviluppo locale di Moncalieri, Elena Fissore, a nome del Patto Territoriale Torino Sud, e dal responsabile di Assomeccanica-Cna, Stefano Busi.

La Repubblica, 27 gennaio 2005. "Il futuro dell’artigianato passa per l’aggregazione". "Lavorare per far crescere l’artigianato, renderlo più robusto e competitivo". E’ questo l’obbiettivo di Daniele Vaccarino, nuovo vicepresidente della Camera di Commercio di Torino che deve però fare i conti con un comparto che cresce a livello di numeri, grazie alle ditte di costruzioni, ma in forte crisi. Sono due le ricette di Vaccarino per superare il periodo di empasse e per garantire uno sviluppo alle 131 mila aziende che occupano circa 300 mila addetti, rappresentando il 16,4% dell’occupazione e il 10% del pil regionale. "Creare progetti ad hoc per promuovere le piccole medie aziende, la chiave di volta più forte perché si aprano nuovi orizzonti e commesse, favorendo un cambiamento della mentalità dell’imprenditore che deve mirare all’alta qualità". In pratica produrre meno ma ad un prezzo leggermente più alto, limitando le produzioni di massa a basso valore aggiunto". "L’alta specializzazione paga - ribadisce Vaccarino - anche nei settori manifatturieri come la metalmeccanica, il tessile, l’industria del legno e del mobilio". Un esempio viene da uno dei comparti più in difficoltà, quello della componentistica, dove le aziende artigiane sono deboli e rappresentano il secondo terzo anello della sub-fornitura. "Il settore non è crollato nonostante la crisi Fiat - spiega Vaccarino: vuol dire che alcune imprese sono riuscite ad allargarsi sul mercato, lavorando per altri. Risultato ottenuto grazie ad iniziative studiate per favorire questo cambiamento, proprio come From Concept To Car". Il problema, però, è la dimensione delle aziende ferma da dieci anni a 2-3 addetti, freno consistente alla possibilità di fare affari. "Ormai è un dato strutturale - sottolinea - non credo che si possa agire sulla crescita del numero di addetti. Bisogna invece favorire l’aggregazione per rendere più robusto il settore, ragionando su filiere e reti che possono presentarsi anche all’estero. In Piemonte, purtroppo, questo modo di operare non è sviluppato, anche per ragioni di mentalità imprenditoriale. È necessario sostenere la nascita di consorzi".

La Repubblica, 20 gennaio 2005. Barberis arruola un artigiano. Gli artigiani conquistano la vicepresidenza della Camera di Commercio di Torino. La nomina ufficiale avverrà martedì ma a Palazzo Birago i giochi per scegliere chi occuperà il posto di Giuseppe De Maria sono già stati fatti in una riunione informale di tutte le componenti. Così è uscito fuori il nome di Daniele Vaccarino, 52 anni past president della Cna provinciale e attuale vicepresidente della struttura nazionale degli artigiani. Nono sarà quindi Maria Luisa Coppa, vicaria di De Mari all’Ascom ad aggiudicarsi la poltrona che fin dal 1999 è stata occupata dall’eclettico "Pino dei Fiori". Il numero uno di Palazzo Birago, Alessandro Barberis ha deciso che era opportuno un cambio di categoria che non poteva essere ancora il settore commercio ad esprimere il vicepresidente. La palla è così passata agli artigiani e a Vaccarino. Uomo che conosce profondamente i meccanismi della Camera di Torino vista la sua lunga esperienza membro di giunta (è già al secondo mandato).

 
 
 
 
 
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