CNA - Associazione della Città Metropolitana di Torino - indagine-congiunturale-il-covid-ha-affossato-i-ricavi-ma-le-imprese-resistono
Indagine congiunturale: il Covid ha affossato i ricavi, ma le imprese resistono
Anche se l’8.5% chiuderà entro l’anno; forte spinta all’innovazione digitale e di processo
CNA Torino presenta l’Indagine economica sulla piccola impresa realizzata dal proprio Ufficio Studi e relativa all’impatto dell’emergenza sanitaria in corso. La rilevazione è stata condotta con riferimento ai dati del periodo gennaio-giugno 2020 e ha coinvolto 330 imprese associate alla CNA Torino.

“Pur in quadro economico preoccupante, la piccola impresa sembra resistere alla crisi innescata dal Coronavirus: un numero contenuto di aziende pensano di chiudere a fine anno e nell’80% dei casi pensano di mantenere invariato il numero di addetti – commenta Nicola Scarlatelli, presidente CNA Torino. Inoltre le piccole imprese sembrano aver colto la sfida dell’innovazione e il 60% sono consapevoli di doversi muovere in tal senso: ancora molto limitato è l’utilizzo dell’e-commerce che riguarda solo il 12.4% ma il futuro dovrà vedere sempre più l’integrazione tra la vendita tradizionale e quella on-line. In tale direzione CNA Torino è stata pioniere tra le Associazioni datoriali nell’offrire alle imprese associate, grazie al sostegno della Camera di commercio di Torino, una piattaforma flessibile di e-commerce: ecom.impreseatorino.it”

Le caratteristiche del campione

Le imprese che hanno risposto al questionario sono nel 49.7% dei casi ditte individuali (164), nel 31.5% dei casi società di persone (104) e nel 18.8% dei casi (62) società di capitali in linea con quella che è la composizione dell’universo delle imprese associate.
Il 35.4% delle imprese del campione (117) è senza dipendenti, ma tra quelle con dipendenti (141) il 66% si colloca nella fascia da 1 a 5 addetti, la media storica è di 3. Gli addetti sono in maggioranza uomini: 860 contro 370 donne per un totale di 1230 lavoratori.
Il 42.7% delle aziende ha un fatturato inferiore ai 100 mila euro annui (141), per il 25% il fatturato è compreso tra i 100 e i 300 mila euro annui (83), solo per il 4% (14) è superiore ai 2 milioni di euro.
Delle 330 imprese rispondenti, il 42.4% (140) fanno capo al mondo della produzione, il 33.3% (110) ai servizi, il 18.8% (62) al turismo e commercio e il 5.5% (18) al trasporto merci o persone.
Nel settore produzione ben 88 imprese su 140 producono su commessa-ordine del cliente (il 62.8 %). La tipologia dei clienti è quasi equamente divisa tra privati e imprese, rispettivamente il 48% (159) e il 49% (162). Solo 9 aziende dichiarano di lavorare anche con Enti pubblici (3%).
Le imprese continuano ad operare nel 67% principalmente sul mercato locale (222), 27% (89) sul mercato nazionale, il restante 5% (17) esporta a livello europeo, mentre solo l’1% (2) si spinge verso i Paesi extra-Ue. Il dato è un po’ falsato a livello globale; se si considera la sola produzione il dato è più rappresentativo dell’universo della piccola impresa:
Il titolare è nel 78% dei casi uomo (259) e nel 14% (46) dei casi, al di sotto dei 40 anni (una percentuale leggermente più alta rispetto all’universo delle imprese associate che si può spiegare con la maggiore facilità dei giovani a rispondere ad un questionario on line).

Fatturato in calo per l’84.8% delle aziende, forti incertezze per il II semestre

Tra gennaio e giugno 2020 il fatturato è diminuito per l’84.8% delle imprese (280), invariato per il 12.8% delle aziende (42) ed è aumentato per il 2.4% (8). La consistenza delle perdite si attesta per il 28.5% delle aziende tra il 10% e il 30% (94) e dal 30% al 50% per il 25.5% (84) per arrivare al 50% e oltre per il 21.5% (71). Non si erano mai riscontrati percentuali del genere, neanche nella fase acuta della crisi del 2009.
Per il secondo semestre del 2020 le aziende hanno quindi aspettative negative: infatti, il 13.4% degli imprenditori pensa di aumentare il proprio fatturato (44) contro il 50.6% che lo prevede in diminuzione (167). Il 36% degli imprenditori stima che il fatturato sarà invariato (119). D’altronde 28 ditte pensano di chiudere l’attività entro fine anno e cioè l’8.5% del totale. A pesare negativamente sulle previsioni, sono sia la debole capacità di pianificazione sia le incertezze legate al quadro politico sia le più volte disattese promesse di riforma.
Tutti i settori continuano ad essere in sofferenza. La crisi ha colpito più fortemente il trasporto dove l’83% degli intervistati è in perdita e tra questi ben il 39% delle ditte registra un calo di oltre il 50%.
Il settore maggiormente rappresentato, quello della produzione, registra fatturati in calo per l’84.3% delle ditte con le perdite maggiori che si attestano dal 10 al 30% (31% dei casi) e tra il 30 e il 50% (28%). Situazione simile nel commercio dove il calo di fatturato interessa l’88.7% delle imprese e le perdite maggiori si attestano dal 10 al 30% (26% dei casi) e tra il 30 e il 50% (31%) Ha retto meglio il settore dei servizi dove le perdite pur interessando l’83.6% dei rispondenti si limitano per il 29% dei casi ad un calo tra il 10 e il 30% e per il 21% ad un calo tra il 30 e il 50% .

L’utilizzo degli ammortizzatori sociali ha interessato il 51.2% delle imprese

Sul fronte dell’occupazione, le previsioni per il II semestre non sono rosee: se l’80 % delle aziende pensa di mantenere invariato il numero degli addetti (264), il 18.2% delle aziende pensa che diminuirà (60); solo 6 aziende pensano di aumentare il personale (1.8%). Il ricorso alla CIG in deroga e al fondo di sostegno al reddito dell’Ebap (Ente Bilaterale dell’artigianato piemontese) ha interessato nel I semestre 2020 il 51.2%% delle imprese (169), per una media di 6/8 settimane ma in pochissimi casi per la totalità dipendenti. Le persone interessate dagli ammortizzatori sociali sono state in totale quasi 900 su 1230 lavoratori totali. Inoltre, gli imprenditori che pensano di utilizzare ammortizzatori nel secondo semestre sono il 29.7% (98). Tutte le aziende sono concordi nel denunciare l’eccessivo costo del lavoro. Hanno fatto ricorso allo smartworking 65 imprese (19.7%), che scendono a 41 (12.4%) nelle previsioni di utilizzo per il II semestre 2020.

Il 41.5% delle aziende ha fatto ricorso agli strumenti finanziari del Decreto Liquidità

Il 67.8% (224) delle imprese intervistate ha un mutuo o finanziamento in essere. Relativamente al rapporto con gli istituti di credito, l’89.7 % (296) delle imprese dichiara di non aver subito riduzioni o revoche degli affidamenti. Il 41.5% (137) degli intervistati dichiara di aver fatto ricorso agli strumenti finanziari previsti dal Decreto Liquidità e il 64.9% di chi vi ha fatto ricorso ha richiesto l’importo massimo di 25/30 mila euro. Per l’83.4% di chi ha chiesto un finanziamento, la pratica si è già conclusa. Per il 14.5% (48) degli intervistati però sono aumentati i tempi di concessione del credito bancario.
Si aggrava il problema dei ritardi di pagamento: il 34.5% (114) delle imprese intervistate dichiara un aumento dei tempi di incasso da parte di altre aziende, invariati per il 49% (162) delle imprese.

Focus nuove tecnologie

Si attestano al 14.5% le imprese che investono (48) e gli investimenti riguardano per il 95.8% (ben 46 imprese) le tecnologie digitali e l’innovazione di processo. Inoltre, il 10% delle imprese (34) pensa di investire in formazione sulle tecnologie digitali nel II semestre 2020. Il coronavirus quindi ha spinto alla digitalizzazione: nel corso dell’emergenza sanitaria le micro e piccole imprese hanno significativamente aumentato l’uso del canale digitale per relazionarsi con clienti e fornitori.
Il 51% delle aziende (169) ha più di un pc in azienda e praticamente la totalità dei pc utilizzati sono collegati ad Internet. Il 55.5% delle imprese (183) dichiara di utilizzare una connessione a banda larga, ma il 52.7% (174) delle imprese dichiara di non utilizzare affatto i social media per la propria attività professionale.

L’utilizzo dei cani social per la propria attività

Sono comunque il 40.6% (134) quelle che utilizzano Facebook e il 22% (74) Instagram. Nel I semestre 2020 il 13.9% (46) delle aziende dichiara di aver aumentato l’utilizzo dei social, per l’809% (267) è rimasto invariato. Nel I semestre il 20.6% (68) delle imprese ha utilizzato video call o webinar per rapportarsi con i clienti. Nel I semestre 2020 il 46.6% (154) delle imprese ha fatto acquisti online: per il 39.6% (61) di prodotti hi tech, per l’11.8% (39) di alimentari o comunque spesa a domicilio, per l’8.8% (29) di abbigliamento e calzature. Solo il 12.4% (41) delle imprese ha un sito ecommerce, ma ben il 60% (198) delle imprese dichiara di essere consapevole che nei prossimi anni sarà fondamentale averlo e usarlo bene.
Eventi




Intervista TGR Piemonte, 27 aprile 2020, Presidente CNA Torino Nicola Scarlatelli sulla decisione di posticipare ulteriormente la riapertura di parrucchieri e centri estetici
          

         

CNA - Associazione della Città Metropolitana di Torino - Via Millio 26 10141 Torino (To) - Italia
Tel. +39.011.1967.2111 - Fax +39.011.1967.2194 - 2192 - 2251 - P. Iva 06611450013 Cod. Fiscale 80082230014
Informativa Privacy CNA Torino - Informativa Legge 124/2017