CNA - Associazione della Città Metropolitana di Torino - Il Sole 24 Ore
Il Sole 24 Ore

Il Sole 24 ore Nord Ovest, 15 dicembre 2010. Caselle non basta all’autonoleggio. Ritorna il sereno tra gli autonoleggiatori e la Sagat. L’assemblea degli operatori del noleggio con conducente associati alla Cna, riunitasi venerdì scorso, ha approvato le proposte emerse dalla trattativa con la società che gestisce l’aeroporto di Caselle  in merito all’utilizzo dei parcheggi allo scalo torinese. La contesa era nata dopo la decisione di Sagat di introdurre un costo a carico delle aziende di autonoleggio per l’utilizzo dei posti per la sosta a loro assegnati nella zona  arrivi dell’aeroporto. Utilizzo che finora era stato gratuito mentre con la nuova normativa  avrebbe comportato  un costo annuo di 600 euro a impresa. E’ cresciuta  quindi la protesta della categoria  anche perché, in un primo tempo, Sagat aveva raggiunto  un accordo con il Cta ( consorzio torinese  autoservizi, attivo a Caselle) ma con la totalità degli operatori. «Non erano condizioni adeguate perché non tutte le aziende lavorano con continuità a Caselle e sarebbero state penalizzate».  Afferma Constantino Spataro segretario regionale di Fita-Cna. La soluzione trovata contempla tre possibilità. Ancora Spataro: «Le aziende potranno scegliere tra la tessera che consente tra una sosta continuativa per massimo di due ore nei parcheggi al costo di 600 euro all’anno, una tessera, una tessera che consente un ‘ora di permanenza continuativa da 300 euro, e una tessera a scalare del costo annuo di 150 euro che consente 100 ore di sosta per i noleggiatori che non gravitano in modo continuativo su Caselle. L’assemblea ha approvato a maggioranza, fornendo  anche ulteriori ipotesi  di modifica per i singoli punti  che verranno discusse in un nuovo incontro con Sagat». «Siamo sulla stessa linea di Cna – dice Eraldo Abbate segretario regionale Autobus operator di Confartigianato. – Nei prossimi giorni  anche  i nostri associati si riuniranno per approvare  questa soluzione  e discutere  qualche proposta migliorativa». Il principio che soddisfa è quello dell’equità. «Tutti devono avere le stesse possibilità di lavorare - sottolinea Marco Bartolotto titolare dell’omonima azienda – sia chi trascorre più tempo in aeroporto, sia chi si reca lì per un tempo limitato alle commesse che ha. Non è possibile che alcuni noleggiatori debbano parcheggiare  nel multi-piano mentre altri possono sostare vicino gli arrivi e fornire servizio migliore ai clienti. E  lo dicono anche in riferimento al taxi, in quanto il noleggio con conducente dovrebbe essere un servizio migliore, di qualità rispetto a quello offerto dai taxi, ma non è molto conosciuto». La questione – Caselle è stata la punta dell’iceberg di un periodo difficile per il settore dell’Ncc, periodo che si protrae dall’inizio delle crisi economica. In Piemonte si contano 313, per complessive 503 autorizzazioni ad operare in maggioranza concentrate e a Torino  provincia ( in tutto 143). «Rispetto  al 2008- rileva Spataro-il fatturato dei nostri associati è diminuito del 20-30 come conseguenze registriamo attività di dumping sulle tariffe, che fanno diminuire i margini per gli operatori, e il decremento per il valore delle stesse licenze. Torino  e il basso Piemonte stanno risentendo maggiormente mentre il Piemonte orientale milanesi e lombarde, dove le tariffe medie sono più alte. E soffre un po’ meno». «Se ci sono eventi di richiamo  o fiere  si lavora  aggiunge Bartolotto –altrimenti siamo fermi e ci si rincorre sulle tariffe. In questo momento la competizione si gioca sul prezzo e non sulla qualità come in passato». Per il 2011 le prospettive  non sono rosee. «L’obbiettivo è mantenere  le posizioni e non chiudere- dice Spataro . Per ora non abbiamo segnali di ripresa ne sul trasporto persone, ne sul trasporto persone ne sul trasporto merci. Per provare a invertire la tendenza chiederemo al Comune  di Torino di stabilire aree destinate al ncc presso le stazioni ferroviarie, dove ora  ci sono soltanto: sarebbe anche un bel biglietto da visita della città».

Il Sole 24 ore, 17 novembre 2010. Al Lingotto edizione sull’abitare sostenibile. Gli “edifici verdi” e l’abitare consapevole conquistano la scena di Restructura. Sarà incentrata  sul tema dell’eco- sostenibilità l’edizione 2010 della fiera dedicata al’aggiornamento sui  nuovi materiali, i sistemi e le attrezzature in edilizia che si svolgerà al Lingotto dal 25 al 28 novembre. L’appuntamento, che lo scorso anno ha superato i 28 mia visitatori, è organizzato da Lingotto Fiere-GL events Italia, con il contributo  di Regione, Unioncamere Piemonte  e Camera di commercio di Torino e con il supporto delle sezioni territoriali di Cna, Confartigianato e CasArtigiani. Il convegni di apertura è dedicato a una riflessione sul nuovo piano casa del Piemonte (la legge è in corso di revisione)ed è gestito da Cna. Cuore della manifestazione  sarà, però, venerdì mattina, il meeting sulla certificazione energetica dei fabbricati, prevista per la legge in Piemonte (secondo la normativa base) anche per chi cede in affitto o in locazione  un appartamento, ma che in caso di edifici nuovi o completamente risanati , può essere allargata su base volontaria, prendendo in esame un ventaglio di parametri molto più ampi rispetto a quelli richiesti dalla norma regionale, per offrire a chi compra una casa una garanzia  su consumi  qualità e valore dell’immobile. Saranno  incentrati  sulla sostenibilità anche i tre workshop rivolti ai progettisti, che affrontano rispettivamente, i temi dell’impiantistica termica basata sulle biomasse, delle costruzioni in legno  e  della domotica applicata alla gestione degli impianti negli edifici residenziali. Rispetto all’edizione 2009, si amplia il programma dei Restruc Tour, le visite guidate  gratuite  nei cantieri che utilizzano i materiali e le tecnologie in mostra. Il calendario si divide  in due momenti: al mattino i tour saranno open (fino a 50 partecipanti , iscrizioni sul sito) con visite al cantiere di un edificio residenziale in legno a Grugliasco, a una scuola elementare a basso consumo di Piobesi e a una centrale termica  ibrida (gas-cippato) a Torino. Al pomeriggio  i tour saranno invece di taglio tecnico, per approfondire gli argomenti  dei workshop del mattino. La fiera è aperta  tutti i  giorni, dalle  10 alle 20 (venerdì fino alle 22). L’ingresso  è gratuito per gli  operatori  professionali  con invito  mentre  il biglietto  costa 9 euro per il pubblico .

Il Sole 24 Ore Nord Ovest, 3 novembre 2010. L’artigianato torna dall’America. In Gran Bretagna ventotto boutique di lusso espongono i suoi gioielli. Così in Germania, Olanda e Belgio. Danilo Lenti (Lenti & Villasco design, produzione di gioielli in Valenza, 38 dipendenti) è un artigiano dell’eccellenza piemontese. Grande sofferenza della crisi generale degli scorsi anni, poi la svolta, cercata e voluta. Racconta: «La crisi  per me è stata un’opportunità, avevo perso  nel 2009 il 30% del fatturato, ora ho recuperato tutto e i segnali mi dicono che riuscirò a incrementarlo».  Lenti nella congiuntura ha sondato nuovi mercati e ne ha cancellati altri, quelli che l’avevano portato  dentro la crisi. «Il nostro punto forte erano gli Usa- spiega – ma era inutile  che continuassi ad andare  alla fiera di Las Vegas, L’America soffre. Così ho puntato tutto sul nord Europa e sulla Gran Bretagna. Se continua così dovrò assumere». Orafi, mobilieri, restauratori e ceramisti, stampatori, aziende tessili, di ricami, della lavorazione del vetro, dei metalli, fabbricazione di strumenti musicali , alimentari di qualità: secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio  regionale, gli artigiani nel settore dell’eccellenza in Piemonte  sono quasi tremila . Tra questi  c’è chi  ha trovato la strada per battere la crisi. Franco Cudia ( presidente Cna) però avverte: «I fatturati di tutte  queste aziende  sono andati diminuendo  nel 2009. oggi più del 50% delle imprese  intravede  un miglioramento, conseguenza degli ordini che non calano più. Trattandosi  di imprese molto più piccole sono riusciti anche a mantenere  i livelli occupazionali . Ma non va dimenticato che la misura di aiuti più apprezzata nell’ultimo anno sia stata la moratoria  sui prestiti». Piccoli imprenditori di una fetta pregiata dell’artigianato. Come Guido Foglio, di classe alta dell’eccellenza. Artigiano ligneo di Saluzzo, presidente  di un consorzio  che riunisce sette aziende  del suo stesso livello . Foglio restaura  arredi, mobili pezzi di pregio. In queste settimane è al museo Silvio Pellico, per riportare alla luce  i mobili  che arredano lo storico edificio saluzzese. Dice: «La crisi no è passata , il mio fatturato è sceso  del 30%  continuiamo  a lavorare, ma  non ci allontaniamo più dal territorio». Tra i lavoratori raffinati  di Foglio ci sono i restauri  alla Villa  della Regina di Torino  e quelli all’interno del castello di Lagnasco. Ora mancano i fondi necessari ad agganciare  altre opportunità. «So che in Europa c’è richiesta di artigiani come noi – dice- ma non abbiamo le risorse per andare fuori dai confini. Abbiamo  bisogno  di promozione, di uscire  da qui, le nostre capacità faranno il resto». Edoardo Accornero ha la sua azienda con sette dipendenti a Lugnacco, pochi chilometri  di Ivrea. Produce accessori e stoffe  in cachemire per la grandi griffe milanesi. La crisi è stata dura (-40% il fatturato 2009) ma ho trovato una chiave: realizzare una collezione di accessori e abbigliamento in proprio da esportare  in Oriente, convinto che la filosofia  del made in Italy  applicata  alle produzioni di nicchia non abbia concorrenti, nemmeno tra le firme della moda. Dice:«E’ un fatto culturale, io sento che la ripresa c’è e punto al Giappone dove la domanda  è forte e c’è interesse per le nostre lavorazioni  così specifiche». Più artista  che artigiano, Silvio Vigliaturo ha una micro azienda (un solo allievo di bottega) a Chieri. E’ uno scultore del vetro: statue, oggetti, forme,  ogni prodotto un pezzo unico. Crollo negli anni difficili, lena ma costante ora la risalita. Vigliaturo consegna le sue sculture a un mercante di Venezia  che le espone nelle fiere d’arte  di tutto il mondo. Dice Vigliaturo: «Per anni gli Stati Uniti  sono stati il mio punto  fermo. Poi è finito tutto , gli americani  non comprano più». Così scopre il Nord Europa , ma soprattutto  Kuwait e Emirati Arabi.

Il Sole 24 Ore Nord-Ovest. Collaborare, ma non troppo. Non sfonda «Imprese Italia». Fare sistema e schierare il fronte artigiani unito, con intenti comuni e in risposta alla crisi. IL 30 ottobre 2006 e le piccole e medie imprese  siglano il “patto Capranica”. Al tavolo dell’ex cinema romano, ci sono tutti Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcommercio  e Confersercenti. E’ la risposta alla manovra del governo Prodi. E’la battaglia alla pressione fiscale  e contributiva a carico delle piccole e medie imprese, un peso allo sviluppo  e un freno per le Pmi, inaccettabile, La soluzione  sul piano pratico  è arrivata lo  scorso maggio con la “ superassociazione” Reteimprese Italia. Un lavoro di cucitura complesso che da risultati   a livello nazionale  ma è molto più sfilacciato, se non inesistente, sul territorio. Le sigle artigianali  regionali non trovano accordi e l’aggregazione resta complicata  in Piemonte, come in Lombardia, Piemonte in Liguria e Veneto, mentre qualche segnale positivo  arriva dalla sola Emilia. Le ragioni sono complesse a volte prevalgono  i personalismi, c’è il timore non dichiarato di una fuga  degli associati, o che le stesse piccole imprese  non capiscono il senso politico  dell’unione. E poi ha un peso la questione Confidi e la paura che un organismo regionale mente in forse il sistema creditizio. Francesco Cudia  (Cna, 35 mila associati) nega che sia così: «Credo che non sia questo il problema è piuttosto  una questione, dobbiamo trovarci a decidere se questo organismo deve avere o no una presidenza semestrale. Io sono favorevole a far fronte comune questa è la strada». «La nostra forza imprenditoriale – prosegue- non è più seconda a nessuno, dobbiamo far valere le ragioni di tutti nei confronti  di leggi, norme, regolamenti anche a livello locale. E poi in Piemonte  non sarebbe nemmeno una novità, più volte abbiamo  trovato accordi come le altre sigle». Concorda Antonio Carta (segretario  di Confesercenti, 21 mila associati): «Abbiamo trovato un accordo comune su molti obbiettivi anche alle ultime elezioni regionali. Sono convinto che sia questa la corrispondenza di una rappresentanza moderna. Il sistema economico è cambiato, c’è più abitudine ad agire insieme». «Noi siamo pronti quando vogliamo sederci al tavolo possiamo farlo in qualsiasi momento». Anche subito per Renato Viale (presidente Confcommercio 60 mila associati:«Progetto ottimo dobbiamo anche darci un’identità, siamo stati troppo fuori dai giochi. Però dobbiamo arrivarci un po’ alla volta, far capire bene nel tempo a che cosa servirà. E senza tralasciare la questione Confidi  che crea fidelizzazione tra gli associati». Alla recente assemblea  di Confartigianato anche il governatore Roberto Cota ha richiamato la necessità di far fronte  comune: «Dobbiamo creare – ha detto  una squadra Piemonte. E’ necessario un tavolo unico per artigianato credito, lavoro semplificazione. Tutto va inserito nel piano triennale di sviluppo». Quelle che delineano il tavolo degli artigiani” del piano Cota sono parole d’oro per la piccola impresa, anche se Silvano Berna  (segretario di Confartigianato, 45 mila iscritti) va cauto con l’entusiasmo: «Vedremo la valutazione per ora è positiva, bisognerà verificare l’applicazione del piano». Per Berna alla costituzione di Impresa Piemonte non ci dovrebbero essere ostacoli  e il ritardo e la mancanza di un progetto non sono così indicativi: «Si può fare assicura – noi siamo pronti al confronto, a verificare tutte le modalità, come d’altra parte abbiamo sempre fatto». Il senso della “casa comune”va però visto sulle grandi tematiche regionali. «E qui insiste Berna- che dobbiamo stare insieme. Sulla Tav, sulle infrastrutture, sull’energia. I livelli legislativi sono due, nazionale e regionale. Per questo è necessario presentarsi al confronto con una voce per tutti». Berna però avverte: «La presidenza di sei mesi no: impossibile: serve almeno un biennio. In ogni caso la prima verifica potremmo farla in autunno». Piergiorgio Scoffone  (Casartigiani, cinquemila associati ) non è cosa ottimista: «In Piemonte i tempi sono lunghi, non credo  a una soluzione a breve termine». Per Scoffone  sarà dura spiegare l’unione alle rappresentanza territoriali: «Vai a raccontargli  che ci vuole  un altro organismo che valga per tutti». E poi le associazioni si sono costruite la fiducia nel tempo, è un rapporto capillare: «Ognuna ha caratteristiche che nessuna vuole perdere».

Il Sole 24 Ore - Nord Ovest, 31 marzo 2010. «Il piano casa è da modificare». Lasciare invariate o modificare le leggi 20/2009 e 49/2009 che recepiscono in Piemonte e in Liguria, le linee guida del piano casa del Governo? Sarà uno dei primi interrogativi che dovranno porsi le nuove Giunte regionali. Un tema urgente che rientra nelle misure necessarie a far ripartire il settore delle costruzioni, in attesa di capire meglio le modalità di attuazione ed i potenziali effetti del Dl governativo sulla “deregulation” dei lavori in casa. Durante la campagna elettorale le associazioni del costruttori si sono dimostrate compatte: in Piemonte e in Liguria, spiegano le categorie degli edili. «le regole per gli ampliamenti le demolizioni e ricostruzioni non funzionano. Bisogna rivedere le normative regionali, a partire dal meccanismo che assegna un bonus del 35% a chi butta giù e ricostruisce, in un nuovo sito, immobili che deturpano il paesaggio. Un premi di cubatura troppo esiguo perché l’investimento possa risultare conveniente». In Piemonte, il piano casa sembra muovere i primi passi  e, a sei mesi dall’avvio, stanno arrivando nei Comuni, le richieste di intervento. Secondo un monitoraggio della Regione le domande sarebbero sessanta:la rilevazione è aggiornata  alla metà di gennaio e riguarda solo 348 comuni su 1206. Più utile, forse, per capire l’andamento è la fotografia della situazione di Torino in sei mesi sono appena una ventina, le domande. Per la Liguria, invece l’assessorato alla Pianificazione territoriale della Regione non ha in mano un quadro sullo stato dell’arte della legge 49, che è operativa dal 3 gennaio. A sensazioni di tecnici le categorie e le pratiche sarebbero dell’ordine  di poche decine. Se i dati non parlano sono invece nettamente negative le considerazioni delle associazioni costruttori che lamentano un flop annunciato. «La Regione Piemonte e soprattutto i Comuni spiega Giuseppe  Provvisiero, presidente di Ance Piemonte hanno limitato molto le possibilità di intervento previste dal piano casa nazionale. Comprendiamo la scelta di salvaguardare il territorio, attraverso politiche di risparmio del suolo, e per questo  chiediamo modifiche alle attuali normative, per facilitare il recupero delle strutture esistenti». Stessa linea per Ance Liguria. «La legge 49 va a rivista prendendo in esame alcune proposte  già avanzata da Ance e deluse dal dibattito politico – spiega Michele Parodi, direttore delle sezioni ligure – Chiediamo la possibilità di ampliamento anche per le strutture produttive e l’aumento del bonus il 35% per la demolizione e ricostruzione con trasferimento in altro sito. Inoltre in Liguria è necessario intervenire nella gestione dei vincoli paesaggistici, visto che mancano gli atti di intesa  tra Regione e Soprintendenza per accelerare le procedure e dettare criteri qualitativi di intervento nelle aree vincolate». Richieste arrivano anche degli artigiani. «Fino a oggi si è perduta una grande opportunità che poteva avere riflessi non solo per costruzioni, ma per l’intero indotto – spiega Giovanni  Brancatisano, responsabile del settore costruzioni Cna Piemonte- E’ inoltre urgente valutare l’impatto  della normativa antisismica sul piano casa regionale». «La legge 20/2009 non ha dato risultati tangibili - aggiunge Alessio Cochis, responsabile  di Confartigianato Piemonte  per l’ufficio categorie – Sul flop pesano il meccanismo troppo oneroso della legge piemontese, che chiede ai proprietari che ampliano l’abbattimento del 40% dei consumi dell’intero fabbricato, più fattori come la crisi economica e l’entrata in vigore delle norme  tecniche per le costruzioni».

Il Sole 24 ore Nord Ovest, 3 febbraio 2010. Si lavora al patto con i commercianti. A livello nazionale, nel 2006 avevamo firmato il “patto del Capranica” una storica alleanza contro la retroattività degli studi di settore allora voluta dal governo Prodi. Adesso, sempre loro, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Casartigiani cercano un patto bis tutto piemontese, che porti le cinque associazioni a un graduale avvicinamento, che potrebbe diventare l’anticamera di sinergie sui temi che vedono allineate le due categorie con le rispettive associazioni. Il clima sembra buono e il primo incontro si terrà dopodomani. Obiettivo: incontrarsi e individuare i terreni comuni sui quali muoversi insieme. La prima uscita congiunta potrebbe essere dietro l’angolo, già in occasione delle prossime elezioni regionali; non è escluso, infatti, che le cinque associazioni possano giungere alla stesura di un documento congiunto da sottoporre ai due candidati alla Presidenza della Regione, Mercedes Bresso e Roberto Cota. Per i prossimi passi, si vedrà nelle settimane scorse si è addirittura ipotizzata la possibilità di arrivare a un direttivo unico, ma i tempi per il momento non sembrano maturi. Cero è che dopo la positiva esperienza del Testo unico per l’artigianato che ha visto le tre associazioni fare fronte comune  nel lungo percorso di concertazione con la Regione e di fatto ottenere quasi tutto quello che desideravano il desiderio è quello di giocare la carta della “massa critica” anche su nuovi versanti. Un’esperienza del genere, in Piemonte è quella del coordinamento delle associazioni datoriali, che in passato si è già espresso in forma unitaria su alcuni temi caldi come la Tav e nel novembre scorso ha presentato un monitoraggio delle iniziative locali e nazionali varate per far fronte alla crisi economica. Un’esperienza considerata positiva, rispetto alla quale  però artigiani e commercianti vogliono andare oltre: «Ci sono alcune questioni sulle quali non condividiamo gli stessi interessi dell’industria, è evidente». Spiega il segretario di una delle associazioni protagoniste dell’iniziativa: «Per questo sentiamo la necessità di un altro contesto in cui far valere tutte le nostre specificità».
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