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InPERFETTO: dal progetto all’azione, i primi passi del progetto per dare nuovo valore agli scarti di lavorazione

‼️Aiutaci a trovare chi può utilizzare i tuoi scarti di produzione!

Compila il questionario a questo link https://is.gd/qwWYfO


Qui il servizio di Primantenna del 20 ottobre 2023

Quasi 50 ditte, del settore meccanica, legno-serramenti, impiantisti e alimentare, di diverse dimensioni (all'incirca metà ditte individuali e metà società più strutturate) sono interessate a lavorare sul progetto InPerfetto per la valorizzazione degli scarti di lavorazione.E’ questa la fotografia del primo campione di ditte coinvolte nel progetto “inPERFETTO”, in fase di start up, che sta coinvolgendo a livello pilota settecento imprese artigiane e Pmi dei comuni di Rivoli, Collegno e Grugliasco appartenenti a nove comparti produttivi: dall’alimentare alle costruzioni, dalla moda alla lavorazione del legno, fino alla meccanica.

“I primi risultati sono incoraggianti perché se pur da una parte indicano che è necessario aiutare le imprese a rendersi conto di quanti rifiuti producono (il 40% non lo sa), di qual è il loro costo e di come massimizzarne il valore sottraendoli alla discarica, rilevano anche che nella metà dei casi secondo le aziende lo scarto potrebbe diventare un sottoprodotto o diventare nuova materia prima” commenta Nicola Scarlatelli, Presidente CNA Torino e titolare della Samec Srl, una delle aziende del progetto che produce circa 20 tonnellate di rifiuto l’anno.

In media queste imprese producono ciascuna ogni anno 24 tonnellate di scarti di produzione all’anno: una quantità notevole, che però è sicuramente maggiore dato che solo la metà del campione riesce a quantificare esattamente i propri rifiuti. Dal punto di vista qualitativo i rifiuti sono perlopiù sfridi di lavorazione di materiali composti separabili o monomateriali. I numeri sugli scarti rappresentano il necessario punto di partenza per avviare un miglioramento della produzione e un eventuale riutilizzo e in tal senso dovranno essere ulteriormente indagati.

“Premesso che gli scarti di lavorazione possono essere sicuramente contenuti, ma non azzerati del tutto, la domanda da porci è come integrare i processi produttivi e decisionali a monte e non a valle della filiera? Perché solo in questo ultimo modo possono dar vita ad una vera economia circolare, in cui stabilimenti di filiere differenti interagiscono per massimizzare il riutilizzo di risorse normalmente considerate rifiuti” dichiara Filippo Provenzano, Segretario di CNA Torino che aggiunge: “Sarebbe poi necessario riconsiderare la disciplina dei “sottoprodotti” (riutilizzo nei processi produttivi come materie prime seconde), che induce le imprese a gestire come rifiuti anche materiali e scarti che potrebbero essere reimmessi nel processo produttivo, con un addendum di costi e carico amministrativi”.

Infatti dal questionario emerge che la difficoltà principale riscontrata dalle imprese nel riutilizzo o riciclo degli scarti è la complessità del processo di riciclo e le normative limitanti. Altre caratteristiche comuni alle aziende sono: la necessità di sostenere costi di smaltimento degli scarti, l’esigenza di rilevare e valorizzare gli scarti e la consapevolezza che gli scarti di lavorazione solo in minima parte sono un difetto di qualità.

Sono intervenuti anche Paolo Dabbene, Assessore al lavoro e alle imprese del Comune di Rivoli e il Sindaco di Collegno, Francesco Casciano ha poi aggiunto che “Il pregio del progetto è, al di là dell’obiettivo, l’interconnessione tra enti diversi l’aver scelto un territorio che come patrimonio può portare non solo una ricca realtà industriale ma un’esperienza di livello nazionale su impianti di smaltimento e di riciclo dei rifiuti”.

Con l’obiettivo , quindi, di partire dal territorio e far diventare lo scarto nuova risorsa per il territorio è stato firmato, lo scorso 14 giugno, a Torino il protocollo d’intesa tra Aipec, CNA Torino, Movimento Mezzopieno – Semi Onlus e Sermig Rete per lo sviluppo sostenibile Onlus per dare vita a una nuova cultura dello scarto denominata inPERFETTO.

In Italia le imprese producono ogni anno più di 80 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti dalle loro lavorazioni, un volume pari a più del doppio dei rifiuti prodotti dalle famiglie e in costante crescita del 25% nel decennio 2010-20. Un’espansione a cui corrisponde una flessione, negli stessi anni, del Pil dell’8,2%. La produzione di rifiuti delle imprese cresce a ritmi superiori a quelli del Pil ed è più elevata di quella di Francia e Germania. Di tutti i rifiuti prodotti dalle imprese in Italia, secondo quanto emerso dallo studio di REF Ricerche “La produzione di rifiuti cresce più del PIL. Un confronto con l'Europa che conta”, metà proviene dalla gestione delle acque e degli stessi rifiuti, che totalizzano 40,9 milioni di tonnellate di produzione. Seguono, a distanza, i rifiuti delle attività manifatturiere, pari a 24,7 milioni di tonnellate, che dunque rappresentano circa il 30% dei rifiuti prodotti dalle attività economiche. Nel 2020, l'industria manifatturiera italiana ha generato circa 117 chilogrammi di rifiuti per 1.000 euro di Pil, a fronte degli 86-87 chilogrammi di Francia e Germania. D’altra parte però l’Italia ha dimostrato un’ottima capacità di riciclare (78%) e un buon tasso di circolarità dei materiali (ovvero riutilizzo pari al 19.5%).

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Servizio TgR Piemonte sul Progetto InPERFETTO: lo scarto diventa nuovo valore 
               
         

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